Esiste un tessuto bio alternativo alla pelle: che cos’è e come riconoscerla

di Jonas del 4 marzo 2011

Per chi è attento a non indossare vestiti, scarpe, e accessori in genere, di origine animale (e molti vegani lo sono) esistono alternative alla vera pelle, la cosiddetta “simil-pelle”, ovvero un materiale in tessuto o in maglina su cui viene colato un film plastico che alcuni chiamano impropriamente anche eco-pelle. È un’opzione più economica del cuoio vero e proprio e ultimamente è molto utilizzata anche come rivestimento per i mobili.

Ma attenzione all’utilizzo del termine! In realtà, come indica la norma UNI 11427:2011 sul “Cuoio – Criteri per la definizione delle caratteristiche di prestazione di cuoi a ridotto impatto ambientale”, la parola “pelle ecologica” e le sue varie accezioni (eco-pelle, eco-cuoio, pelle a ridotto impatto ambientale, eco-leather e similari) è sempre vera pelle ma conciata con metodi rispettosi dell’ambiente, fissate da norme tecniche settoriali e volontarie. Questa confusione di termini creava un grosso danno all’industria conciaria che ha voluto quindi puntualizzare i termini.

SUGGERIMENTO: consulta le nostre guide sulla casa ecologica e sul benessere e salute naturale

Largo quindi a termini come similpelle, finta pelle o vinpelle per indicare un materiale resinoso o plastico, quando ci si riferisce ad un rivetsimento che sembra pelle ma in realtà non ha origine animale. Tra l’altro è un rivestimento sintetico ampiamente usato, soprattutto nel mondo della moda e nell’arredamento. E negli ultimi anni sono sempre di più le offerte di prodotti sul mercato.

I vantaggi di un capo in pelle sintetica sono sicuramente anche di costo. Un giubbotto sarà meno caro del suo simile fatto in pelle di montone o di vitello. Anche diversi capi di abbigliamento sono fatti in similpelle: giacche e giubbotti sono in genere quelli che vanno per la maggiore. Si trovano in molti negozi e possono andare dal colore nero a quelli con tinte più vivaci. C’è davvero l’imbarazzo della scelta.

Ma è soprattutto nel mondo dell’abbigliamento da moto che è più usata. Alcune ditte producono intere linee con questo materiale perché più leggero, e perché non necessita di particolari cure. Generalmente si consiglia di lavare borse e capi di vestiario con sapone di marsiglia diluito in acqua fredda. Si può anche usare latte detergente.

La similpelle sta prendendo piede anche nell’arredamento come rivestimento di poltrone sedie e divani,perché è resistente al caldo e non assorbe i liquidi. Un’ottima idea contro chi macchia spesso la poltrona con il caffé… Ma, al contrario della vera pelle che più invecchia e più diventa bella, questi materiali in similpelle sono coperti da uno film di plastica che, col tempo, tende a rovinarsi, mostrando pieghe e staccandosi. Bisogna anche controllare bene il marchio di fabbrica e sapere dove è stato prodotto il capo.

Questo perché molti beni sono importati da paesi che hanno minore attenzione per l’ambiente e a volte non si rispettano condizioni di lavoro eque. Se poi il capo è in PVC al 100% allora è d’obbligo diffidare: è una plastica di difficile riciclo e non è degradabile se non dopo centinaia di anni. Un consumatore ha in mano un grande potere: quello di scegliere. Acquisti coscienziosi che tengano conto anche dell’impatto sull’ambiente e della possibilità di riciclare il prodotto possono fare tanto quanto l’applicazione di efficaci politiche ambientali.

Vedi anche: Come vestirsi cruelty free

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salvo ottobre 6, 2011 alle 7:19 pm

Grazie Gianbattista, interessante il tuo sito

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gianbattista belotti ottobre 6, 2011 alle 5:19 pm

ciao,
volevo avvisarvi che ho pubblicato sul mio sito,altrescarpe.it, un articolo in cui faccio riferimento a questo vostro di articolo
lo potete leggere qui http://www.altrescarpe.it/blog/pelle-vegetale-ecopelle-e-confusione-varia/

gianbattista belotti

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