Consultazione UE sui sacchetti biodegradabili

di Vincenzo Minervini del 11 Giugno 2011

Si sa, già mettere d’accordo un paio di teste è impresa ardua, figuriamoci metterne d’accordo ventisette!
Anche per questo motivo la Commissione Europea ha indetto una consultazione pubblica per conoscere pareri ed opinioni dei singoli cittadini, dei vari stati membri, interrogati sul problema dell’uso o del bando integrale dei sacchetti di plastica.

Consultazione UE sui sacchetti biodegradabili

La consultazione cercherà anche suggerimenti sull’opportunità di dare maggiore visibilità agli imballaggi ecologici e sui requisiti indispensabili per la definizione di “biodegradabile”.

La decisione è stata presa dal Commissario Europeo per l’ambiente Janez Potocnik che ha dichiarato: “Cinquant’anni fa le borse di plastica monouso quasi non esistevano, mentre oggi ce ne serviamo per pochi minuti e poi lasciamo che inquinino il nostro ambiente per decenni. Ma gli atteggiamenti sociali stanno mutando ed esiste un diffuso desiderio di cambiamento… Abbiamo bisogno dei pareri del maggior numero possibile di persone…per contribuire a definire la nostra strategia su una questione che sta soffocando il nostro ambiente.”

Le preoccupazioni del commissario sono giustificate dal fatto che non esiste nessuna misura specifica a livello comunitario che stabilisca il da farsi.
Tanto è vero che alcuni stati hanno preso l’iniziativa ed hanno adottato provvedimenti diversi per cercare di ridurre il problema. Tra questi troviamo proprio l’Italia a dare il buon esempio; il nostro paese è stato il primo a promuovere una campagna di messa al bando totale dei sacchetti di plastica, a partire da quest’anno (fino ad esaurimento scorte), a favore di quelli biodegradabili.

Il danno ambientale provocato dal consumo delle buste di plastica è davvero consistente.
Secondo studi specifici, ogni cittadino dell’Unione Europea consuma mediamente 500 sacchetti di plastica in un anno contribuendo così all’accumulo di una mole di rifiuti che supera le 3,5 tonnellate di peso.
La mancanza di una direttiva europea porta inoltre, nella delicata fase dello smaltimento, a non riuscire ad operare una distinzione chiara del prodotto (biodegradabile o compostabile) e quindi sulla sua destinazione finale (decomposizione naturale o in impianti di compostaggio).

Purtroppo i tempi di dissoluzione della plastica sono davvero lunghi ed anche quando ridotta in particelle continua ad inquinare pesantemente.
Si conoscono fin troppo bene le sue conseguenze devastanti sull’ecosistema marino e sulla fauna ittica che lo popola.

Per chi volesse, ecco il link per partecipare alla consultazione on-line, che rimarrà aperta fino al 9 Agosto
(Consultazione sulle opzioni per ridurre l’impiego di sacchetti di plastica e migliorare i requisiti di biodegradabilità): http://ec.europa.eu/yourvoice/consultations/index_it.htm

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alberto baldella luglio 18, 2011 @ 5:14 pm

Per quanto mi riguarda i sacchetti biodegradabili che vengono fabbricati con prodotti della natura non hanno modo di esistere. 1° perchè si rompono immediatamente, 2° perchè non possiamo coltivare il mais e le patate x farne sacchetti con la fame che c’è nel mondo, 3° puzzano e a contatto con gli alimenti (frutta e verdura) boh….
Sono invece favorevole ai sacchetti bio con aggiunta dell’additivo che li fa degradare dopo un po di tempo, sono resistenti, non puzzano, non si usano prodotti in natura.
Saluti e grazie x l’attenzione

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