Expo Village: ci si avvia verso un flop anche immobiliare?

di Giulia Magnarini del 21 Luglio 2011

Se vi fosse capitato di percorrere le strade che sezionano l’hinterland milanese nella periferia di Rho-Pero, sicuramente l’impressione che avrete stampata nella memoria sarebbe di un’area industriale, densamente provvista di capannoni, ciminiere, angoli degradati da scarichi abusivi, arterie autostradali, svincoli di tangenziale. E credo che a nessuno abbia mai sfiorato l’idea che in una zona simile possa sorgere un’area residenziale definita “un’oasi naturale a due passi da Milano”.

Expo Village: ci si avvia verso un  flop anche immobiliare?

Eppure, grazie alla fanta-architettura, questo avverrà: si chiamerà Expo Village e sorgerà dalla riconversione degli spazi adibiti ad accogliere addetti e ospiti dell’Expo 2015.
Per chi non conoscesse la zona incriminata deve sapere che si trova incuneata tra l’Autostrada Torino-Milano (A4) e l’Autostrada del Laghi (A8) e delimitata ancora dalla Tangenziale Ovest. E’ un territorio, inoltre, su cui sorgono diverse aziende e stabilimenti “a rischio di incidente rilevante” (così come definite dalla Normativa Seveso): l’Ecoltecnica Italiana Spa gestisce rifiuti speciali, pericolosi e non, l’industria chimica Dipharma Francis, la Siochem di Bollate gestisce la commercializzazione e la logistica di solventi, plastificanti e glicerine, la Rhodia Italia produce ausiliari chimici, tensioattivi, emulsionanti e disperdenti, l’Arkema di Rho produce fertilizzanti chimici, la Bitolea è specializzata in solventi organici e diluenti, l’Eni possiede un deposito di idrocarburi.

Il Rapporto Ambientale redatto dall’Arpa Lombardia mette in evidenza come in questa zona esistano siti da considerare critici e incompatibili con la trasformazione post-evento in zona residenziale, sia da un punto di visto di inquinamento del terreno, acustico, olfattivo e di rischio incidente.

Dunque, non esattamente il luogo ideale in cui pensare di unire armoniosamente un’architettura d’avanguardia e grandi spazi verdi. Ma qualcuno ci è riuscito. I tecnici del Comune di Milano, grazie a successive varianti, stanno tentando di classificarlo come “residenziale edificabile”: aree classificate ad uso industriale dal catasto sono state destinate a verde agricolo, omettendo addirittura in alcuni casi l’esistenza di fabbriche chimiche.

E’ impossibile non sentire odore di business edile e non pensare all’ennesima speculazione immobiliare portata avanti con una costosissima operazione di facciata: Palazzo Marino ha condotto una propaganda ingannevole a riguardo dell’ “oasi a impatto zero” sperando di riuscire a rientrare nei costi stellari di acquisto delle aree in questione. Aggravante: l’intero progetto è stato finanziato con fondi pubblici.

Sull’Expo 2015 sono emersi fin da subito sprechi, affari e polemiche. Ora, sulla riconversione e riqualificazione dell’area e delle opere costruite aleggia il fantasma del flop immobiliare.

Vedi anche:
Expo 2015: addio all’orto globale. E ora?

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