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Caccia nelle aree naturali protette: turismo venatorio?

Riceviamo da Tiziano de Santis e pubblichiamo volentieri questo interessante approfondimento sulla proposta di legge della Regione Piemonte di aprire alla Caccia nelle aree protette per incentivare il turismo venatorio….

Caccia nelle aree naturali protette: turismo venatorio?

“L’attività venatoria nelle aree naturali protette

In materia di caccia all’interno di aree protette si riscontrano, soprattutto in ambito locale, forti pressioni per la modifica in senso maggiormente permissivo della normativa vigente. Si veda a tal proposito la proposta di riforma della legge regionale sulla caccia della regione Piemonte, che potrebbe aprire al turismo venatorio.

Tale proposta di legge prevede che nelle aree protette, gli ungulati considerati in soprannumero (caprioli, cervi, cinghiali, daini, ecc) potranno essere uccisi dai cacciatori, anche provenienti da altre regioni, purchè paghino un ticket, che andrà ad aumentare le entrate degli ambiti territoriali di caccia. Tra le novità previste dalla legge vi sarebbe anche la realizzazione di “recinti di caccia” per l’addestramento dei cani. In tali aree, opportunamente recintate, sarebbe permesso l’addestramento, l’allenamento e le prove dei cani da seguita su cinghiali con facoltà di sparo.

Attualmente, la legge quadro sulle aree naturali protette vieta all’interno dei parchi, tutte quelle attività e quelle opere che possono compromettere la salvaguardia del paesaggio e degli ambienti naturali tutelati con particolare riguardo alla flora e alla fauna protette ed ai rispettivi habitat.

In particolare la legge vieta l’introduzione, da parte di privati, di armi, esplosivi e qualsiasi mezzo distruttivo o di cattura, se non autorizzati, prevedendo, infine, sanzioni penali in caso di violazione degli obblighi previsti dalla norma in esame.

La nozione di area protetta risulta essere molto ampia in quanto, come è stato stabilito dalla giurisprudenza, essa ricomprende: i parchi nazionali, parchi naturali interregionali e regionali, le riserve naturali statali e regionali, le aree protette marine, le zone umide di importanza internazionale, le zone di protezione speciale degli uccelli, le zone speciali di conservazione degli habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche.

La legge in vigore, obbliga anche i residenti all’interno di tale aree di munirsi della prescritta autorizzazione, da richiedersi all’Ente gestore dell’area naturale protetta, per l’introduzione o il trasporto delle armi anche scariche ed in custodia. Sul punto la giurisprudenza prescrive che ai fini della configurabilità del reato contravvenzionale previsto dalla normativa in vigore, è sufficiente la constatata presenza del privato, senza la prescritta autorizzazione, all’interno di un’area protetta e in possesso di arma e munizioni a prescindere dalla flagranza dell’attività venatoria o dell’atteggiamento della caccia, in quanto il relativo divieto è lo strumento prescelto dal legislatore  per la salvaguardia integrale della fauna protetta del parco.

In tale quadro normativo si inserisce la recente sentenza del TAR Fiuli Venezia Giulia n. 500/10, la quale ha precisato la conoscenza del perimetro di un’area protetta deve presumersi avendo avuto i confini del Parco la necessaria, e sufficiente, pubblicità legale. D’altro canto, prosegue la sentenza, tale conoscibilità deve comunque ritenersi sussistente per il soggetto che, risiedendo in loco, deve comunque essere a conoscenza delle limitazioni all’esercizio lecito della caccia, ivi compreso il divieto di transitare con armi in zone protette” .

Si può in definitiva affermare che il legislatore, al fine di scongiurare qualsiasi pericolo di danno all’ecosistema dell’area protetta, ha vietato l’introduzione di tutti gli oggetti destinati a possibili impieghi incompatibili con la natura dell’area stessa, configurando il reato conseguente al mancato rispetto della normativa in vigore, quale reato di pericolo presunto.”

Ringraziamo Tiziano de Santis per la segnalazione.

La nostra opinione è che si possa incentivare il turismo in bel altri modi che con la caccia che consideriamo non uno sport ma  un’inutile crudeltà.

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