Artico, non solo scioglimenti. Ci si mette pure l’acidificazione

di Luca Scialò del 13 aprile 2017

Artico doppiamente colpito dall’anidride carbonica. Se fino ad ora pensavamo fosse la principale causa dello scioglimento dei ghiacciai, ora scopriamo che la CO2 sta anche acidificando le acque e quindi i ghiacci dell’Artico. Questo ha pesanti ripercussioni per l’ecosistema locale, in particolare per molluschi e forme di vita marina.

A denunciarlo è lo studio internazionale pubblicato su Nature dal titolo Climate Change, a cui hanno collaborato università e istituti di ricerca di Cina, Usa e Svezia. Lo studio ha evidenziato come in un quindicennio  – tra la metà degli anni Novanta e il 2010 – le acque acidificate siano diventate sempre di più: circa 300 miglia nautiche dall’estremità nord-occidentale dell’Alaska fino ad appena sotto il Polo Nord.

Ma non si tratta solo di estensione in superficie, anche in profondità.

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Andando dai circa 100 metri ai 250 metri. L’Artico è soggetto all’acidificazione delle acque due volte più veloce rispetto a quella osservata negli oceani Pacifico e Atlantico.

I più danneggiati sono vongole, cozze e piccole lumache di mare, che potrebbero perdere i loro gusci, costituiti da carbonato di calcio. Questa sostanza si scioglie in un ambiente acido.

Ma il vero pericolo sta nella catena alimentare. Questi esseri viventi sono l’alimentazione principale di altri animali marini, come salmoni e aringhe. La scomparsa degli animali posti all’inizio della catena ha ripercussioni su tantissimi altri, portando al declino dell’intero ecosistema marino.

Ma, come noto, l’acidificazione è solo una delle tante minacce nei confronti degli oceani, insieme a surriscaldamento globale e inquinamento.

Non a caso, l’ONU ha di recente lanciato la campagna #CleanSeas contro la piaga della la plastica nei mari. La presenza di rifiuti plastici frammentati dal moto ondoso in migliaia di piccolissimi frammenti, sta uccidendo tanti animali marini che li ingeriscono.

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