BioPap ovvero quando la vaschetta “sparisce” in pochi giorni

di Rossella del 11 Settembre 2011

Chi ha poco tempo spesso indulge nella sezione dei cibi ready-made del supermercato così che a casa basteranno pochi minuti in forno e la cena sarà servita. Si possono fare anche delle scorte di piatti già pronti da conservare nel surgelatore e poi, al momento opportuno, si potranno cuocere.

BioPap ovvero quando la vaschetta “sparisce” in pochi giorni

Ma i contenitori di lasagne, cannelloni e vitel tonné dove vanno a finire? Sono smaltibili? E se si, dove li devo mettere, nella plastica o nella differenziata per la carta?

Logo dei contenitori BioPap

Per venire incontro alle esigenze di una larga fetta di consumatori che vogliono anche dalle aziende di largo consumo una certa attenzione all’ambiente, esistono in commercio dei contenitori che si decompongono velocemente e non inquinano l’ambiente.

Certo, non tutti li addottano, perché sono prodotti più costosi di quelli in Tetrapak, plastica e PET ma a ben guardare le caratteristiche delle bio-vaschette sono tali che utilizzarle ne varrebbe veramente la pena!

Un’azienda milanese che s’impegna da sempre sul fronte della sostenibilità ambientale con prodotti di pura cellulosa da foreste controllate è la Cartonspecialist che ha creato il brevetto BioPap per imballi e contenitori alimentari completamente biodegradabili e compostabili.

BioPap sugli 8000 dell’Himalaya

E per fare le cose per bene, BioPap si produce con energie rinnovabili! Si tratta di contenitori da fibre vegetali: pura cellulosa spalmata con una emulsione a base d’acqua per renderla impermeabile ai grassi, senza ricorrere ad alcun accoppiamento o estrusione con materiale plastico.

La materia prima di questi contenitori proviene da foreste finlandesi certificate con il marchio PEFC (Pan European Forest Certification), in cui il numero di alberi abbattuti deve essere sempre maggiore del legname stoccato. Così si assicura la ricrescita delle aree verdi.

Non è stata percorsa volontariamente la strada delle bio-plastiche per non gravare sul prezzo delle risorse alimentari che vengono utilizzate per produrle.

Cartonspecialist nasce dal cartario ma si è evoluta nel settore degli imballi per alimenti controllando tutta la filiera, dall’approvvigionamento delle materie prime alla produzione, dal controllo qualità alla certificazione e alla sua distribuzione.

Le performance

Il magazzino e gli uffici di Cartonspecialist sono costruiti secondo la bio-edilizia

Le performance di BioPap sono incredibili: sopportano le alte temperature fino a 215° e quelle più rigide fino ai 40° e quindi possono essere comodamente messi nel forno o nel microonde e conservati nel frezeer, hanno una certificazione di qualità, sono idonei al compost domestico e si smaltiscono nel sacco della carta.

Le loro caratteristiche eco sono apprezzate anche dall’utenza professional. Basti dire che sono stati utilizzati più volte in alta quota dagli scalatori per le spedizioni oltre gli ottomila e sono presenti in quasi tutti i rifugi oltre i 3.500 mt.

Per capire l’impegno della Cartonspecialist verso l’ambiente il responsabile, Michelangelo Anderlini, mi racconta con quale passione si sia dedicato alla progettazione della sua sede seguendo i criteri della bio-edilizia. Mi elenca le piccole e grandi strategie adottate per avere nell’edificio delle minori escursioni termiche e di umidità nelle diverse stagioni dell’anno così da non dover ricorrere a impianti di condizionamento in estate e avere un basso livello di consumo energetico per riscaldare in inverno.

Se si vuole mangiare a casa ma si è di fretta consideriamo non solo la qualità del cibo pronto ma anche se il suo contenitore sarà buono con la terra!

Altri approfondimenti

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Rosa settembre 11, 2011 @ 5:32 pm

Io vivo a Catania,
francamente la rivoluzione del biodegradabile, compostabile o che dir si voglia è lontana anni luce dal realizzarsi.
I contenitori Bio.pap non li ho mai visti in nessun supermercato e non mi aspetto certi di vederli in una città in cui il livello di sensibilità ambientale e civica in senso lato è davvero scarso.
E vorrei aggiungere una cosa che mi preme dire: dove sta l’innovazione di avere vietato i sacchetti di plastica? Lo dico per tre motivi fondamentali
1) Intanto, credo che in un modo o nell’altro, solo i supermercati si siano adeguati alla normativa e suppongo perchè sono i soggetti maggiormente suscettibili al rischio controlli, mentre i piccoli commercianti stanno letteralmente ignorando l’obbligo di legge e continuano a distribuire i vecchi sacchetti di plastica ( talvolta con la dicitura che mi sembra contraddittoria:” BIODEGRADABILE, MA NON COMPOSTABILE” (!!).
2) anche a volere accogliere come una buona notizia il divieto di sacchetti di plastica…mi pare una presa per i fondelli perchè una seria politica ambientale – che oggi come oggi evidentemente nasce prima di tutto presso i vertici istituzionali della UE e poi, anche se con veramente troppo ritardo, viene recepita dagli stati membri – una seria politica ambientale non mi pare che debba partire dai sacchetti della spesa, quando tutto il resto degli imballaggi segue ancora le regole “tradizionali”….Si pensi alle vaschette in cui viene imballata la carne!!! quei contenitori come si possono smaltire? qualcuno se lo chiede, eppure “la gente” continua ad infischiarsene, tanto l’ambiente non è affar suo (!).
Insomma, ben vengano i sacchetti bio-compostbili, purchè nel contesto di una politica veramente indirizzata all’obiettivo rifiuti-zero.
3) Inoltre c’è da dire che manca anche una risposta tempestiva delle Istituzioni locali ( mi riferisco nello specifico alla città di Catania) ai cambiamenti di legislazione, oltre al fatto che gli organi deputati a dirigere, organizzare e gestire il sistema di smaltimento dei rifiuti hanno completamente omesso di informare gli utenti sul sistema di raccolta differenziata che di fatto viene abbandonata, purtroppo, alla libera iniziativa e buona volontà dei – molti o pochi non so- cittadini. Insomma c’è veramnte poca collaborazione e una mancanza di dialogo che inizia da noi cittadini e si riversa, poi, nei centri di decisione politica. Il tutto si risolve in una veramente desolante indifferenza collettiva. E questo mi pare, olte che triste, inaccettabile per gli esborsi di denaro che un adeguamento alla legislazione ambientale necessariamente comporta per lo Stato e per gli enti territoriali.
Rosa Arena

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