Anche gli indigeni dell’Amazzonia a rischio di estinzione per la fame di materie prime

di Alessia del 24 Maggio 2012

Le popolazioni indigene della Terra al giorno d’oggi combattono strenuamente per sopravvivere sotto la spinta divorante e cieca della industrializzazione e dell’approvvigionamento di materie prime. Le loro terre scompaiono rapidamente distrutte dalle ruspe che abbattono qualsiasi cosa passi sotto il loro peso.

Anche gli indigeni dell’Amazzonia a rischio di estinzione per la fame di materie prime

L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha stilato da diversi anni un programma che prevede delle linee guida in merito al rispetto dell’isolamento di questi popoli e l’adozione di protezioni speciali per evitare che rischino l’estinzione. Tuttavia questo non ha rappresentato un limite per i malintenzionati.

Il governo peruviano ha difatti rivalutato lo sfruttamento dei giacimenti di gas posti all’interno della Riserva Naturale Nahua-Nanti nella zona sud-orientale del Paese, in cui vivono molte popolazioni tribali. Le operazioni di estrazione del gas naturale fanno parte del progetto Camisea che prende nome proprio dal fiume che scorre in quelle zone. Avviare i lavori implicherà sradicare dalle loro terre intere tribù incontaminate, che non hanno mai avuto contatti con l’uomo della civiltà industriale e che vivono in condizioni simili a quelle dell’uomo preistorico, cibandosi di pesce, raccogliendo frutti nella foresta e coltivando i prodotti della terra, il tutto con tecniche rurali e semplici. Secondo una ricerca condotta da Surivival International si stima che in quella Riserva vivano ben 15 tribù.

L’estrazione del gas naturale produrrà ripercussioni negative anche a livello ambientale, dalla contaminazione delle riserve di acqua potabile alla distruzione degli ecosistemi del territorio. Non dimentichiamo l’estremo valore della foresta amazzonica, il nostro polmone verde.

La storia comunque non è nuova, perché già anni fa i giganti del gas erano venuti a contatto con altre tribù, causando numerose morti legate alla diffusione di malattie del tutto nuove per i sistemi immunitari di queste popolazioni. I sopravvissuti sono stati costretti ad abbandonare i loro luoghi d’origine, per adattarsi a modi di vivere completamente nuovi e “alieni” per la loro cultura frugale.

Quanto è giusto che l’uomo distrugga la vita di una foresta e dei suoi abitanti pur di accaparrarsi quelle materie prime che a breve scompariranno del tutto? Abbiamo davvero diritto di fare ciò? Civiltà oggi dovrebbe voler dire non solo sapere rispettare e tutelare queste popolazioni, ma anche imparare qualcosa dal sacro rispetto che questi provano per la Terra.

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