Energie rinnovabili: nel mondo gli impianti per catturare l’anidride carbonica non decollano

di Eryeffe del 5 luglio 2012

Dopo una prima fase di lancio entusiasmante e ricca di aspettative, gli investimenti sulla tecnologia CCS (Carbon Capture and Storage) sembrano essersi arenati. A dirlo sono i dati rivelati dal dossier del World Watch Institute, uno dei più prestigiosi centri di ricerca ambientali degli Stati Uniti.

Secondo lo studio, infatti, nel 2011 gli impianti destinati alla cattura dell’anidride carbonica sono rimasti fermi alle cifre dell’anno precedente, cosi come è rimasto invariato il numero di centrali energetiche in grado di evitare l’emissione di anidride carbonica nell’atmosfera (appena 8 in tutto il mondo), cartina al tornasole di un settore e di una tecnologia ben lungi dal decollare.

Ma in cosa consiste il Carbon Capture and Storage e come funziona? Semplificando, si tratta di una tecnologia che consente il confinamento geologico dell’anidride carbonica prodotta dalle aziende di combustione. Grazie alla CCS, l’anidride carbonica viene catturata e confinata in siti geologici preposti tramite iniezione per circa 100 anni. Come dire che si ‘sequestra’ il gas e lo si stocca in appositi contenitori sotto terra.

Una tecnologia che, in realtà, ha sempre sollevato molte obiezioni e polemiche nel mondo ambientalista circa la sua sicurezza e i timori che la CO2 iniettata per lo più in giacimenti esauriti possa tornare in atmosfera. Non solo: l’opzione sarebbe mal digerita perché considerata un alibi per evitare o ritardare la transizione definitiva ad un sistema energetico finalmente indipendente dal fossile.

Anche se l’ultima parola sul futuro del Ccs non può ancora essere pronunciata, molto dipenderà dalla volontà degli investitori e dall’evoluzione delle altre tecnologie basate sulle rinnovabili il cui destino sembra confortato dalle nuove disposizioni statunitensi in tema di emissioni che già oggi vietano categoricamente l’apertura di nuovi impianti a carbone.

In Italia Enel è l’unica ad aver realizzato un impianto pilota basato sulla tecnologia CCS a Brindisi. Il progetto è stato finanziato dall’European Energy Programme for Recovery che dovrebbe servire ad avviare anche la realizzazione di un nuovo impianto a Porto Tolle (RO), previa autorizzazione del Consiglio di Stato che si pronuncerà a breve sulle sorti della centrale.

In Europa invece è appena stato inaugurato un impianto che studierà l’efficacia della tecnologia CCS per l’eliminazione delle emissioni di due centrali alto-emissive (ne parliamo nell’articolo: In Norvegia parte l’impianto di cattura di CO2 più grande d’Europa) .

Vedremo se questa possibilità aiuterà a raggiungere gli obiettivi di Kyoto per la riduzione della CO2 che i vari stati si sono prefissati e che, ad oggi, sono clamorosamente lontani dall’esssere raggiunti!

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Carbon capture and storage (CCS): cosa vuol dire?

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