Basilicata e Petrolio, una lunga storia ma non a lieto fine

di Luca Scialò del 28 Giugno 2011

La tormentata love story tra Basilicata e Oro nero è iniziata verso la fine degli anni ’80, sebbene le estrazioni si siano intensificate una decina di anni dopo e si fosse a conoscenza dell’esistenza del petrolio nel sottosuolo lucano già un secolo fa.

Basilicata e Petrolio, una lunga storia ma non a lieto fine

Ne parlò qualche anno fa in un’intervista al Corriere della sera Emilio Colombo, personaggio di spicco della Democrazia cristiana di origini potentine: Presidente del Consiglio dal ’70 al ‘72, più volte ministro, presidente del Parlamento Europeo ed oggi senatore a vita dal 2003. E lo ha fatto con toni neorealisti e nostalgici, degni del miglior Giovanni Verga.

Racconta Emilio Colombo che, mentre percorreva a dorso di mulo l’alta Val d’Agri per la campagna elettorale del 1946, i montanari con fare circospetto gli mostrarono una meraviglia nascosta presso Tramutola: una ferita della terra da cui colava un olio scuro. «Anni dopo, quand’ero sottosegretario all’ Agricoltura, me ne ricordai e avvertii Mattei. L’ Agip fece le sue ricerche ma non trovò nulla». Poi i giacimenti furono scoperti e se n’ è parlato poco. Il petrolio fu trovato nel 1988 ed estratto dieci anni dopo.

Soltanto ora però si arriva a seimila metri di profondità, dov’è nascosto il 6% del fabbisogno nazionale, che si vuole portare al 7%. Anzi, i tecnici ritengono che si possa arrivare perfino al 10%. La zona benedetta dall’Oro nero è quella di Viggiano, dove dal ‘ 400 si venera la Madonna patrona della Regione; anch’ella, ironia della sorte, nera.

La zona è oggi compromessa dal punto di vista ecologico, ma anche dal punto di vista socio-economico, giacché l’Eni ha fatto venire meno anche le prospettive che aveva promesso alle comunità locali. Si parlava di Fondazione Mattei per i giovani e un centro per il monitoraggio ambientale ma non hanno ancora deciso il posto. Vorrebbero fare la fondazione a Viggiano e il centro di controllo a Marsiconuovo, lontano dal centro oli ma in effetti sarebbe meglio il contrario.

Val d’Angri è diventata un Parco naturale nel 2007, dai confini “mobili”, che si spostano in caso di scoperta di un pozzo.

Un giorno il petrolio finirà, e i lucani avranno abbandonato i meleti, le piste da sci, gli scavi archeologici di Grumento. Tra l’altro, non c’ è neanche alcun controllo sui barili estratti.

I pozzi di petrolio della Val d’Agri (non a caso ribattezzata Valle dell’Agip) stanno trasformando di fatto Potenza da terra di meleti a un piccolo Texas. Di antiche origini preromane, il capoluogo lucano ha subito tutte le dominazioni della Penisola: quella longobarda, poi quella degli Svevi e degli Angioini. Ha subito anche varie distruzioni, sia a causa dei terremoti sia dei bombardamenti (1943).

Ma tutto questo passa in secondo piano, perché ormai la storia del territorio è drammaticamente legata al petrolio: si muore, ci si ammala, si compromette l’eco-sistema. Anche il Basento ci mette del suo, nel quale si estrae tanto gas, altra risorsa inquinante issata di recente a panacea per il rincaro-bollette dal Ministro Romani.

Sempre nella succitata intervista al Corsera, il senatore a vita Colombo parlò con fierezza e fare romanzato di quando, oltre un secolo fa, accompagnò il Presidente De Gasperi nella “sua” Basilicata, all’epoca autentico presepe vivente e incontaminato, di imparagonabile bellezza: Colombo racconta che De Gasperi rimase commosso dai sassi di Matera.

Chissà se i dati sulla mortalità legati alle estrazioni lo commuoverebbero lo stesso?

 

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