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Aziende green: le imprese italiane che ce l’hanno fatta

Ci si straccia spesso le vesti quando si evidenzia il ritardo italiano sulla partita delle fonti di energia rinnovabili: un ritardo culturale, istituzionale, e tecnologico diffuso rispetto alle realtà europee più all’avanguardia.

Aziende green: le imprese italiane che ce l’hanno fatta

Eppure anche in Italia le imprese che hanno capito che il green business è il business del futuro non mancano: come spesso capita nel nostro paese, è la realtà imprenditoriale fatta di piccole e medie imprese quello che sembra adattarsi più rapidamente ai cambiamenti e raccogliere le nuove sfide, come quella della Green economy.

E’ il caso della Pramac, società di Casole d’Elsa (SI) quotata in Borsa, che rilasciato quest’anno un modello di microturbine eoliche disegnate da Philippe Starck, aprendosi sostanzialmente un nuovo mercato, quello del mini-ecolico da giardino.
O della Enervolt, piccola impresa del Nord-Est, attiva da pochi anni, ma interamente volata allo sviluppo di nuove tecnologie green: il suo prodotto di punta è la turbina ad asse verticale, un prodotto innovativo che riduce l’impatto ambientale e la rumorosità con cui la Enervolt si è inserita con successo nel mercato dell’eolico.
Altra impresa che ha fatto parlare di sè negli ultimi mesi è Kerself, quotata in Borsa dal 2006 nel segmento STAR, una impresa italiana specialista in system integration di impianti fotovoltaici e campi solari di qualsiasi dimensione sia per privati che per aziende.

Ma essere green non è prerogativa esclusiva di nuove realtà imprenditoriali: anche aziende della cosiddetta old economy stanno costruendosi un vantaggio competitivo riconvertendosi alla Green economy.
Per esempio Kerakoll, azienda di prodotti per l’edilizia, ha un catalogo con quasi duemila prodotti classificati in funzione del loro impatto ecologico, prodotti ovviamente concepiti per sprecare il minimo di risorse, energia e materie prime, in fase di produzione, e per essere il più possibile riciclabili a fine utilizzo.

La strada da fare rimane ancora molta, ma in attesa che anche i colossi della produzione e della distribuzione imbocchino con decisione la strada della riconversione green come già successo in altri paese (basti pensare all’emblematico caso WalMart in U.S.A., dove il gigante della distribuzione ha imposto una serie di requisiti di sostenibilità per potere accedere ai propri scaffali), la sfida è stata raccolta da tanti imprenditori italiani coraggiosi e lungimiranti.

Sta anche a noi consumatori aiutarli, adesso, premiando le loro scelte.

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