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‘Behind the label’ ovvero come il cotone OGM sia dannoso per la terra ma anche per chi lo lavora

Un’anteprima da non perdere quella che andrà in scena il 27 maggio a Firenze in occasione di Terra Futura che presenterà al pubblico italiano il documentario “Behind the Label” dedicato ai danni provocati all’ambiente e alle persone dalla coltivazione del cotone OGM.

‘Behind the label’ ovvero come il cotone OGM sia dannoso per la terra ma anche per chi lo lavora

Il documentario è frutto del lavoro di un team di ricercatori italiani che hanno indagato sui retroscena della coltivazione della pianta in India (secondo produttore mondiale di cotone) e intervistato agricoltori del luogo ed esperti internazionali come Vandana Shiva, il biologo molecolare Pushba Bhargava o l’ex direttore di Monsanto Jagadisan Tiruvadiper.

L’anteprima mondiale di “Behind the Label” è già stata presentata con successo a Norimberga, mentre per l’Italia è stata scelta la cornice fiorentina per inserire la proiezione nel ricco calendario di appuntamenti di Terra Futura, la mostra-convegno internazionale dedicata alle buone pratiche di sostenibilità ambientale in scena nel capoluogo toscano dal 25 al 27 maggio di cui già parliamo nell’articolo Terra Futura 2012, a Firenze dal 25 al 27 Maggio.

La domanda alla quale il documentario cerca di rispondere è questa: cosa si nasconde dietro la coltivazione delle piante di cotone geneticamente modificate e quali ricadute ha questa pratica sull’ambiente e sulle specie viventi – compresa quella umana – che lo popolano?

La verità è sconcertante e porta a galla una situazione inquietante. Innanzitutto le coltivazioni OGM rappresentano, in India, una delle principali cause di sterilità fra gli agricoltori. Non va meglio agli animali da pascolo, colpiti mortalmente da malattie inspiegabili dopo aver brucato fra i residui di cotone geneticamente modificato.

Dunque, siamo di fronte ad una vera e propria emergenza ambientale e sociale, con terreni sempre più impoveriti, la nascita di nuove specie di parassiti che minacciano l’eco-sistema e un aumento del tasso di suicidi tra i coltivatori – motivato dalla crescita del costo delle sementi e dall’imposizione da parte delle multinazionali di utilizzare quelli geneticamente modificati –  che negli ultimi dieci anni ha fatto registrare 216.000 morti.

E allora, quale futuro per queste popolazioni? C’è una speranza per queste persone e per la loro terra? Il cortometraggio vuole aprire soprattutto uno squarcio nella tragica realtà di questo angolo di mondo che coltiva e rifornisce l’occidente di una merce essenziale a bassissimo prezzo, affinché ci possa essere una alternativa dignitosa a questa assurda ecatombe.

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Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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