Notizie

Animali più piccoli per colpa del riscaldamento globale! sarà vero?

Una curiosa e sconcertante notizia si sta diffondendo in questi giorni, allarmando zoologi e ambientalisti perchè potremmo trovarci di fronte ad una delle tante conseguenze indotte dal riscaldamento globale.

Animali più piccoli per colpa del riscaldamento globale! sarà vero?

Uno studio pubblicato sulla rivista Nature Climate Change e condotto dai ricercatori David Bickf e Jennifer Sheridan, sembra riscontrare una progressiva diminuzione di taglia degli animali a sangue caldo e sangue freddo e una diminuzione delle misure di varie specie vegetali.

Attraverso l’analisi dei reperti fossili, si è notato che su 85 specie vegetali ed animali ben 38 sono andate incontro ad una riduzione delle loro dimensioni. Secondo i ricercatori la spiegazione risiederebbe nella regola di Bergmann, che pone in una relazione inversamente proporzionale massa corporea e temperatura ambientale: dunque maggiori saranno le temperature e minori saranno le dimensioni.

Questo fenomeno si è verificato già 50 milioni di anni fa e adesso sembra si stia riproponendo.Per citare alcuni esempi lampanti, un tipo di pecora scozzese si è rimpicciolita del 5% rispetto al 1985, così come sta accadendo agli orsi polari, alcune specie di uccelli, rane, rospi, scoiattoli della California.

Le conseguenze a lungo termine non sono da sottovalutare, perchè il fenomeno sarà più evidente dove ci sono alte temperature e dove il progressivo innalzamento del clima sta già contribuendo al dilagare della siccità, mettendo a rischio la continuità della vita stessa per alcune specie.

Tuttavia dal coro si levano anche pareri contrari, come quello del zoologo Yoram Yom-Tov, che ritiene si tratti di una forma di adattamento ai mutamenti climatici volta alla sopravvivenza. Con un corpo più piccolo si può disperdere maggiormente il calore per far fronte al caldo, così come all’inverso in Alaska alcuni roditori avevano aumentato il loro peso. L’aumento delle temperature durante la stagione invernale aveva difatti contribuito a prolungare il periodo di procacciamento del cibo, per cui un ispessimento della massa corporea avrebbe consentito di  incamerarne maggiori quantità.

Crediamo dunque che sia opportuno mantenere ancora un atteggiamento critico nell’appoggiare a pieno questi studi, in attesa che ulteriori approfondimenti possano confermare o meno la tesi iniziale. Dal canto nostro non ci resta che sperare che l‘ipotesi resti tale e non diventi una triste verità.

Articoli correlati:

Alessia

Nata in Abruzzo nel 1982, si trasferisce a Roma per conseguire una laurea e un master in psicologia, ma dopo una decina d'anni rientra nel suo piccolo paese ai piedi della Majella, fuggendo dalla vita metropolitana. Attualmente coniuga l'attività di psicologa libero professionista con la passione per la scrittura, un hobby coltivato sin dalle scuole superiori. Collabora con la redazione di Tuttogreen dal 2011, cura un blog personale di taglio psicologico e scrive articoli per un mensile locale. Nel tempo libero ama passeggiare nei boschi e visitare i piccoli borghi, riscoprendo le antiche tradizioni d'un tempo.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button