Eolico ed ecomafie in Calabria: le procure indagano, i media ‘glissano’

di Eryeffe del 11 luglio 2011

Pochi giorni fa, il Tribunale del Riesame di Catanzaro, ha dichiarato inammissibile l’istanza di dissequestro del parco eolico di Girifalco presentata dalla International Power, cessionaria dei diritti sul parco realizzato dalla Brulli di Reggio Emilia. Una notizia battuta dalle agenzie di stampa il 16 giugno scorso e non rimbalzata sulle cronache nazionali nonostante l’estrema rilevanza. Per capire le vicende giudiziarie del parco eolico di Girifalco è necessario un resoconto più ampio sull’argomento.  Analizziamo, dunque tutta la storia partendo dal principio.

La favola calabrese sull’eolico pareva dovesse svolgersi come da copione: un investimento cospicuo a favore delle energie sostenibili, un progetto ambizioso, perseguito per di più su un territorio martoriato da criminalità organizzata, dissesti idrogeologici, abusivismo edilizio e chi più ne ha più ne metta. Un piano di sviluppo, insomma, studiato e approntato per il rilancio di un territorio desideroso da anni di sdoganarsi dal ruolo di ‘pecora nera’ d’Italia. E, cosa da non sottovalutare, la possibilità di creare occupazione e di muovere l’economia della regione grazie al business del ‘vento’. E in effetti in Calabria il vento non manca. A partire dal 2000 la corsa all’eolico è diventata inarrestabile: le centinaia di turbine installate hanno formato in breve parchi distribuiti a macchia di leopardo su tutto il territorio regionale, soprattutto nel nord, destando non poche perplessità per l’impatto estetico da alcuni ritenuto ‘deturpante’. Un fiorire di pale su pale che qualcuno ha paragonato a candeline disseminate sull’immensa torta che amministrazioni locali, politici compiacenti, imprenditori spregiudicati e ambienti malavitosi non vedevano l’ora di spartirsi.

Gli interessi che gravitano intorno all’eolico, in Calabria, sono quindi molteplici e intrecciano intrighi economici, politici e criminali. Una congettura frutto dei soliti pregiudizi? Non proprio: ad oggi, la Calabria possiede 19 parchi eolici per altrettante indagini della magistratura su maxitangenti e distrazioni, procedimenti che coinvolgono istituzioni regionali e piccoli comuni, multinazionali e società di sviluppo, adombrate dal fantasma della mafia locale. Insomma, che le energie rinnovabili rappresentino una grande occasione per lucrare dove il vento è più forte e il sole più caldo lo ha capito innanzitutto la criminalità organizzata. Il Rapporto 2011 sulle Ecomafie a cura dell’Osservatorio Ambiente e Legalità di Legambiente, parla chiaro: al primo posto svetta la Campania con 3.849 illeciti (12,5% deltotale nazionale), 4.053 persone denunciate, 60 arresti e 1.216 sequestri. Seguono a breve distanza Calabria, Sicilia e Puglia, che insieme raccolgono circa il 45% dei reati ambientali; non manca un 12% di reati commessi nell’area del nord Italia, stante il forte incremento degli illeciti accertati in Lombardia.

Dopo la lunga fase di disseminazione selvaggia di aerogeneratori in Calabria, la procura di Catanzaro comincia a indagare su presunti illeciti nel giro d’affari delle rinnovabili e nel dicembre 2010 fa scattare un’ordinanza di sequestro del parco eolico di Girifalco, nel catanzarese. Per la precisione il sequestro riguarda dodici pale eoliche, ma tanto basta per aprire un caso e far scoppiare lo scandalo. Leggendo gli atti ufficiali del provvide mento, si apprende che il sequestro preventivo è stato disposto dal gip per una serie di violazioni alle norme urbanistiche ed alle direttive previste nella delibera regionale. Il parco è stato realizzato dalla società Brulli Energia di Reggio Emilia. L’amministratore delegato della società energetica di Reggio Emilia, Gianluigi Montorsi, il direttore dei lavori, Francesco Diana, e l’ex responsabile dell’area tecnica del Comune di Girifalco, vengono iscritti nel registro sono indagati. È il primo atto di una vicenda dagli strascichi infiniti. Vicenda che porta alla ribalta il paradossale bisogno di ripulire le energie pulite dagli interessi della malavita. Alcune della pale del parco, infatti, sarebbero stateposizionate a meno di 500 metri dalle abitazioni, così come prescrive la legge, e altre a ridosso di un altro parco eolico situato in un comune confinante. Inoltre, il parco eolico di Girifalco sorge in una zona altamente sismica nella totale ignoranza delle regole minime di sicurezza e fattibilità di un simile intervento. Il sequestro era stato chiesto dalla procura nell’aprile scorso ed è stato concesso adesso dal gip ed eseguito dai carabinieri del reparto operativo di Catanzaro.

L’inchiesta era nata sulla base delle denunce presentate, negli anni scorsi, da un professore universitario di Napoli, Salvatore Tolone, proprietario di un terreno nella zona in cui il parco è sorto. Il docente, tra l’altro, è stato vittima di tre atti intimidatori: una bomba è esplosa accanto alla sua auto, un suo trattore è stato incendiato e infine ha avuto l’auto danneggiata.
La vicenda ha destato l’attenzione di Legambiente:

«L’eolico per l’Italia è una grande opportunità e si sta dimostrando tra le fonti alternative più valide per lo sviluppo energetico del Paese e per affrancarci dalla dipendenza dalle fonti fossili ma deve essere ben fatto, secondo criteri rigorosi, nel pieno rispetto delle regole urbanistiche’. ‘Non siamo favorevoli – prosegue la nota – a qualunque tipo d’impianto, in qualunque zona e per questo ci auguriamo che le linee guida nazionali, che le Regioni stanno acquisendo, forniscano le regole per la corretta integrazione delle fonti pulite nei territori. Bene ha fatto dunque la Magistratura a bloccare un impianto fuorilegge. Queste azioni, in una regione come la Calabria esposta a forti rischi d’infiltrazione mafiosa, acquistano un significato particolare che ci auguriamo – conclude l’associazione – possa dare il giusto slancio all’eolico pulito in un territorio dove le potenzialità di questa fonte sono enormi e dove sono già previsti progetti come quello della centrale progetto Rubbia a Crotone che possono consentire uno sviluppo sano e onesto della Calabria e dei calabresi».

Il penultimo atto della vicenda riguarda l’arresto, avvenuto lo scorso maggio, dell’imprenditore Domenico Strumbo, finito in manette con l’accusa di tentata estorsione aggravata. L’arresto rientra nell’ambito dell’inchiesta della Dda su una presunta estorsione ai danni proprio della Brulli Energia. L’atto conclusivo di questa vicenda l’ha scritto il Tribunale di Catanzaro respingendo, come detto, il ricorso avanzato per il dissequestro del parco di Girifalco. Ma perché la mafia ha ritenuto così redditizia l’attività sulle rinnovabili tanto da specializzarsi in questo business? La risposta a questa domanda ci arriva da un’illuminate saggio di Mauro Francesco Minervino, antropologo che ha dedicato allo scandalo dell’eolico un volume dal titolo La Calabria brucia.

Scrive Minervino: “Ci sono meccanismi chiari che spiegano bene tutto questo interesse. Le sovvenzioni all’eolico in Italia sono le più alte e le più ricche d’Europa. Il prezzo dei certificati verdi è il più generoso del Continente. E così da noi, e in Calabria soprattutto, gli impianti eolici sono diventati un affare. Che attrae grandi aziende internazionali. Ma anche la criminalità che controlla i territori. Non è la prima volta che vanno a braccetto amministrazioni compiacenti e interessi malavitosi. Politica e interessi malavitosi si saldano specie quando il potere in Calabria si baratta con le risorse pubbliche, con i beni indisponibili dell’ambiente e della natura, con la terra di un demanio su cui dominano e spadroneggiano i prepotenti. Anche i privati proprietari dei suoli dove sono ubicate le turbine traggono dai mulini un reddito superiore a quello che ricaverebbero dai raccolti o dal pascolo”.

Alla luce di tutte queste considerazioni e delle notizie di cronaca che abbiamo documentato, resta solo da chiedersi quali potranno essere gli scenari futuri legati a queste vicende. Non solo. Quali ricadute avrà l’inchiesta delle magistrature sullo sviluppo delle energie rinnovabili in Calabria? E quale saranno i provvedimenti adottati dalle amministrazioni locali per fugare ogni sospetto di ‘complicità’e collusione con le ecomafie operanti nel territorio? Il vento sta cambiando o è destinato a soffiare sempre nella stessa direzione? I dubbi sono tanti ma una cosa pare ormai certa: la situazione di perenne scandalo legata al business delle rinnovabili, in Calabria, è ormai evidente e sembra destinata a non trovare sbocchi, né a destare il giusto spazio nelle pagine di cronaca nazionale o nei dei telegiornali, e questo assurdo silenzio rende il terreno sempre più fertile all’illegalità.

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guido pizzi luglio 11, 2011 alle 8:18 pm

Ci si chiede…..allora cosa succederà dopo questo scandalo calabrese con relativo rinvio a giudizio dei responsabili: succederà spero niente, o perlomeno niente che possa minare la diffusione progressiva dei parchi eolici in Italia; bisognerà certamente stare più attenti a ciò che si fa, dove lo si fa e con chi. Non è neanche ipotizzabile che i fatti di Calabria possano condizionare gli studi di fattibilità, i progetti e le successive realizzazioni nel resto dell’Italia e compromettere lo sviluppo di una fonte di energia alternativa di cui abbiamo troppo bisogno; daltronde bene fa la Magistratura a fare le sue mosse laddove la ‘ndrangheta ha tentato di allungare i suoi tentacoli per trarre illeciti profitti da operazioni di per sè apparentemente pulite.

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