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Vuoto a rendere, perché in Italia non decolla?

Torna ad accendersi in Italia il dibattito sulla gestione degli imballaggi e più precisamente sul tema del ‘vuoto a rendere’ e sul perché, nel nostro paese, questa opportunità non sia ancora stata colta. La maggior parte dei materiali, infatti, finiscono in discarica pur essendo perfettamente riutilizzabili e ciò comporta un danno economico e ambientale non indifferente. In questi ultimi mesi la questione ha tenuto banco anche in sede ministeriale, ma la strada verso una normativa condivisa e adeguata alle esigenze del mercato e degli operatori del settore sembra essere ancora lontana.

Vuoto a rendere, perché in Italia non decolla?

Eppure un sistema di recupero efficiente, se applicato a tutti i livelli della filiera, produrrebbe  un sgravio economico notevole andando a incidere positivamente sui costi degli imballi ottenuti da attività di recupero; parallelamente indurrebbe i consumatori a mantenere comportamenti più virtuosi e sgraverebbe la collettività e l’ambiente di un’enorme quantità di rifiuti, il che vorrebbe dire meno emissioni, discariche più sgombre e risparmio di materie prime.

In Germania il 50% dei 32 miliardi di contenitori per bevande è venduta in bottiglie di vetro riciclabili (88% nel caso della birra). Perché mai l’Italia non può seguire la stessa strada? Il caso tedesco è stato più volte citato come esempio di un sistema virtuoso che potrebbe essere emulato anche nel nostro paese: i produttori pagherebbero una cauzione di 20/25 centesimi per ogni bottiglia immessa sul mercato per poi rivalersi sul soggetto acquirente e, per finire, sul consumatore finale; quest’ultimo, restituendo l’imballaggio, riavrebbe indietro il deposito cauzionale o un titolo d’acquisto proporzionale al vuoto reso al venditore al dettaglio. La proposta ha generato molte perplessità, ma ha anche incontrato l’appoggio di Legambiente, Federambiente e alcune associazioni di categoria che si dicono pronte ad rendere operativo il provvedimento.

Tra le solite, interminabili discussioni parlamentari, speriamo soltanto che i vertici del governo individuino una linea d’azione che metta d’accordo tutti per far sì che questa grande opportunità non si trasformi, come spesso accade, nell’ennesimo problema.

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Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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