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Finalmente Napoli è uscita dall’emergenza rifiuti?

Dopo diciassette anni dall’inizio “ufficiale” dell’emergenza rifiuti (nel 1994 il governo in carica dichiarò lo stato di emergenza e nominò un commissario straordinario), acuita tra il 2007 e 2008 – complici la saturazione di alcune discariche cruciali e la chiusura di altre non a norma – con grossi problemi fino alla metà dello scorso anno, l’emergenza rifiuti in Campania, ma soprattutto nel napoletano dove aveva il suo punto più critico, sembra essere stata finalmente risolta.

Finalmente Napoli è uscita dall’emergenza rifiuti?

Del resto l’amministrazione comunale in carica, guidata dall’ex Pm Luigi de Magistris, ha posto come primo punto del programma proprio la risoluzione di tale piaga ecologica e sociale; per un problema che ha avuto non poche ripercussioni sulla salute dei cittadini (sono aumentati i casi di tumore in diverse zone del napoletano) ma anche sull’immagine della città. Complice anche il bombardamento mediatico molto negativo e a volte non sempre veritiero su un problema comunque esistente.

La Giunta de Magistris ha basato la propria ricetta anti-emergenza su due colonne: la raccolta differenziata e la partenza verso l’estero (in Italia nessuna Regione si è detta disponibile) delle tonnellate drammaticamente giacenti per strada. Ha fin da subito rigettato la possibilità di costruire un secondo inceneritore, nella zona Est della città; un’area già provata dall’inquinamento rilasciato dall’Italsider di Bagnoli (la cui attività è cessata circa vent’anni fa). Il primo si trova ad Acerra, inaugurato tre anni fa e spesso mal funzionante. Anche tale impianto viene impropriamente definito termovalorizzatore, ma in realtà funge solo da inceneritore e spesso riscontrando diversi problemi. Anch’esso ricade in una zona già provata dal punto di vista ambientale, un po’ come tutta l’area a Nord di Napoli; un’area dove i casi di tumore sono aumentati in modo inquietante negli ultimi anni.

Quanto alla raccolta differenziata, essa ormai riguarda tutte le Municipalità del Comune partenopeo, sebbene non dovunque è partita la raccolta “porta a porta” (in alcune zone i cittadini devono recarsi presso bidoncini o isole ecologiche non comunque lontane da casa) Sono spariti bidoni e campane per strada e attualmente la differenziata è stimata intorno al 30%; l’amministrazione punta al 70% e con un po’ di eccessivo ottimismo perfino ai Rifiuti zero, come San Francisco. A marzo partirà anche la raccolta dell’olio in determinate isole ecologiche. Aria nuova anche nella stessa Asia, società incaricata per la raccolta rifiuti, il cui Presidente è ora Raffaele Del Giudice, ex Direttore di Legambiente Campania e impegnatissimo da sempre nell’area a Nord di Napoli. Cambiato anche tutto il Cda della società controllata.

Ancora, di recente è partita una nuova iniziativa, che dovrebbe ulteriormente accelerare il raggiungimento di tali ambiziosi obiettivi: il progetto, dal nome buffo ma dai chiari intenti, si chiama “Sballati e composti“.
Il progetto è stato ideato dall’Assessorato all’Ambiente del Comune di Napoli, in collaborazione con l’ANEA – Agenzia Napoletana Energia e Ambiente – e le associazioni Confcommercio, Confesercenti, Federconsumatori, Legambiente e WWF. Esso invita i napoletani all’ “eco-spesa”.
Ad oggi sono più di venti i prodotti eco-sostenibili a disposizione dei cittadini napoletani: detersivi e alimenti alla spina (cereali, pasta, riso e legumi sfusi, ecc.), pannolini lavabili, lettiere ecologiche, cartucce ricaricabili, lampadine ad energia solare, detergenti per la persona, ecc.

L’obiettivo atteso è anche quello di avere, entro la fine del 2012, almeno 100 prodotti diversi distribuiti in più di 200 punti vendita del napoletano. Per poi monitorarne la vendita, al fine di contribuire alla riduzione del quantitativo di imballaggi (circa il 35% del totale) e di frazione organica (il 40% del totale) presente nei rifiuti.

Per quanto concerne invece la partenza dei rifiuti all’estero, qualche settimana fa la nave Nordstern ha caricato circa 3000 tonnellate di ‘secco’, direzione Rotterdam. L’operazione dovrebbe ripetersi altre volte e ha ottenuto la promozione anche dell’associazione indipendente Medici per l’Ambiente, che da anni studia e critica le politiche di smaltimento dei rifiuti campani: “Quello di Acerra – sostiene il sodalizio – è uno smaltimento altamente tossico e costosissimo, che in venti anni costerà circa 262 milioni di euro per circa 5239 anni di vita persi dai cittadini acerrani e napoletani: cioè circa 35mila euro al giorno e circa 7 mesi di vita persi ogni giorno dai cittadini di Acerra e Napoli. Le navi della spazzatura verso l’Olanda sono un’iniziativa incongrua, ma ci auguriamo che servano a far trionfare la verità sulle bugie”. L’analisi dei dottori Comella, Marfella, Esposito e Ciannella prende spunto da alcuni studi indipendenti, e in particolare da quello ‘Externe’ della Comunità Europea. Secondo i quali l’inceneritore di Acerra è da considerarsi “impianto insalubre di classe I”, cioè il massimo della tossicità industriale. Da qui deriverebbero i dati sopracitati.

Insomma, Napoli sembra finalmente aver cominciato a risolvere un problema dannoso su più punti di vista; anche se è ancora presto per cantare vittoria. Certo, la stupenda città sembra esserne uscita solo da qualche mese; ma la strada imboccata pare proprio quella giusta.

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Luca Scialò

Nato a Napoli nel 1981 e laureato in Sociologia con indirizzo Mass Media e Comunicazione, scrive per TuttoGreen da maggio 2011. Collabora anche per altri portali, come articolista, ghost writer e come copywriter. Ha pubblicato alcuni libri per case editrici online e, per non farsi mancare niente, ha anche un suo blog: Le voci di dentro. Oltre alla scrittura e al cinema, altre sue grandi passioni sono viaggiare, il buon cibo e l’Inter. Quest’ultima, per la città in cui vive, gli ha comportato non pochi problemi. Ma è una "croce" che porta con orgoglio e piacere.

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5 Commenti

  1. Cari Ragazzi, se non vivete a Napoli, evitate di aprire bocca solo per buttar fuori fiato. L’inceneritore di Acerra non e’ a norma – le centraline per il controllo della tossicita’ dell’aria sono fuori servizio dal giorno della messa in funzione. In quell’inceneritore viene buttato di TUTTO, incluso i rifiuti tossici delle ditte del NORD che, attraverso la malavita locale, vengono smaltiti illegalmente. A quanto leggo siete molto ignoranti i materia, pertanto vi invito caldamente ad informarvi – leggete il rapporto Ecomafie di Raffaele del Giudice e le conclusioni dell’inchiesta Poseidone … mi vergogno di essere Italiana ogni qual volta miei connazionali sparano a zero senza alcuna cognizione di causa…

  2. Il problema rifiuti campano, nasce negli anni ottanta o verso la loro fine, quando i ricchi imprenditori “senza scrupoli settentrionali e non” perchè così vengono chiamati nel nord italia, imprenditori senza scupoli mentre nel sud si utilizza il termine esatto, ossia eco-mafiosi o camorristi se volete, incominciano a fare affare d’oro intrecciando rapporti con la malavita organizzata campana smaltendo milioni di tonnellate di rifiuti tossici industriali, nelle cave legali e illegali che erano presenti sul territorio, saturando ogni impianto per lo smaltimento ed arrivando alla situazione che abbiamo visto tutti negli ultimi 10 anni.
    Quindi per prima cosa, smettiamola con questa demagogia spesso anche razzista che vuole il problema rifiuti come figlio solo di uno scarso senso civico dei napoletani a voler fare la raccolta differenziata, anzi a dimostrare proprio questa menzogna ci pensano le alte percentuali di raccolta differenziata raggiunte in ormai tanti quartieri della città e in molti comuni della provincia, dove si è ampiamente sopra il 70% con punte come il quartiere di bagnoli dove è stato raggiunti addirittura il 92%, giusto per precisare che non esiste nessuna tendenza antropologica dei partenopei ad essere incivili, anzi queste percentuali che tanti altri posti d’italia sognano, sono la dimostrazione del contrario. Fatte queste premesse, si precisa che i rifiuti o meglio la parte secca trattata che viene mandata in olanda, serve a decongestionare l’inceneritore di acerra che pur gestito da una azienda municipalizzata del comune di Milano cioè la A2A, ha già riscontrato notevoli problemi, avendo questi gestori, portato alla fusione delle pareti di 2 forni dei 5 a disposizione, a dimostrazione che nonostante questa struttura possa bruciare solo rifiuti che hanno uno specifico potere calorifero, ci viene buttato dentro di tutto, alla faccia delle rassicurazioni fatte ai cittadini alla sua inaugurazione, eppure è gestito da una municipalizzata della “efficiente Milano”, forse tutta questa efficienza è anch’esso un luogo comune. Quindi ben fa il comune di Napoli ad aver adottato una politica che porterà in futuro la città al rifiuto zero, attraverso centri come Vedelago della sig.ra carla Poli, senza l’utilizzo di ulteriori inceneritori che sono ormai la preistoria dello smaltimento rifiuti, non si deve bruciare nulla ma riciclare e recuperare tutto, è come voler costruire centrali atomiche oggi giorno quando nazioni serie come la germania puntano sulle energie rinnovabili come sole, geotermico e eolico. Quindi in definitiva, prima di aprire bocca per criticare e accusare, cercate di fare chiarezza sulla verità dei fatti e liberatevi dalla propaganda leghista, stupida e ottusa e come ultimamente si vede anche corrotta.

  3. P.S. A Luca Scialò (l’autore) citò: (ricetta anti-emergenza su due colonne: la raccolta differenziata e la partenza verso l’estero (in Italia nessuna Regione si è detta disponibile) delle tonnellate drammaticamente giacenti)
    Questo è errato. La puglia era disposta a smaltire ma costava di più che mandarli in Olanda.
    SI! AVETE CAPITO BENE! Costava di più.

  4. Ciao Giovanni te lo spiego subito perchè. L’Olanda si piglia la monnezza a costi bassissimi,poi da Rotterdam (guardacaso) la suddetta monnezza (delle tranche) se ne va in Africa (quando non finisce prima in fondo al mare su delle carrette assicurate) dove con la complicità della malavita locale viene “smaltita” buttandola a cielo aperto in mezzo anche a villaggi di poveracci.
    Risultato: La campania si libera dell’immondizia a prezzi irrisori,i napoletani possono fregarsene di stressarsi con la differenziata,gli Olandesi fanno i soldi,e gli Africani affogano sempre più nella m…
    Bah! Siccome la vicenda è complessa se te la vuoi leggere tutta puoi andare nel mio blog e vedere i 3 post: NEL CONTINENTE NERO 1-2-3 (se non sei impressionabile però!).

  5. Ma per cortesia! Qualcuno spieghi perché bruciare i rifiuti a Rotterdam va bene e ad Acerra no. Perché la spiegazione è una sola, che la Campania non vuole e non può risolvere il problema rifiuti, e dunque anche i medici per l’ambiente fanno gli utili idioti di chi vuole il mantenimento dell’emergenza. Ma per cortesia, ma andate a vedere come vengono trattati i rifiuti nel mondo e finitela con queste ammuine!

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