Rinnovabili

Energia da biomasse per imbottigliare acqua minerale… ma che senso ha?

In Italia sono più di 7.000 i comuni che utilizzano l’energia naturale derivante dalle biomasse per alimentare centrali, caldaie, impianti di teleriscaldamento e cogenerazione. Eppure non mancano i paradossi.

Energia da biomasse per imbottigliare acqua minerale… ma che senso ha?

Nella valle trentina di Pejo, per alimentare il proprio stabilimento dedito all’imbottigliamento dell’acqua, la S.Pellegrino ha installato una centrale termica interamente alimentata a biomasse, che utilizza in maniera prevalente i residui delle coltivazioni delle mele.

Come funziona questa centrale a biomasse? I residui derivanti dalle mele vengono polverizzati, insieme agli scarti di segheria e ai residui boschivi del Parco dello Stelvio, in appositi macchinari – chiamati scippatrici – che trasformano il legname in bio-combustibile.

In più, dato che l’impianto ha una potenza termica di circa 5 megawatt, si sta mettendo a punto un sistema per sfruttare questa energia attraverso una rete di teleriscaldamento. Ad oggi solo alcuni edifici pubblici della zona sono collegati ma si vuole raggiungere anche le case.

E qui risiede anche il paradosso. Ricorrere ad una fonte rinnovabile come le centrali a biomasse per produrre energia, ad esempio, per riscaldare edifici sia residenziali che pubblici, ha un senso. Ma produrre energia da finti rinnovabili per far funzionare una fabbrica che imbottiglia l’acqua, magari lontano dalla fonte, per poi spedirla a migliaia di chilometri di distanza per essere poi acquistata e consumata altrove (e il cui trasporto emette una gran quantità di Co2), che senso ha?

Voi che ne pensate?

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Published by
Luca Scialò