Come la carne deforesta l’Amazzonia

di Luca Scialò del 12 Giugno 2011

Ci siamo già occupati degli effetti nefasti sul nostro Pianeta derivanti dall’alta produzione di carne: in quell’occasione abbiamo elencato sette motivi per considerare dannosa l’eccessiva produzione di carne per l’eco-sistema globale.

Come la carne deforesta l’Amazzonia

Ad essi dobbiamo aggiungerne un altro – segnalatoci da una ricerca svedese pubblicata dall’Environmental Science & Technology – derivante dalla riduzione della foresta amazzonica in Brasile. Ma c’è di più. La deforestazione, raggiunta mediante massicci incendi per fare spazio agli allevamenti, sta provocando una spaventosa emissione di anidride carbonica nell’aria.

Ma passiamo in rassegna i punti salienti della ricerca, che potete visionare integralmente qui: http://pubs.acs.org/doi/pdfplus/10.1021/es103240z

In Brasile la produzione di carne bovina è la principale causa di deforestazione in Amazzonia. Il risultato non è solo l’erosione della preziosa foresta pluviale, ma anche la crescita dell’effetto serra. Quando una foresta ricca di carbonio è data alle fiamme per fare spazio a pascoli o terreni agricoli, vengono rilasciate grandi quantità di anidride carbonica. Si stima che il 60-70 per cento dei terreni disboscati sia poi utilizzato per l’allevamento del bestiame.

Nel corso dell’ultimo decennio, il Brasile si è affermato come il più grande esportatore mondiale di carne bovina. Ma solo una piccola parte della carne esportata proviene da allevamenti situati nelle aree recentemente deforestate dell’Amazzonia, ovvero circa il sei per cento.

Il problema è che questo sei per cento della produzione di carni bovine causa circa 25 volte più emissioni di anidride carbonica prodotte dalla carne bovina nel resto del Brasile. Questo significa che la media di emissioni di anidride carbonica derivanti dalla produzione di carne in Brasile è due volte superiore a quella in Europa “, afferma Sverker Molander, autore della ricerca.

Le emissioni di anidride carbonica legate alla deforestazione sono attualmente responsabili dell’oltre dieci per cento di tutte le emissioni a livello globale. La crescente domanda di mangimi, dei biocarburanti e degli alimenti, soprattutto carne, crea la necessità di ulteriori terreni agricoli, che porta alla deforestazione e le emissioni ancora più massicce.

Il problema fondamentale è che stiamo mangiando una quantità sempre maggiore di carne. Per ogni chilogrammo in più che mangiamo, aumenta il rischio di deforestazione“, ha aggiunto Christel Cederberg, co-autore dello studio. “Si prevede una crescita dell’ottanta per cento del consumo globale di carne entro il 2050, e questa crescita richiederà sempre più pascoli e più soia. A questo si aggiunge una maggiore domanda di terreni per produzione di bioenergia. Le rendite non possono continuare a crescere. Non importa da quale punto di vista si guardano le previsioni: il risultato è sempre un cambiamento dell’uso dei suoli“, conclude Christel Cederberg.

Per quanto concerne il solo Brasile, il ministero dell’Agricoltura brasiliano ha stabilito l’obiettivo di raddoppiare l’esportazione delle carni bovine del paese nei prossimi dieci anni. Allo stesso tempo, è in aumento la domanda globale di biodiesel ed etanolo, che sono prodotti dalla canna da zucchero e dalla soia, nella parte meridionale del paese. Ciò ha portato a un’impennata dei prezzi dei terreni e a una serrata compravendita degli stessi. Molti allevatori infatti vendono i propri terreni ai coltivatori di soia e canna da zucchero, per poi acquistare grandi aree nelle regioni amazzoniche del nord, dove i terreni sono ben più economici.

Ancora una volta, a giocare un ruolo negativo in termini di inquinamento globale, è un Paese in via di sviluppo. Non resta che confidare nella sensibilità di stampo socialista del governo brasiliano, la quale, a dire il vero, in questi anni è apparsa alquanto latitante. Almeno da un punto di vista delle strategie appannaggio dell’ambiente.

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