Salute

Cos’è l’amianto e perché è dannoso per l’uomo e l’ambiente – parte terza

Continuando con la nostra inchiesta sull’amianto, giungiamo alla sua messa al bando perché finalmente viene riconosciuta la sua pericolosità per la salute dell’uomo.

Cos’è l’amianto e perché è dannoso per l’uomo e l’ambiente – parte terza

Anche se già nel 1930 il fibrocemento è considerato dannoso per l’uomo e numerose ricerche degli anni ’50 lo indicano come cancerogeno, in Italia è solo nel 1992 che la legge n. 257 ha regolamentato per la prima volta qualsiasi attività di commercializzazione, utilizzo e smaltimento del minerale sul territorio nazionale.

Obiettivo principale della legge è la limitazione dell’uso dell’amianto in qualsiasi settore produttivo, il divieto di introdurlo in svariate categorie merceologiche e la messa a punto di una normativa di sicurezzaadeguata per la bonifica delle aree contaminate.

Il provvedimento, inoltre, vieta l’estrazione, l’importazione, l’esportazione e la produzione di manufatti contenti asbesto, fissando un tetto di 800 kg laddove l’amianto non sia sostituibile con materie prime affini.

Oltre alla legge 257 sono stati emanati alcuni decreti e circolari applicative che mirano a gestire e prevenire in maniera più rigorosa il pericolo connesso alla presenza di amianto in edifici, manufatti, coperture e nei luoghi di lavoro. Tra le tante, legge 271/1993 che emana disposizioni urgenti per tutti quei lavoratori che lavorano (o hanno lavorato) in industrie ed aziende dedite alla lavorazione dell’amianto e il decreto 20/1999 contenente normative e metodiche per la bonifica e lo smaltimento.

Sempre a partire dal 1992, è stata istituita la Commissione nazionale amianto (prevista dall’articolo 4 della legge 257), insediata presso il Ministero della Salute e incaricata di svolgere attività di ricerca sul trattamento dell’amianto in fase di bonifica e di redigere documenti-guida sulla valutazione, il contenimento e l’eliminazione di materiali contenenti asbesto.

Nonostante questo, in Italia sono ancora 2 miliardi i metri cubi di coperture in fibrocemento che con il tempo e l’azione usurante indotta dagli agenti atmosferici tendono a sfaldarsi in minuscoli frammenti pericolosissimi per la salute delle persone esposte all’inalazione. Recentemente, l’Espresso ha pubblicato una mappa dei siti ancora contaminati presenti su tutto il territorio italiano, evidenziando ben 57 aree critiche ancora da bonificare, per un rischio complessivo che coinvolge 6 milioni di cittadini; secondo l’Istituto Superiore della Sanità, inoltre, nelle zone contaminate i casi di tumore sono 4 volte superiori alla media nazionale.

Ma come si decontaminano le aree a rischio e quali sono le procedure di bonifica previste dalla legge, nonché le agevolazioni per imprese e cittadini? Per rispondere a queste domande è essenziale sapere che lo smaltimento dell’amianto – laddove sia presente sottoforma di materiale friabile – deve essere affidato a ditte specializzate il cui elenco è depositato presso le Camere di Commercio. In generale, le bonifiche possono essere effettuate secondo tre metodiche: incapsulamento, confinamentorimozione.

L’incapsulamento consiste nel trattamento delle lastre esposte con sostanze e vernici sintetiche speciali, in grado di inglobare e rinsaldare le fibre di amianto presenti nella matrice cementizia ed impedirne la dispersione nell’ambiente. Tali sostanze creano una sorta di film protettivo uniforme e ben distribuito che funge da membrana e preserva la copertura dall’azione logorante degli agenti atmosferici.

Il confinamento, detto anche sovracopertura, consiste nell’installazione di una barriera a tenuta per isolare le aree dell’edificio contaminate da quelle salubri. Adottata soprattutto nel caso di superfici particolarmente ampie, la tecnica del confinamento è la soluzione più pratica ed economica, posto che l’area da bonificare sia facilmente circoscrivibile e che la struttura dell’edificio permetta l’installazione della sovracopertura, che il più delle volte, comporta l’abbassamento dei soffitti. Tale bonifica può essere associata all’incapsulamento per evitare che le particelle continuino a disperdersi nelle intercapedini isolate, ma è bene ricordare che entrambe le tecniche non possono considerarsi definitive, pur presentando il vantaggio di non produrre, almeno nell’immediato, materiale di difficile smaltimento.

Nei casi in cui l’incapsulamento o il confinamento non siano praticabili, la rimozione definitiva è l’unica alternativa possibile. Se la stima delle particelle disperse e disperdibili nell’ambiente è troppo alta, infatti, è necessario procedere con la sostituzione delle parti da smaltire con materiali di nuova concezione. In questo caso è essenziale che venga posta la massima attenzione alleprocedure di sicurezza in tutte le fasi dell’operazione, soprattutto per non mettere a rischio la salute dei lavoratori. In tal senso, le disposizioni legislative che regolano la rimozione dell’amianto sono stringenti, sia per il produttore che per il trasportatore e lo smaltitore coinvolti nell’operazione (articolo 34 del decreto legislativo 277/1991).

La rimozione dell’amianto deve avvenire in condizioni di umidità elevata. Occorre, dunque, bagnare la superficie e procedere alla rimozione partendo dal punto più lontano dagli estrattori e seguendo la direzione del flusso dell’aria, in modo che le fibre liberate non vadano a depositarsi sulle aree già isolate. Una volta rimosso, l’amianto deve essere immediatamenteinsaccatosigillato, prima che abbia il tempo di asciugare. Terminata la rimozione, l’area bonificata deve essere trattata con prodotti sigillanti per fissare le fibre liberate, mentre l’imballaggio e l’allontanamento del materiale dovrà essere effettuato secondo rigidi standard di sicurezza volti a impedire la contaminazione dell’ambiente esterno.

Non meno complesso è il problema relativo allo stoccaggio e allo smaltimento dell’amianto. Il nodo centrale è dove depositare il materiale pericoloso, posto che un luogo completamente isolato ed ‘ermetico’ non esiste. Le discariche per rifiuti pericolosi, infatti, rappresentano una soluzione temporanea, di difficile gestione e molto onerosa. Ecco perché negli ultimi anni si stanno sperimentando studi e prove di laboratorio basati sulla distruzione termica, chimica o meccanica dei rifiuti contenentiamianto e la loro trasformazione in prodotti inorganici riciclabili come materie prime secondarie, in conformità con quanto stabilito dalla normativa europea e dal decreto legislativo 152 del 2006.

costi per la rimozione e il trattamento dell’amianto oscillano tra gli 8 e i 16 euro al metro quadro. ad incidere sull’esborso totale è la quantità di sostanza da smaltire, la distanza dal cantiere, la struttura dello stabile, eventuali difficoltà e imprevisti di natura tecnica non preventivabili, la distanza dalle discariche autorizzate. Gli sgravi fiscali previsti sono pari al 36% per la messa in sicurezza e ristrutturazione degli edifici contenenti parti in amianto; tali benefici sono stati estesi anche all’acquisto di complessi da ristrutturare e bonificare. Le detrazioni ottenibili vengono dilazionate nell’arco di 10 anni, il tetto massimo è di48.000 euro e per quanto riguarda la manutenzione ordinaria e straordinaria è prevista una riduzione dell’Iva al 10%.

Alcune forme di tutela e agevolazioni economiche sono state varate anche per i lavoratori che sono o sono stati esposti all’inalazione di amianto. I benefici previdenziali sono contenuti nel decreto 269/2003 che sancisce che i periodi di esposizione all’asbesto devono essere moltiplicati per 1,25 rispetto all’importo pensionistico complessivo emesso dall’INAIL. È prevista anche l’anticipazione dell’età minima pensionabile e una serie di provvedimenti legati all’insorgenza di malattie dovute all’inalazione di microfibre nocive. Tali provvedimenti sono stati varati pensando soprattutto ai lavoratori della zona di Casale Monferrato, a quelli dell’ ILVA di Taranto e ai tanti operai dei cantieri navali della Fincantieri di Genova: tutti siti in cui si è registrato un tasso di mortalità per l’effetto cancerogeno dell’amianto mai conosciuto prima.

È inutile ricordare che tutti coloro che non l’hanno già fatto devo assolutamente provvedere alla bonifica del proprio stabile.

Il pericolo è serio, concreto, micidiale e la sua risoluzione non può essere rimandata. Liberarsi dell’amianto nei termini e nelle modalità previste dalla legge è un impegno inderogabile verso noi stessi, l’ambiente e la società in cui viviamo, ma è anche l’unica maniera per evitare che la lista nera dei morti per amianto si allunghi ulteriormente.

Leggi altri articoli sull’amianto:

Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close