Consumo del suolo: negli ultimi 15 anni cresciuto in maniera incontrollata in Italia

di Magi del 29 Aprile 2011

Ogni anno, in Italia, vengono consumati circa 500 chilometri quadrati di territorio.
E’ come se, ogni quattro mesi, spuntasse una città uguale all’area urbanizzata del comune di Milano. Nonostante ciò, tante persone rimangono senza casa perché non riescono a sostenere i costi di un mutuo o dell’affitto. Un paradosso preoccupante, al quale Legambiente ha dedicato il suo rapporto annuale, elaborato a cura dell’Istituto di Ricerche Ambiente Italia, in cui vengono riassunti tutti gli indicatori dello stato di salute dell’ambiente nostro paese.

Consumo del suolo: negli ultimi 15 anni cresciuto in maniera incontrollata in Italia

Secondo il rapporto, la stima più attendibile delle superfici urbanizzate, pur sempre prudenziale, è di 2.350.000 ettari. Un’estensione equivalente al territorio di Puglia e Molise, pari al 7,6% del territorio nazionale e a 415 metri quadrati per abitante. Negli ultimi 15 anni, infatti, il consumo di suolo è cresciuto in modo abnorme e incontrollato, tanto che la realtà fisica dell’Italia è ormai composta perlopiù da fenomeni insediativi informi: estese periferie, grappoli disordinati di sobborghi residenziali, blocchi commerciali connessi da arterie stradali. Ma quantificare il fenomeno non è facile, non solo perché le banche dati sono eterogenee e poco aggiornate, ma anche perché la pressione sul territorio è aggravata da congenite carenze di pianificazione e diffuso abusivismo edilizio.

Per fare chiarezza sulle dimensioni della crescita di superfici urbanizzate, Legambiente e l’Istituto Nazionale di Urbanistica hanno quindi dato vita al Centro di Ricerca sui Consumi di Suolo, con il supporto scientifico del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Territorio del Politecnico di Milano, al fine di raccogliere tutti i dati disponibili e di procedere ad un sistematico approfondimento scientifico.
La fotografia del consumo di suolo scattata nel 2010 nelle regioni italiane mostra la Lombardia in testa con il 14% di superfici artificiali sul totale della sua estensione, seguita dal Veneto con l’11%, dalla Campania con il 10,7%, dal Lazio e dall’Emilia Romagna con il 9%. I primi risultati del Centro di ricerca hanno, però, evidenziato come anche Molise, Puglia e Basilicata, pur conservando uno spiccato carattere rurale, stiano conoscendo dinamiche di crescita delle superfici urbanizzate particolarmente accelerate. La maggior parte di queste trasformazioni avviene a carico dei suoli agricoli, e solo in minor misura a carico di terreni incolti o boschivi, analogamente con quanto osservato nel resto d’Europa.

Il consumo di suolo, infatti, non è una prerogativa italiana. La Commissione Europea ci conferma che l’Italia è nella media dei principali paesi Ue, anche se alcuni caratteri dei processi di urbanizzazione rendono la situazione italiana più complessa che altrove. In particolare, le periferie delle nostre principali aree urbane crescono senza coerenza di fusione tra metropoli e ambiente, di trasporto pubblico e di servizi; inoltre, nelle aree di maggior pregio, i litorali in particolare, un fiorire dissennato di seconde case ha comportato la cementificazione degli ultimi lembi ancora liberi di territorio, e spesso in zone ad alto rischio idrogeologico.
Nelle grandi città, inoltre, quasi un milione di case risultano vuote perché economicamente irraggiungibili da parte di chi ne avrebbe un effettivo bisogno. Nel 2009, infatti, in testa alle città con il maggior numero di case vuote c’erano Roma con 245.142 abitazioni, seguita da Cosenza (165.398), Palermo (149.894), Torino (144.398) e Catania (109.573).

In Italia, insomma, non si punta abbastanza sul recupero dell’esistente, ma sulla trasformazione irrazionale di nuove aree, che finiscono col congestionare le grandi città, già piagate da un traffico insostenibile e dall’inquinamento. Negli ultimi 20 anni, purtroppo, non si è costruito per rispondere al bisogno reale di abitazioni ma, piuttosto, per favorire la speculazione immobiliare e finanziaria. E la grave situazione di disagio sociale riscontrabile in molti centri urbani rispecchia una crisi che non riguarda solo il settore edilizio, ma attraversa tutto il Paese.

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