Energia dalle onde del mare: SeaRay, un prototipo interessante dagli U.S.A.

di Manlio del 21 Marzo 2011

L’energia dal moto ondoso è un ulteriore fronte su cui si gioca la partita delle rinnovabili e non c’è da sorprendersi se
puntualmente si registrano notizie di prototipi che migliorano l’efficienza con cui si riesce a produrre energia dalle onde marine.

Energia dalle onde del mare: SeaRay, un prototipo interessante dagli U.S.A.

L’ultimo in ordine di tempo è SeaRay, un prodotto della Columbia Power Technologies, società dell’Oregon che di recente si è assicurata un finanziamento in capitale di rischio che le consentirà di produrre questi macchianari su scala industriale.

Test recenti – di cui manca però purtroppo qualche dato tecnico – avrebbero dimostrato che questo prototipo è in grado di produrre energia sfruttando il moto ondoso con un’efficienza anche doppia rispetto a sistemi analoghi prodotti finora.

Non solo, le caratteristiche innovative a livello di progettazione e design permetterebbero a SeaRay – che è stato sviluppato in collaborazione con l’Università di Oregon State – di operare a qualsiasi temperatura, situazione atmosferica e stato delle maree.

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GIUSEPPE aprile 5, 2011 @ 5:39 pm

PROGETTO TRITON
UTILIZZAZIONE E PRODUZIONE DEL SISTEMA TRITON

Il sistema Triton, presenta molteplici modelli per la sua utilizzazione, anche se, di fatto, il concetto costruttivo base rimane identico, questo perché i siti marini dove può essere utilizzato hanno onde con frequenze e altezze medie annuali diverse.
I dati acquisiti dalle boe meteo marine, presenti nei mari Italiani, ci consentono una valutazione puntuale e precisa, per determinare i dati sensibili da inserire nel programma che ci consente di simulare a quanto gireranno in quello specifico specchio di mare i generatori.
Abbiamo, inoltre, pensato di mettere in mare un piccolo sistema da 2 kW, questo per dare un’idea dal vero delle potenzialità di produzione e della semplicità d’istallazione.
Per dimostrare le reali possibilità, il sistema da 2 kW produrrà con onde da 1 metro d’altezza il 105%, cioè 2,1 kW; la scelta di fare questa dimostrazione, è dovuta alla poca consapevolezza delle possibilità di produzione dei sistemi marini, ma in particolare la colpa di questa disinformazione è dovuta a quelli che sono ritenuti esperti del settore, ma che di tecnologia, fisica e meccanica applicata, poco capiscono, e si affidano alle letture di sistemi, (che nulla hanno a che vedere con il TRITON), quali l’OSU, il PELAMIS, il WAVE ROLLER, AQUA BUOY, MANCHESTER BOBBER, OPT, ED ALTRI.
Questi ed altri sistemi, (che non sono in grado di arrivare neppure a competere con il fotovoltaico o ancora di più con l’eolico off-shore), soffrono sia di enorme gigantismo, inoltre non sfruttano completamente ed in ogni condizione il moto ondoso, come invece avviene per il TRITON, nato per i modesti moti ondosi del Mediterraneo.
La bellezza o particolarità tecnologica del TRITON, risiede anche nel suo montaggio, in quanto non sono richiesti materiali speciali, ma tutto quello che serve per la sua costruzione, è già da anni ampiamente utilizzato per soluzioni o impieghi marini.

CAPACITÀ SIMULATA DI UNA CENTRALE DI PRODUZIONE

La possibilità, in Mediterraneo, legata alla produzione d’energia da moto ondoso, può essere indicata per la zona est della Sardegna, in ragione di sistemi TRITON da 50 kW, in altre parole ogni gruppo-boa ha due generatori da 25 kW, che svilupperanno una media produttiva, (riguardo ai dati delle boe meteomarine), per ogni unità, di 30 kW, (60%).
La distanza media fra unità di produzione è di 20 ml, si può considerare, in uno specchio di mare di 100 metri x 100 metri, d’istallare 36 gruppi di produzione, che sono in grado di una produzione media annua di 9.460,800 MWh, pari a 9,4 GWh; le spese demaniali per l’utilizzo di una superficie marina di 10.000 metri quadrati, sono di poco inferiori ai 4.000 € per anno.
Questa produzione, diviso il consumo medio annuo di una famiglia, (considerato pari a 4 MWh), consente di alimentare per un anno le abitazioni di 2.365 famiglie.
È quindi chiaro che con l’utilizzo di modeste quantità di superficie, si possono produrre rilevanti quantitativi d’energia, con un impatto ambientale insignificante, poiché, in genere, un impianto di produzione collocato in mare difficilmente è visibile dalla battigia.
Non solo, infatti, le zone d’istallazione diventano automaticamente zone di protezione della fauna ittica, in quanto non è possibile la pesca, ma è anche comprovato che i blocchi d’ancoraggio favoriscono l’incremento di mitili e crostacei.
A tutto questo non si disgiunga l’assenza totale d’emissione di CO2 – 0%, radiazioni, e il fatto che i sistemi in caso di guasto sono sostituiti e mandati in manutenzione per essere riutilizzati, quindi per l’istallazione, manutenzione ordinaria e straordinaria, costruzione dei sistemi, monitoraggio, ecc., si creano posti di lavoro.

Ma in Italia guardiamo alle altre Nazioni, la, queste tecnologie sarebbero considerate con priorità su qualsiasi altro sistema, qui da noi sono solo COMMENTI su Internet.

Cordiali saluti,
Dr. Piccinini G. Raoul.
luoar@libero.it

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