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FAO: il programma Save & Grow per produrre di più con meno risorse

Vi ricordate la Green Revolution, la rivoluzione verde iniziata negli anni sessanta? A dispetto del nome, di “verde” aveva ben poco: si trattava infatti di un programma per incentivare l’agricoltura intensiva, l’uso di pesticidi e fertilizzanti chimici e il ricorso a semi ibridati. Il programma, tuttavia, aveva lo scopo di risolvere il problema della fame nel mondo e in nome di questo nobile fine, è stato sostenuto per decenni da organismi internazionali e ong, anche all’interno di progetti di cooperazione per lo sviluppo.

FAO: il programma Save & Grow per produrre di più con meno risorse

Tra i forti entusiasmi iniziali e le critiche crescenti, soprattutto da parte dei movimenti ambientalisti e di gruppi indigeni impegnati a difendere le proprie secolari tecniche di coltura, in mezzo secolo la rivoluzione verde ha cambiato il modo di coltivare la terra in molte regioni del mondo, determinando raccolti abbondanti, alte rese produttive ma anche una nuova dipendenza dei contadini dalle multinazionali che producono gli agrofarmaci e selezionano le sementi.

C’è di più: anni di sfruttamento intensivo del suolo hanno impoverito i campi, cosicché dopo poche annate di raccolti miracolosi i terreni sono divenuti improduttivi, accelerando la desertificazione del pianeta. Questo processo si è verificato in tutti i continenti, nei paesi ricchi come in quelli in via di sviluppo, sebbene con modalità diverse.

Ma la linea della rivoluzione verde non è più sostenibile per il pianeta: dopo le denunce degli ambientalisti, adesso a dirlo è anche la FAO, che nel rapporto “Save and Grow” pubblicato nel giugno 2011 fa un appello per una produzione agricola che sia veramente sostenibile.

Nel 2050 la popolazione mondiale potrebbe superare i 9 miliardi e la domanda alimentare dei paesi in via di sviluppo raddoppierà: per soddisfare questa domanda, la produzione agricola dovrebbe aumentare complessivamente del 70%, con un incremento del 100% nei soli paesi in via di sviluppo.

Lungi dal prendere apertamente le distanze dall’agricoltura industriale intensiva, che viene descritta come un passaggio necessario ma dai costi elevati, il rapporto FAO auspica tuttavia l’abbandono di tale modello in favore di un approccio ecologicamente più sostenibile ed economicamente meno dispendioso.

L’agricoltura, vi si legge, deve imparare innanzitutto a conservare: cioè a svilupparsi in armonia con gli ecosistemi che la ospitano, senza stravolgerli e anzi sfruttandone le potenzialità. Per esempio: all’aratura ripetuta e profonda del suolo accompagnata da un massiccio utilizzo di fertilizzanti chimici, è preferibile un’aratura più superficiale e meno frequente, unita allo sfruttamento della sostanza organica naturale presente sul terreno.

L’uso di fertilizzanti può essere ulteriormente limitato reintroducendo le rotazioni colturali e gli abbinamenti di varietà complementari, come cereali/leguminose, oltre che dalla scelta di resistenti varietà locali, capaci di adattarsi perfettamente alle caratteristiche del terreno e del clima. I pesticidi possono essere sostituiti dalla lotta integrata, ovvero dalla valorizzazione della predazione naturale.

FAO - Save and Grow

Un altro punto fondamentale è quello relativo alla scala delle produzioni agricole: l’impegno dovrà essere rivolto soprattutto a sostenere i piccoli contadini e le famiglie rurali a basso reddito dei paesi poveri, per far fiorire molte piccole aziende agricole familiari, mediamente più ecosostenibili e più produttive delle grandi multinazionali dell’agricoltura. E ancora: riscoprire l’impollinazione naturale, regolare lo sfruttamento delle precipitazioni e dei corsi d’acqua naturali per attuare un’irrigazione di precisione che riduca al minimo il dispendio idrico, lasciare sui campi i residui delle coltivazioni per fertilizzare il terreno con la tecnica del sovescio.

Sul lungo periodo, questo tipo di agricoltura riuscirà a produrre di più rispetto all’agricoltura industriale intensiva, che garantisce rese “miracolose” solo per pochi anni e a costi molto elevati.

Un film già visto? Certo, a molti lettori di TuttoGreen queste cose non sembreranno affatto nuove: si tratta infatti di misure e accorgimenti che l’agricoltura biologica e l’agricoltura biodinamica adottano già da decenni. Ma è la prima volta che un organismo di rilevanza internazionale come la FAO fa il punto su criteri e metodi della sostenibilità agricola, esortando tutti ad adottarli. Che sia arrivato il tempo per una “contro-rivoluzione verde”? L’analisi della FAO è chiara: o invertiamo la rotta anche in agricoltura, o il pianeta non sarà più in grado di sostenerci.

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