Biocarburanti dalle alghe: nuovi studi sulla Laminaria Digitata

di Roberta Razzano del 13 settembre 2011

La crisi energetica occupa, oramai da decenni, le pagine di cronaca ed economia dei paesi più industrializzati e di quelli in via di sviluppo; l’oro nero è destinato ad essere sempre più agli sgoccioli, guerre ed eterogenee alleanze politiche sono state concertate per accaparrarsi ciò che ne resta, per stivarlo e conservarlo per il futuro.

Nonostante tutto ciò, né il tempo né le tecniche più avanzate consentono all’uomo di riprodurlo nelle quantità di cui ogni paese necessita, così, già da anni, la ricerca scientifica ha puntato sulle energie alternative: gas, fotoelettrico e fotovoltaico, eolico,  etc.

Il reale problema della mancanza di petrolio colpisce soprattutto il nevralgico settore dei trasporti: è stata la  necessità del movimento, quindi, che ha  reso possibile invenzioni straordinarie come le macchine ibride.
Prima a gas, poi elettriche, ad alcool, ad olio di conza, fino al prototipo “miracoloso” dei veicoli ad idrogeno liquido, sembrava fosse tutto fantascienza prima di vedere i progetti realizzati e funzionanti; ciò nonostante la ricerca sui carburanti alternativi non si è mai fermata.

Dall’Inghilterra agli USA, dalla Francia al Canada la nuova sfida è nei biocarburanti, ossia prodotti agricoli (etanolo e biodiesel) derivati dalla fermentazione di  mais, frumento, canna da zucchero e patate che saranno capaci di sostituire la benzina ed il diesel col doppio beneficio di essere riassorbibili e di abbattere del 70% le emissioni di gas serra.
Sarebbe straordinario se solo lo sfruttamento del mais e del frumento per i biocarburanti non rischiasse di metterci tutti alla fame!

La risposta sembra però arrivare dal mare.
Secondo i ricercatori dell’università britannica di Aberystwyth, la Laminaria Digitata, un’alga comune sulle coste del Galles, se raccolta durante il periodo estivo sarebbe una perfetta candidata per la produzione di biocarburante.
Dopo averla studiata con attenzione, hanno infatti scoperto che durante il mese di Luglio queste alghe producono un’alta concentrazione di carboidrati, sostanze fondamentali nel processo di fermentazione dell’etanolo.

Pur considerando che l’utilizzo dei fondali marini non sottrarrebbe spazio alle coltivazioni alimentari, resta comunque da vedere quanto sia “coltivabile” quest’alga e che impatto avrebbe la sua iperproduzione sull’ecosistema oceanico!

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