Consumo consapevole: come il progetto SourceMap vuole favorire la tracciabilità dei prodotti alimentari

di Nico del 18 maggio 2011

Quante sono le volte in cui al negozio o al supermercato controlliamo attentamente l’etichetta del prodotto che stiamo per acquistare? Quasi sempre la nostra scelta avviene in base alla pubblicità o all’abitudine. Eppure in Europa si sta affermando da alcuni anni la richiesta di una nuova normativa per rendere trasparente ed immediata, grazie alla etichettatura, la tracciabilità della merce in vendita. In altri casi, come quello dei vestiti, attualmente ci accontentiamo di un semplice “made in x”, denominazione che ben poco ci dice della “storia” del prodotto; segnala solo il luogo dello stabilimento ultimo di produzione. Una indicazione utile ma non completa.

Consumo consapevole: come il progetto SourceMap vuole favorire la tracciabilità dei prodotti alimentari

Eppure nella società contemporanea comprare può rappresentare un atto di scelta importantissimo; e sempre più persone decidono di acquistare non in base alla semplice convenienza, bensì grazie a parametri sociali più lungimiranti, come il modo di produzione. Proprio per garantire al consumatore il massimo grado informazione possibile sull’orgine di ogni prodotto è nato SourceMap. Questa pagina web rappresenta il primo strumento collettivo con l’obiettivo di informare su tutti i dettagli e la provenienza dei prodotti, basato su principi quali la sostenibilità e la trasparenza.

Il sito è totalmente in inglese, ma propone una interfaccia molto semplice. Una sorta di “wikipedia” che permette di rintracciare ogni passo compiuto dai beni di consumo quotidiani prima di arrivare sui nostri scaffali. Il progetto appartiene a Media Labs, una divisione del prestigioso MIT, il Massachusetts Institute of Technology. Dopo due anni di studio SourceMap è una realtà disponibile in versione beta, permettendoci di conseguire informazioni sopra la provenienza e la catena che circonda le merci. Ma non solo per i consumatori: le stesse imprese possono ricorrere a questo strumento per mostrare la propria filiera di produzione in maniera trasparente ai clienti.

Un esempio lungimirante ci arriva proprio dall’industria dell’abbigliamento, settore spesso sotto accusa per i luoghi di produzione dove non vengono rispettati I diritti dei lavoratori o per la provenienza delle materie prime.
Jennifer Sharpe, studentessa alla Parson The New School of Design, ha infatti utilizzato SourceMap per sviluppare la propria tesi di dottorato: un progetto per ricostruire la complessità dell’industria degli abiti. Grazie a John Patrick, stilista e ideatore della linea di abbigliamento Organic. “Gli ho spiegato il mio lavoro con SourceMap, la mia attenzione alla tracciabilità dei vestiti, e John è stato molto disponibile concedendomi di documentare e tracciare la sua supply chain.”

John Patrick è sempre stato sensibile alle problematiche sociali della moda: definito uno stilista “eco-fashion”, la sua linea Organic si ispira ai principi del riciclaggio e del commercio equo e solidale.
Così, grazie alle informazioni messe a disposizione da Patrick, Sharpe è stata in grado di ricostrure l‘intero percoso di vita delle creazioni di Organic; dalle origini, gli allevamenti di pecore, fino agli stabilimenti di produzione dei maglioni. Un lungo lavoro durato più di un anno, che ha permesso di tracciare tutti i capi della Fall/Winter 2011 Collection di Organic.

Addentrarsi, grazie alla mappa interattiva, nel lavoro di Sharpe è come compiere un viaggio. Un viaggio che ti permette di conoscere la storia di ogni prodotto, e di attribuire ad ogni cosa il suo vero valore. Tutto questo basato sul principio della trasparenza: perchè acquistare deve essere un atto etremamente consapevole.

Il video preparato da Sharpe ci può dare un’idea di questa storia. Così scopriamo che per un maglione di Organic la lana viene dallo stato di New York, il poliestere riciclato da Canton; i due prodotti si incontrano nel distretto tessile di New York, dove danno vita al maglione.

Patrick considera il sito come l’inizio di una rivoluzione manifatturiera: maggiore sarà il numero dei marchi integrati nel sistema, più facile diverrà prendere le distanze da prodotti che siano eticamente “riprovevoli”. “SourceMap è ancora una goccia nell’oceano” ha detto a Ecouterre “un suo sviluppo e allargamento diverrà una reazione globale alle scarsità di ogni genere. “ Alla fine, Patrick si aspetta che SourceMap possa evolversi o essere soppiantato da qualcos’altro, come le FLIP cameras sono state rese obsolete dagli Smartphones. E quando questo succederà, solo le “merci trasparenti” potranno essere prodotte.

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