Energia pulita si ma lontano dal mio giardino: gli italiani e la sindrome Nimby

di Nadia Fusar Poli del 19 maggio 2011

Le fonti rinnovabili sono il futuro e molti  italiani sembrano pronti ad imboccare la strada della green economy e di un modello di sviluppo compatibile con il nostro patrimonio ambientale e paesaggistico.

Energia pulita si ma lontano dal mio giardino: gli italiani e la sindrome Nimby

Pur riconoscendo e sostenendo  l’efficacia delle rinnovabili, sta comunque emergendo un fenomeno, che ha quasi del paradossale e che porta con sé i segni di un evidente controsenso: è la sindrome Nimby anche sulle rinnovabili (acronimo di “not in my back yard”, ovvero “non nel mio giardino”), che descrive l’atteggiamento di protesta organizzata dalle comunità contro opere che, seppure riconosciute come utili e necessarie, vengono rifiutate perché si teme possano avere un impatto negativo sui territori destinati ad ospitarle. Sindrome Nimby anche per Rinnovabili?

Il fenomeno Nimby sulle rinnovabili  è in crescente aumento in Italia e nel tempo va assumendo nuovi caratteri: oggi le proteste sono più estese e si punta il dito su ogni sorta di impianto, anche quelli che producono energia alternativa.

Impianti eolici, fotovoltaici o centrali idroelettriche sono sotto accusa: utili si ma meglio non averli come vicini di casa.  Per quanto riguarda la geografia del fenomeno sembra che le regioni maggiormente contrarie siano quelle del Nord-Ovest e del Nord-Est (50%), mentre al Centro e al Sud le percentuali di cittadini contrari si attestano tra il 20% e il 25%.

Il controsenso appare evidente: basti pensare ai tralicci dell’alta tensione che si possono trovare in ogni angolo della penisola e che, nonostante l’impatto sull’ambiente e i rischi (accertati) per la salute provocati dalle onde elettromagnetiche,  vengono tollerati dalla maggior parte dei cittadini, così come accade per le centrali e i ripetitori telefonici e televisivi che, selvaggiamente, trionfano in ogni dove, anche nelle aree verdi delle nostre città.

La popolazione del Bel Paese sembra quindi voler produrre energia dalle rinnovabili ma ad una condizione: che gli impianti sorgano a distanza chilometrica dalle proprie abitazioni.

Quali sono le cause del diffondersi di questa “epidemia” che indistintamente punta il dito su ciò che è pericoloso per la nostra salute e il territorio, e ciò che non lo è?

Proviamo a trovare delle risposte. Tra le motivazioni di fondo c’è senza dubbio la poca comunicazione, e la disinformazione dei media sul tema. La campagna mediatica pro nucleare ad esempio è stata spesso condotta a colpi di bugie sui costi delle rinnovabili in bolletta creando un effetto inconscio nel telespettatore . Da non trascurare anche la reticenza delle aziende e la scarsa partecipazione alla condivisione dei progetti con le comunità locali. Spesso il quadro normativo è risultato essere poco chiaro e non pienamente esauriente mentre sarebbe necessario fornire linee guida certe e condivise (perché si traducano in  progetti condivisibili) che possano essere approvate e adottate nei tempi giusti.

Non ultima, la “politica del consenso a breve termine” di molti politici che spesso, cavalcando l’onda emotiva delle comunità locali, sfrutta l’espressione di un malcontento generalizzato al suo interno e ricorre a strumentalizzazioni a scopi elettorali.

Voi che ne pensate? siete colpiti anche voi inconsciamente dalla Sindrome Nimby o invece siete consapevolmente Yimby? Yes in my backyard

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