Bambù in edilizia sostenibile: dalle strutture portanti alle facciate, ecco cosa si può costruire davvero
Non solo pavimenti e arredi, ma anche progetti nel mondo e in Italia: per pilastri, travi, coperture e grandi strutture. Ma per durare deve essere selezionato, essiccato, trattato e protetto dall'acqua.

Quando pensiamo al bambù immaginiamo spesso una pianta ornamentale oppure mobili e piccoli oggetti per la casa. In realtà questo materiale sta diventando uno dei protagonisti più interessanti dell’architettura sostenibile. Esistono ormai scuole, abitazioni, padiglioni, palestre e ponti nei quali il bambù non ha una semplice funzione decorativa, ma diventa un vero elemento strutturale.

Il motivo è semplice: è leggero, resistente, flessibile e soprattutto deriva da una pianta capace di rigenerarsi molto più rapidamente rispetto agli alberi utilizzati normalmente per produrre legname. Ma c’è una condizione fondamentale: il bambù utilizzato in edilizia non può essere semplicemente tagliato e messo in opera. Deve essere scelto, essiccato, protetto dagli insetti e progettato in modo da evitare il più possibile il contatto prolungato con acqua e umidità.
Sommario
- Dove viene utilizzato il bambù negli edifici
- Il bambù può diventare davvero una struttura portante
- Le coperture sono una delle applicazioni più spettacolari
- Una palestra in bambù progettata per durare almeno 50 anni
- Il grande nemico del bambù è l’acqua
- Come viene trattato prima di essere utilizzato
- Quanto dura realmente una costruzione in bambù
- Non solo strutture: pavimenti e rivestimenti
- Perché il bambù può essere considerato un materiale green
- Le architetture in bambù più interessanti nel mondo
- E in Italia si potrebbe costruire una casa strutturale in bambù?
- Il vero futuro potrebbe essere il bambù ingegnerizzato
Dove viene utilizzato il bambù negli edifici
Le possibilità sono molto più numerose di quanto si possa immaginare.
Il bambù può essere impiegato direttamente sotto forma di culmi, cioè le caratteristiche canne cave, oppure trasformato industrialmente in pannelli, elementi lamellari e prodotti ingegnerizzati.
Negli edifici può quindi essere utilizzato per:
- pilastri e colonne
- travi
- capriate e grandi coperture
- strutture reticolari
- pergolati e pensiline
- pareti leggere
- facciate e schermature solari
- controsoffitti
- rivestimenti interni
- pavimenti
- scale
- parapetti
- arredi fissi
Sono due mondi in parte differenti.
Da una parte troviamo il bambù naturale utilizzato strutturalmente, particolarmente diffuso nell’architettura asiatica e sudamericana.
Dall’altra ci sono i prodotti di bambù ingegnerizzato, nei quali il materiale viene tagliato, pressato o incollato per ottenere elementi dalle caratteristiche più uniformi, utilizzabili per pavimenti, pannelli e, sempre più spesso, elementi strutturali.
Nel 2024 è stata pubblicata anche la norma internazionale ISO 7567 dedicata proprio alle specifiche dei componenti strutturali in bambù lamellare incollato.
La principale sfida è la certificazione dei prodotti in bambù, che spesso non seguono standard europei consolidati.
Il bambù può diventare davvero una struttura portante
Sì. Ed è probabilmente l’aspetto più sorprendente.
I culmi hanno una struttura naturale particolarmente efficiente: sono cavi all’interno e le fibre resistenti si concentrano soprattutto verso la parte esterna.
Questo permette di ottenere elementi relativamente leggeri con buone prestazioni meccaniche.
Non significa però che una canna di bambù possa sostituire automaticamente una trave in legno o in acciaio.
Specie, età della pianta, diametro, spessore della parete, umidità e presenza di difetti modificano notevolmente le caratteristiche del materiale. Per questo la progettazione strutturale deve essere accompagnata da classificazione e verifiche specifiche.
Esiste una norma internazionale dedicata: la ISO 22156:2021, che stabilisce criteri per la progettazione delle strutture realizzate con culmi di bambù e affronta anche resistenza, stabilità, collegamenti e durabilità.
Le coperture sono una delle applicazioni più spettacolari
È proprio nelle grandi coperture che le caratteristiche del bambù diventano particolarmente evidenti.
Combinando più culmi possono essere costruiti archi, travi reticolari e superfici curve capaci di coprire spazi considerevoli utilizzando relativamente poco materiale.
Un esempio è The Arc, realizzato nel campus della Green School di Bali.
La struttura, completata nel 2021, utilizza grandi archi in bambù collegati attraverso superfici reticolari curve. Gli archi raggiungono circa 19 metri di luce libera e l’intero edificio copre circa 760 metri quadrati.
È una dimostrazione particolarmente efficace di quanto il bambù possa andare oltre il semplice rivestimento estetico.
Una palestra in bambù progettata per durare almeno 50 anni
Un altro progetto significativo si trova in Thailandia.
La palestra della Panyaden International School, progettata da Chiangmai Life Construction, è una struttura di 782 metri quadrati realizzata attraverso grandi capriate prefabbricate in bambù.
Le strutture raggiungono luci superiori a 17 metri e sono state progettate tenendo conto anche delle sollecitazioni dovute a vento e terremoti.
Il bambù utilizzato è stato selezionato in base all’età e trattato con sali di borace. Secondo i progettisti, la struttura è stata concepita per una durata di almeno 50 anni.
Questo dato, però, non deve essere interpretato come una durata standard di qualsiasi costruzione in bambù: la vita dell’edificio dipende enormemente da specie utilizzata, trattamento, clima, dettagli costruttivi e manutenzione.
Il grande nemico del bambù è l’acqua
Uno degli errori più frequenti è pensare che, essendo una pianta resistente in natura, il bambù possa essere utilizzato in edilizia senza particolari precauzioni. Non è così.
Una volta tagliato, il materiale contiene sostanze organiche che possono renderlo vulnerabile a funghi e insetti xilofagi. L’umidità persistente accelera ulteriormente il deterioramento. Per questo una costruzione in bambù ben progettata segue una regola molto semplice: tenerlo asciutto.
Le estremità dei pilastri, per esempio, non dovrebbero essere lasciate direttamente a contatto con il terreno. Le coperture possono avere sporti pronunciati per proteggere le strutture dalla pioggia e i dettagli costruttivi devono evitare punti nei quali l’acqua possa ristagnare.
È un principio simile a quello utilizzato per aumentare la durata delle strutture in legno.
Come viene trattato prima di essere utilizzato
Il trattamento dipende dalla specie, dall’utilizzo e dalle condizioni climatiche, ma il processo comprende generalmente diverse fasi. Dopo il taglio, i culmi vengono selezionati e lasciati essiccare in condizioni controllate per ridurne l’umidità.
È poi possibile effettuare trattamenti contro insetti e organismi biologici. Uno dei sistemi utilizzati nell’architettura contemporanea in bambù prevede l’impiego di sali di boro, come borace e composti a base di acido borico. Nel progetto della Panyaden International School, per esempio, i progettisti dichiarano esplicitamente l’utilizzo di un trattamento a base di borace.
Successivamente il materiale può ricevere finiture superficiali protettive, soprattutto quando rimane esposto agli agenti atmosferici.
Ma il trattamento chimico da solo non basta: la durabilità dipende prima di tutto dalla progettazione dell’edificio.
Quanto dura realmente una costruzione in bambù
Non esiste un numero valido per tutte le costruzioni. Un bambù non trattato, continuamente esposto alla pioggia o a contatto con il terreno può deteriorarsi rapidamente. Un elemento correttamente selezionato, trattato e soprattutto mantenuto asciutto può invece durare per decenni.
La stessa ISO 22156 dedica una parte specifica alla durabilità e introduce aspetti legati alle condizioni di servizio, alla manutenzione, alla possibilità di ispezionare gli elementi e alla loro eventuale sostituzione.
Per questo è più corretto considerare la durata come il risultato di quattro fattori: qualità del bambù + trattamento + progettazione contro l’umidità + manutenzione.
Non solo strutture: pavimenti e rivestimenti
In Europa è probabilmente questo il settore nel quale il bambù è già più facilmente utilizzabile. Il materiale viene trasformato in listoni, pannelli e superfici attraverso processi di taglio, laminazione e pressatura.
Si ottengono così:
- parquet e pavimenti
- rivestimenti murali
- pannelli decorativi
- controsoffitti
- facciate ventilate e schermature
- gradini e scale
- piani e superfici per l’arredamento
La stessa Unione Europea include specificamente i rivestimenti per pavimenti a base di bambù tra le categorie che possono rientrare nei criteri EU Ecolabel previsti per pavimentazioni in legno, sughero e bambù.
Anche in questo caso, però, la sostenibilità dipende dal prodotto concreto: origine della materia prima, collanti utilizzati, trattamenti, durata e distanza di trasporto possono modificare significativamente il suo impatto ambientale.
Perché il bambù può essere considerato un materiale green
Il vantaggio principale parte dalla pianta. Il bambù non è un albero ma una graminacea perenne. Dopo il taglio il sistema di rizomi rimane nel terreno e può produrre nuovi culmi, senza dover necessariamente ripiantare ogni volta la coltivazione. Molte specie utilizzabili commercialmente raggiungono inoltre la maturità in pochi anni.
Questo permette di produrre biomassa molto rapidamente rispetto ai tempi necessari per ottenere legname da numerose specie arboree.
Durante la crescita, come tutte le piante, il bambù assorbe inoltre CO2 attraverso la fotosintesi e una parte del carbonio rimane immagazzinata nel materiale finché questo viene mantenuto all’interno del prodotto.
Ma definirlo automaticamente a impatto zero sarebbe sbagliato. Bisogna considerare l’intero ciclo di vita: coltivazione, lavorazione, essiccazione, trattamenti, eventuali collanti, trasporto e durata del prodotto. Un bambù coltivato vicino al luogo di utilizzo e impiegato per decenni può avere un profilo ambientale molto diverso da un prodotto fortemente trasformato e trasportato per migliaia di chilometri.
Le architetture in bambù più interessanti nel mondo
Bali è diventata uno dei principali laboratori internazionali di questo tipo di architettura.
Nel campus della Green School, il bambù è stato utilizzato per aule, uffici, spazi comuni, strutture sportive e ponti. Il celebre Heart of School, per esempio, si sviluppa su tre livelli ed è sostenuto da grandi torri realizzate in bambù.
Sempre all’interno della Green School si trova il Millennium Bridge, un ponte coperto in bambù con una campata di circa 23 metri.
Nel 2023 lo studio IBUKU ha completato a Ubud anche Lumi Shala, uno spazio dedicato a yoga e meditazione nel quale archi composti da fasci di bambù permettono di raggiungere una luce libera di circa 21 metri.
Progetti di questo tipo mostrano come la combinazione tra tecniche artigianali tradizionali, calcolo strutturale moderno e nuovi sistemi di collegamento abbia ampliato enormemente le possibilità del materiale.
E in Italia si potrebbe costruire una casa strutturale in bambù?
È una questione più complessa.
Le Norme Tecniche per le Costruzioni italiane non contengono attualmente un capitolo specificamente dedicato alle strutture in bambù analogo a quelli previsti per acciaio, calcestruzzo, muratura e legno. Esiste però la ISO 22156 dedicata alla progettazione delle strutture in bambù.
Uno studio pubblicato nel 2022 ha persino riprogettato per Bologna una piccola abitazione originariamente costruita in Costa Rica, ipotizzando l’utilizzo di bambù Moso coltivato in Italia e verificandone la progettazione nel contesto delle NTC italiane insieme agli standard internazionali sul bambù.
Per i prodotti strutturali innovativi che non rientrano nelle categorie normalmente previste dalla normativa, le NTC stabiliscono inoltre specifiche procedure di identificazione e qualificazione, che possono comprendere una Valutazione Tecnica Europea o un Certificato di Valutazione Tecnica.
Questo rende oggi molto più semplice utilizzare il bambù in Italia come pavimento, rivestimento, schermatura o elemento non strutturale rispetto alla realizzazione di una casa con struttura primaria interamente costituita da culmi.
Progetti italiani in bambù
In Italia gli esempi più interessanti che ho trovato sono soprattutto padiglioni, installazioni e strutture temporanee, più che edifici permanenti in bambù. Per il tuo articolo ne userei questi 5, perché sono documentati e mostrano impieghi diversi.
- Bamboo Stalactite – Biennale di Architettura, Venezia (2018)
Progettato da VTN Architects / Vo Trong Nghia, era un padiglione di circa 290 m² realizzato interamente in bambù all’Arsenale. La struttura era composta da 11 moduli formati dall’unione di superfici iperboliche; il bambù veniva piegato e legato fino a diventare il vero sistema strutturale dell’opera. È probabilmente l’esempio italiano più forte da citare se vuoi dimostrare che il bambù può essere utilizzato non solo come rivestimento, ma come materiale portante. - Padiglione del Vietnam – Expo Milano 2015
Sempre di VTN Architects, occupava circa 571 m². Il progetto utilizzava ampiamente il bambù e aveva una serie di strutture verticali ispirate ai fiori di loto. In questo caso il bambù partecipava fortemente all’architettura e al rivestimento delle colonne; la costruzione fu eseguita anche con il contributo di artigiani vietnamiti specializzati nel materiale. - Courtyard Village – Palazzo Litta, Milano (2016)
Progettato da Kéré Architecture per il Fuorisalone. Nel cortile di Palazzo Litta furono costruiti tre spazi circolari in pietra sovrastati da una grande copertura sospesa in bambù, pensata per ombreggiare lo spazio pubblico sottostante. È un ottimo esempio da usare nel pezzo per spiegare il bambù come materiale per coperture leggere e schermature solari. - UnSoiled – Orticolario, Villa Erba, Cernobbio (2024)
Progettato dallo UAU Studio di Como, era un padiglione realizzato con bambù per Orticolario. Il progetto utilizzava una sequenza concentrica di canne creando una sorta di boschetto architettonico percorribile. Particolarmente interessante per Tuttogreen: il bambù utilizzato nell’installazione proveniva anche da coltivazioni italiane, secondo la documentazione legata al progetto. - Vanke Pavilion – Expo Milano 2015, Daniel Libeskind
Qui l’impiego era diverso e quindi utile per completare l’articolo. Il padiglione aveva una struttura principale non in bambù, ma all’interno erano presenti strutture/scaffalature in bambù sulle quali erano installati circa 200 schermi; erano presenti anche rivestimenti murali in impiallacciatura di bambù. È quindi un buon esempio del bambù utilizzato come rivestimento e componente per gli interni, piuttosto che come struttura portante.
Il vero futuro potrebbe essere il bambù ingegnerizzato
Ed è forse questo il passaggio più interessante per l’edilizia europea. Trasformando le canne in lamelle, fibre o strisce pressate e incollate è possibile produrre elementi con dimensioni e caratteristiche molto più regolari rispetto al culmo naturale.
Il principio ricorda quello che ha permesso al legno di passare dalla tradizionale trave massiccia al legno lamellare e ai moderni pannelli strutturali.
La pubblicazione dello standard ISO 7567:2024 per il bambù lamellare strutturale mostra quanto questo settore si stia progressivamente industrializzando. Il bambù, quindi, difficilmente sostituirà cemento, acciaio e legno in ogni edificio. Ma tra strutture leggere, grandi coperture, facciate, pavimenti e nuovi materiali ingegnerizzati potrebbe diventare uno dei materiali naturali più interessanti della bioedilizia dei prossimi anni.
E gli spettacolari edifici già realizzati in Asia dimostrano che non si tratta più soltanto di un esperimento.
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Ultimo aggiornamento il 24 Settembre 2026 da Rossella Vignoli
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