Finalmente condannati a 16 anni i responsabili dell’inquinamento da amianto

di Erika Facciolla del 17 Febbraio 2012

Colpevoli’: questa la sentenza pronunciata dal Tribunale di Torino all’indirizzo dei proprietari della più grande azienda tedesca di amianto che in Italia aveva la sua sede produttiva a Casale Monferrato. I due, nell’ambito del processo ‘Eternit’, sono stati condannati a 16  di reclusione ciascuno. Una condanna storica ed esemplare che scrive la parola ‘fine’ su una delle vicende più tragiche e dolorose del nostro paese.

Finalmente condannati a 16 anni i responsabili dell’inquinamento da amianto

Nella sentenza letta in aula dal giudice Giuseppe Casalbore sono stati riconosciuti tutti i reati contestati al magnate svizzero Stephan Schmidheiny, 65 anni, e il barone belga Louis De Cartier De Marchienne, 91 anni, condannati per disastro doloso e omissione dolosa di misure infortunistiche per i fatti accaduti negli stabilimenti piemontesi di Casale Monferrato e Cavagnolo.

Grande la commozione nell’aula affollata dai parenti delle vittime ai quali sarà riconosciuto un risarcimento. Si tratta di cifre che oscillano tra i 30.000 e i 50.000 euro, e che si aggiungono ai tanti risarcimenti provvisionali disposti dal giudice. Tra questi, 70.000 euro per l’associazione Medicina democratica e per il WWF, 100.000 euro per l’Associazione nazionale esposti amianto, 4 milioni per il comune di Cavagnolo e 15 milioni per l’Inail. Risarcimenti mediamente di 100.000 euro ciascuna per le sigle sindacali, parti civili nel processo, 25 milioni per il comune di Casale Monferrato che significano 35.000 euro per ogni ammalato.

I fatti. Benché gli effetti altamente nocivi della polvere di amianto siano noti sin dagli sessanta, a Casale Monferrato (Alessandria), Cavagnolo (Torino), Broni (Pavia) e Bari la Eternit e la Fibronit continuarono a produrre manufatti sino al 1986, mantenendo i propri operai in uno stato di totale ignoranza circa i danni che le fibre di amianto provocano ed evitando di far usare tutte quelle precauzioni (mascherine e  guanti) necessarie per evitare che migliaia di persone si ammalassero di tumore al polmone o di asbestosi. Tutto questo, con il solo scopo di prolungare l’attività dello stabilimento e accrescere i profitti!

A Casale Monferrato i morti e i contaminati da amianto sono e saranno migliaia, soprattutto perché lo stabilimento disperdeva in tutta la città particelle di amianto nell’aria tramite potenti aeratori, causando la contaminazione anche di cittadini e persone non legate alle attività delle fabbriche.

Tra il 2009-2011 i nuovi casi accertati di contaminazione furono 128 ma dal momento che l’incubazione della malattia dura circa 30 anni, sono in pericolo tutti coloro che hanno vissuto nel comprensorio fino alla fine degli anni ottanta.

Nella zona di Casale Monferrato e nell’intera Provincia di Alessandria si contano più di 1.600 morti per esposizione ad amianto. L’elenco delle persone decedute aggiornato al 5 ottobre 2011, è di 1.830, a cui si aggiungono 1.027 parti lese. In tutto il numero delle parti civili presenti al processo superava quota 4.500.

Anche se la difesa di De Cartier ha già annunciato ricorso in appello, resta la gioia per l’accertamento giuridico delle responsabilità penali e civili decretate dalla Corte di Torino dopo due anni di dibattimenti e più di 65 udienze intercorse. Un verdetto che riscatta le tanti morti ‘silenziose’ degli ultimi anni ed un inquinamento ambientale di vaste proporzioni che ancora oggi necessita di opere di bonifica in una grande parte di edifici su tutto il territorio italiano.

La sentenza è storica ma non pone fine ad un disastro i cui terribili effetti non hanno ancora terminato di mietere vittime.

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