Energie rinnovabili negli interventi di bonifica dei siti contaminati: la green economy applicata alla bonifiche

di Sara Tagliente del 17 maggio 2011

La sfida in questione è: bonificare i siti inquinati – quelli che mettono a serio rischio anche la salute dei cittadini– e, contemporaneamente, produrre energia. Ridurre i consumi di risorse naturali, aumentare l’efficienza energetica e l’utilizzo delle fonti rinnovabili: sono questi gli obiettivi della green economy applicata alle bonifiche.

Energie rinnovabili negli interventi di bonifica dei siti contaminati: la green economy applicata alla bonifiche

Molte aziende che effettuano bonifiche nel settore dell’amianto, hanno affiancato alla loro tradizionale attività anche quella di posatura di impianti rinnovabili. E la sostituzione del malsano, dell’inquinato e del contaminato con l’energia pulita è un segno di rinascita anche economica per molte aziende che, colpite dalla crisi, non sapevano più come re- inventarsi.

Il percorso burocratico- amministrativo è complesso: spetta alle regioni, infatti, definire quali sono i siti ‘contaminati’ e varare la stesura  di un piano regionale di bonifica. Anche tutti gli adempimenti burocratici e la gara pubblica per l’assegnazione dei lavori sono decisi a livello decentrato. Infine, quelli che sono, poi, i concreti passaggi decisionali relativi alle modalità di bonifica sono definiti in maniera partecipata: è la Confederazione dei Servizi (a cui partecipano regione, comune, provincia ma anche associazioni ambientaliste, cittadini) a seguire l’intera istruttoria amministrativa.

Ma quanti sono i siti contaminati in Italia? Secondo i dati ISPRA (Istituto Superiore Protezione e Ricerca Ambientale) in Italia i siti potenzialmente contaminati sono circa 15.000. Fra questi, 3.400 sono stati dichiarati già contaminati. A tale numero vanno aggiunti gli oltre 1.500 siti minerari abbandonati censiti e gli oltre 330.000 ettari di aree a mare. Di fronte a questi numeri,  le domande sono: quanto pericolo per la salute dell’uomo ma anche per la perdita della biodiversità e per il deterioramento ambientale? Il metodo scientifico è quello dell’analisi di rischio, ovvero lo studio dei livelli di rischio ambientale e delle concentrazioni di sostanze inquinanti.

Si parte da qui, per passare alla lunga fase istruttoria, per poi arrivare alla bonifica.
E qui, le ‘vivaci’ aziende che si stanno muovendo in questo campo, hanno deciso di puntare al pulito.

In realtà, siamo in un campo ancora in un campo di definizione. L’anagrafe dei siti contaminati è ancora lontana dall’essere completata e sono ancora in corso molti studi sui livelli di rischio di metalli e arsenico. Qualcosa da cui partire, però, c’è, ed è un dato allarmante. L’ultimo rapporto dell’Istituto Superiore di Sanità Ambiente e Salute dello scorso aprile parla chiaro, nei 57 siti contaminati di interesse nazionale si muore di più: 400.000 decessi relativi a una popolazione complessiva di circa 5.500.000 abitanti. Molte le variabili, ma un comune denominatore: l’esigenza di un risanamento delle ex aree industriali, magari potendo sostituire il ‘vecchio’ con il ‘nuovo’.

E l’energia pulita, c’è da scommetterci, lo rappresenta.

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