Bike sharing: i problemi di Londra

di Vincenzo Minervini del 15 Maggio 2011

Da luglio dell’anno scorso anche Londra , con un po’ di ritardo, offre un servizio di bike sharing cittadino. I primi bilanci, a quasi un anno dal via, sembrano evidenziare alcuni problemi.
L’ ambizioso progetto, fortemente voluto dall’ eccentrico sindaco Boris Johnson e finanziato da una nota banca, Barclays, consta di 400 stazioni di sosta e di 6.000 bici disponibili al pubblico.

Bike sharing: i problemi di Londra

È giunto tardi se si guarda a città come Lione, Parigi o Barcellona,  nelle quali è ormai una realtà perfettamente funzionante ed integrata con i più tradizionali mezzi di trasporto pubblici, o anche le stessa Milano, dove BikeMi è attivo da dicembre 2008 con alterni successi.
Lo scopo del dispositivo è questo: meno auto e mezzi inquinanti, specialmente privati, per un aumento considerevole delle più ecologiche e salutari dueruote da affiancare e combinare con i classici mezzi pubblici londinesi, metro e bus su tutti.

Il ragionamento non farebbe una grinza se ci trovassimo in un mondo ideale, ma così non è.
Uno dei problemi più rilevanti riguarda la difficile reperibilità delle bici nelle stazioni di sosta in particolari zone e ore del giorno. La cosa si verifica specialmente nelle prime ore della mattina nelle postazioni vicine alle stazioni della metro ed a fine giornata nel centro della città. Accade perfino di non trovare bici, a mezzogiorno, nella più grande area di scambio situata accanto alla famosa e trafficata Waterloo station.
Non è poi difficile imbattersi in piazzole con stand colmi di biciclette, che appaiono quasi come dei miraggi nel deserto, per poi scoprire che qualcosa non va nel sistema automatizzato di rilascio dei veicoli.
Tutto ciò è niente se paragonato al disagio più grande che si avverte quando, arrivati a destinazione, ci si imbatte in un’area di sosta piena in ogni ordine di posto.

Cosa fare adesso? L’ ovvia soluzione al problema è cercare una stazione che abbia posti liberi; facile a dirsi ma non a farsi. Una vera e propria impresa se si considera che in alcuni casi bisogna rimanere in sella e girare in tondo anche per più di mezz’ ora, ricordandosi della multa salata che potrebbe attenderci in caso di non restituzione ( “appena”£300).

Tuttavia, è anche vero che il costo per il pubblico risulta essere di gran lunga il più conveniente se rapportato a quello degli altri mezzi della rete locale; un particolare per niente secondario vista l’importanza e l’essenzialità della loro presenza.

In conclusione, il sistema di bike sharing londinese richiede chiaramente qualche modifica, essenziale affinché il servizio si dimostri efficace per gli utenti, vantaggioso per l’ambiente e utile all’intera “macchina” dei trasporti della capitale.

Saprà Londra porre un rimedio a questi imprevisti? La risposta arriverà probabilmente nei prossimi mesi.

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