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Eolico off-shore in Sardegna: tutti i perchè di un no

L’immagine ha un che di suggestivo: imponenti pale eoliche stagliate sull’orizzonte e galleggianti su piatte superfici d’acqua. La scena sembra rappresentare il perfetto connubio tra natura e progresso. Non la pensa però allo stesso modo la Sardegna che ha detto decisamente “no” all’eolico off-shore.

Eolico off-shore in Sardegna: tutti i perchè di un no

L’eolico off-shore rappresenta a parere di molti un’avanguardia in fatto di energie rinnovabili. Ecco in cosa consiste: comunissime pale eoliche vengono impiantate in spazi acquatici aperti allo scopo di sfruttare le correnti d’aria costiera o più in generale le correnti d’aria in prossimità di distese d’acqua. Lo scopo di questi impianti è di sfruttare l’energia eolica convertendola in energia elettrica così da ricavarne quantità sufficienti al sostentamento delle quotidiane attività e dei fabbisogni della popolazione. L’Unione Europea, azzardando una previsione, ha stimato che entro il 2020 l’eolico off-shore consentirà un risparmio energetico tale da ridurre notevolmente l’emissione di gas serra molto più di quanto non si sia in grado di fare con i comuni impianti eolici terrestri.

L’Italia, dal canto suo, sulla scia di paesi come Spagna, Regno Unito e Norvegia, ha accolto la novità aprendosi a numerose prospettive future. Esempi ne sono i progetti proposti per le coste della Sicilia e della Puglia e, più di recente, della Sardegna. Nonostante ciò la Regione Sardegna, a cui ha fatto seguito un coro di “no” da parte di cittadini e associazioni ambientaliste, ha rifiutato la scorsa estate la realizzazione di un impianto eolico off-shore nel Parco Nazionale dell’Asinara.

Il progetto promosso dalla Seva srl di Aosta proponeva l’installazione di 26 aerogeneratori da 36 MW ed alti 90 metri nel tratto di mare tra Porto Torres e il Golfo dell’Asinara. È questa un’area marina protetta e soprattutto non molto distante dalla costa. Un’opposizione tanto strenua trova giustificazione nella volontà del popolo sardo di salvaguardare flora e fauna marine. Piattaforme di questo genere prevedono, infatti, sistemi di realizzazione e funzionamento molto simili a quelli usati per l’installazione delle piattaforme petrolifere. Le turbine eoliche galleggianti sono impiantate nei fondali attraverso un sistema di ancoraggio con cavi in acciaio fissati sul fondo del mare. Le pale quindi potrebbero superare anche l’altezza di 120 metri. Veri e propri ecomostri nello scenario suggestivo di un parco naturalistico.

Tutto ciò, a parere della popolazione sarda, avrebbe comportato inevitabilmente se non la completa distruzione, di sicuro la modifica di habitat animali e vegetali in una Regione che vive della bellezza ancora un po’ selvaggia ed incontaminata dei suoi paesaggi.

È questa certamente una motivazione plausibile, solo apparentemente in contraddizione con la il fatto che in Sardegna si sia votato quasi all’unanimità contro il nucleare. Ben oltre la metà degli aventi diritto al voto sardi aveva rifiutato l’installazione di centrali nucleari sul suolo sardo dimostrando grande attenzione ed interesse per le tematiche ecosostenibili. Eppure, una popolazione così attenta alla salute della propria terra ha deciso di bocciare l’eolico off-shore, uno dei segmenti a maggior crescita nel mondo delle energie rinnovabili. Pura sindrome Nimby?

Al di là del sentimento ambientalista con cui la Sardegna si è schierata contro il progetto della Seva, vi è un’altra motivazione. Il popolo sardo, consapevole del fiore all’occhiello che le bellezze naturalistiche rappresentano per la Regione, sia in quanto alla spettacolarità della natura sia in termini economici, ha rifiutato il deturpamento del Parco Nazionale dell’Asinara anche per opporsi alla “venuta dello straniero”. A riguardo si è espresso in questi termini il Presidente della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci affermando: «respingiamo l’idea che qualcuno possa impadronirsi di alcuni degli scorci di pregio delle coste della Sardegna per portare avanti progetti totalmente incompatibili con un’isola».

Una motivazione politica dunque si sposa a quella puramente ambientalista: l’orgoglio del popolo sardo si manifesta in anche quando ci sono di mezzo le rinnovabili!

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