Da Yale il fungo mangia-plastica che risolverà i problemi d’inquinamento?

di Alessandra Mambri del 8 Marzo 2012

Un gruppo di studenti di Yale, guidato dal professore di biochimica Scott Strobell, durante un viaggio nella foresta amazzonica in occasione dell’annuale missione sul campo organizzata dal corso Rainforest Expedition Laboratory, ha scoperto una particolare specie di fungo capace di degradare il poliuretano, il  Pestalotiopsis microspora. La spedizione didattica in Ecuador e i risultati delle ricerche finora effettuate sono il fulcro dell’articolo pubblicato dall’autorevole rivista scientifica AEM – Applied and Environmental Microbiology- lo scorso 15 luglio 2011.

Da Yale il fungo mangia-plastica che risolverà i problemi d’inquinamento?

Tra gli studenti Pria Anand esaminando i propri campioni, ne ha individuato uno che, a contatto con il materiale plastico, dava il via a una reazione di degradazione. Jonathan Russel invece ha isolato l’enzima grazie al quale questo fungo – unico al mondo, per quanto se ne sappia – è  in grado di sopravvivere a una dieta a base esclusivamente di poliuretano, e per di più in un ambiente completamente anaerobico (cioè privo di ossigeno), condizione tipica del fondo delle discariche.

Proprio la scoperta che il fungo riesce a degradare il poliuretano anche in assenza di ossigeno si potrebbe rivelare molto utile nel bio-risanamento intervenendo nella trasformazione sostenibile di una parte rilevante dei rifiuti altrimenti non biodegradabili.

Di poliuretano sono costituiti molti oggetti di uso quotidiano, dai materassi ai frigoriferi, dai giocattoli alle scarpe. Si tratta insomma di un materiale molto versatile e soprattutto economico, ma decisamente non riciclabile. L’unica speranza di non lasciarlo in eredità ai nostri pronipoti potrebbe essere proprio questo particolare fungo originario della foresta pluviale ecuadoregna.

La volontà degli studiosi risiede nella speranza di riuscire ad applicare la scoperta per poter facilitare e velocizzare la degradazione dei rifiuti contenenti tale materiali, una speranza a cui ci uniamo anche noi per auspicare ad un futuro migliore e decisamente green!

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