Ancora su Google ed energie rinnovabili

di Roberta Razzano del 20 ottobre 2011

Della visione e della strategia di Google nel campo delle energie rinnovabili oltre che dei suoi notevoli consumi energetici (pari a quelli di una città di 200mila abitanti) abbiamo parlato più volte in passato.

Lo scenario in cui si trova ad agire a Google, come ogni altra impresa con una bolletta energetica importante, è noto a tutti:

  • le fonti energetiche alternative sono necessarie e questo è un fatto di cui sempre più persone e più paesi sono consapevoli;
  • più di un quarto dell’anidride carbonica, che rischia di distruggere il pianeta, viene dalla produzione di elettricità delle centrali in funzione nel mondo da più di vent’anni
  • la richiesta di energia nel prossimo ventennio non farà che aumentare.

La necessità di chiudere queste centrali e costruirne di nuove, con tecnologie che diminuiscano esponenzialmente l’emissione di gas serra, è evidente, così com’è evidente l’assoluta necessità di produrre energia elettrica attraverso fonti alternative al petrolio ed al carbone.

Non basta l’allarmismo di scienziati ed esperti del settore, fino ad oggi non sono stati sufficienti gli studi clinici sull’aumento di malattie polmonari o dei pericolosi cancri della pelle, ne gli straordinari cambiamenti climatici che hanno colpito il pianeta, c’è solo una cosa che permetterà all’animale umano di modificare il proprio stile di vita e le proprie scelte: il profitto.

Può sembrare ironico ma se è così siamo salvi!
Gli ultimi dati dimostrano, infatti, che investire nelle fonti energetiche alternative conviene!
Gli esempi da citare sono diversi: il maggiore produttore mondiale di turbine a vento ha raddoppiato, nell’ultimo anno, la sua capitalizzazione ed oggi vale in Borsa più o meno 10 miliardi di euro.
Una delle più grandi compagnia di assicurazioni, la tedesca Allianz, ha calcolato che nel 2005 sono stati investiti, in impianti ad energia rinnovabile, 45 miliardi di euro che, nel 2020, diventeranno 250miliardi, cinque volte di più.
I soldi intorno alle energie alternative iniziano a muoversi vorticosamente ed il segnale più evidente lo da il fatto che anche la Silicon Valley ha iniziato a muoversi.

Un gran fermento di tecnici e  creativi informatici, si stanno muovendo a cercare opportunità e lavoro nelle nuove aziende del cleantech, la tecnologia ambientale, un campo innovativo ancora libero da gerarchie e per questo conquistabile dai pionieri della new economy.

Anche Google, come noto, ha deciso di contribuire in maniera sostanziale all’incremento dell’utilizzo di fonti di energia rinnovabile nell’ambito del privato, creando un fondo di ben 280 milioni di Dollari per SolarCity, una società specializzata nel leasing di impianti solari .

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Questo non è il primo investimento in energia verde per Google che in totale ha già sborsato 650 milioni di dollari per progetti simili.

L’idea di base è di venire incontro alle esigenze del cittadino che non dovrà sostenere spese per l’installazione e neanche per il mantenimento dell’impianto.
L’unica spesa da sostenere riguarderà la richiesta di energia, e la cifra sarà più o meno la stessa che pagano attualmente per la corrente elettrica; questo permetterà di abbattere  i pesanti costi iniziali che ancora impediscono la diffusione dell’energia solare.

C’è da credere che Larry Page e Sergei Brin, gli ideatori di Google, non facciano tutto per altruistica filantropia, ci saranno, infatti, vantaggi sostanziali anche per loro: prima di tutto Google riceverà dal governo un credito del 30% del costo del progetto ed inoltre  la SolarCity pagherà gli interessi al per l’utilizzo del fondo.

L’idea iniziale è quella di costruire 10mila impianti solari in diversi stati americani, ma il progetto più ampio prevede che, fiutato l’affare, anche altre società importanti inizino ad investire nelle energie rinnovabili permettendone la crescita sul mercato mondiale.

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