Conseguenze del gelo di Febbraio: moria di pesci in Adriatico

di Claudio Riccardi del 8 Aprile 2012

Un’insolita e diffusa moria di pesci nell’Alto Adriatico. E’ questo l’ultimo retaggio del freddo eccezionale che nel mese di febbraio ha colpito l’Italia.

Conseguenze del gelo di Febbraio: moria di pesci in Adriatico

La conclusione è arrivata da parte dei ricercatori dell’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale di Chioggia, a seguito di ripetute segnalazioni giunte dai pescatori della cittadina veneta.

Migliaia di canocchie, seppie, scorfani, ghiozzi, mormore e sogliole prive si sono riversate prive di vita sulle spiagge e tra le reti poste in mare, sino a 5 miglia dalla costa. Un fenomeno in realtà diffuso su tutto il versante del nord Adriatico, dal Golfo di Trieste sino a Fano, un litorale che durante le settimane di vento e nevicate ha visto scendere la colonnina del mercurio al di sotto delle medie stagionali, con valori in acqua compresi tra 3 e 5 gradi.

Una condizione sfavorevole per le specie ittiche di fondo, unitamente all’elevata salinità dell’acqua,  effetto del prolungato periodo di siccità sull’area padana.  Secondo quanto osservato anche da altri enti – l’ Istituto di Scienze Marine di Venezia, l’Osservatorio dell’Alto Adriatico dell’Agenzia Regionale per la Prevenzione Ambientale (ARPA) del Friuli Venezia Giulia e l’ARPA-Daphne di Cesenatico – fortunatamente il fenomeno e’ stato relativamente limitato nel tempo e al momento e’ di fatto rientrato, anche per il mutamento delle condizioni meteomarine.

Per ritrovare un accadimento  di entita’ pari a quello del 2012 bisogna riavvolgere il filo del tempo fino al biennio 1928-1929, durante il quale un freddo eccezionale colpi’ la regione Adriatica. In particolare, nell’inverno del 1929 furono osservate estese morie di seppie, sia nel bacino adriatico settentrionale che in quello centrale.

Un fenomeno probabilmente legato al ciclo riproduttivo della seppia, che migra presso le aree costiere a fine inverno per riprodursi, fase in cui la specie risulta vulnerabile agli shock termici.

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