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Fukushima a sei mesi dall’incidente: che cosa succede veramente

Non se ne parla più sui giornali ed alla televisione e pare quasi rimossa dalla coscienza collettiva: Fukushima, l’ultima (ingloriosa) pagina di storia del nucleare, sembra quasi non essere accaduta, metabolizzata dal flusso di nuove informazioni e dal campionario di piccoli e grandi orrori della cronaca quotidiana.
L’ex premier Giapponese, Naoto Kan, ha recentemente dichiarato che le aree attorno a Fukushima sono destinate a rimanere inabitabili per decenni. L’obiettivo immediato è quello di dimezzare le radiazioni nel prossimo biennio, poi si vedrà, ma in ogni caso gli oltre 80.000 evacuati non potranno con ogni probabilità fare ritorno alle proprie case.

Fukushima a sei mesi dall’incidente: che cosa succede veramente

In Italia di recente è stata riportata una notizia – chiamiamola così – di “folklore”: tra le varie iniziative che si stanno mettendo in atto per cercare di arginare le conseguenze del disastro di Fukushima, spicca per originalità quella promossa da un tempio buddista, che vuole piantare milioni di girasoli per bonificare il terreno dal cesio. I girasoli, come visto già a Chernobyl, hanno una certa capacità di assorbire il cesio 134 e 137 dal terreno e trattenerlo nei fusti.
Il monaco alla guida del tempio di Joenji, Koyu Abeche, ha provveduto a distribuire tra la popolazione 8 milioni di semi di girasole e 200mila di altre piante, tra cui amaranto e senape selvatica: una semina che non deve fare sorgere illusioni circa la capacità di pulire Fukushima dalla radioattività, ma che servirà anche ad esorcizzare questa enorme ferita collettiva.

Per il resto, buio assoluto. Non si sa che fine hanno fatto gli 80.000 evacuati, non si dice nulla sulle reali conseguenze dell’incidente sulle persone, le conseguenze sulla catena alimentare, l’ammontare di radioattività che è stata dispersa nell’ambiente: troppo difficile forse per il giornalismo nostrano, il cui livello non va oltre la capacità di dare una notizia di colore, come quella del piano naturale per ripulire il terreno a colpi di girasoli.

Ma vediamo cosa succede veramente, proviamoci, almeno, perchè fortunatamente c’è ancora giornalismo migliore del nostro all’estero e in rete.

Gli evacuati: sono tra 80 e 100mila le persone evacuate permanentemente, e, come documentato da CBS Australia, ad Agosto molti di loro vivevano ancora in sistemazioni di fortuna fatte con cartone e brandine presso edifici pubblici.
Hanno potuto in parte visitare le loro case, nel corso di brevi visite e sotto supervisione, scrive il New York Times.
Quella degli evacuati è forse la ferita aperta che imbarazza maggiormente il governo giapponese e non è dunque un caso che non se ne sappia molto.

La radioattività di Fukushima: la quantità di cesio radioattivo che è fuoriuscito dalla centrale nucleare di Fukushima è pari a 168 bombe atomiche come quella sganciata a Hiroshima dagli americani nella Seconda Guerra Mondiale. Lo ha dichiarato l’agenzia nucleare del Giappone e – sebbene una fuoriuscita prolungata nel tempo da una centrale sia una cosa molto diversa dalla radioattività emessa all’improvviso da una bomba – la cifra è impressionante. Ricordiamoci di questo numero: 168 bombe atomiche di Hiroshima.

Il nodo delle conseguenze sulla catena alimentare: ancora meno noto è un fatto a nostro parere altamente significativo.
Nei mesi successivi all’incidente si è dibattuto su quali potessero essere gli effetti di simile incidente sulla salute pubblica: se i Giapponesi si trovassero o meno in una situazione a rischio dal punto di vista della contaminazione del cibo anche non proveniente dalle immediate vicinanze di Fukushima.

In alcuni studi condotti quest’estate separatamente da autorità locali e centrali, nelle aree metropolitane di Tokyo e nelle prefetture di Chiba, Saitama, Kanagawa e Ibaraki, i risultati hanno mostrato occasionalmente alti livelli di Iodio-131, Cesio 137 e 134 in appezzamenti di queste zone, distanti anche 250-300 chilometri dalla centrale di Fukushima.
Vi invitiamo a questo proposito vedere i risultati della ricerca del Radiation Defense Project.

Eppure, e qui viene il fatto meno noto, gli Stati Uniti hanno autorizzato l’importazione di cibo giapponese anche non adeguatamente testato e controllato: se questa sia una mossa di dubbia saggezza per aiutare l’amico giapponese a spese della salute del cittadino americano medio, oppure il tentativo di minimizzare le conseguenze dell’incidente di Fukushima per dimostrare che il nucleare in fondo non-è-così-insicuro, non lo sappiamo e non lo possiamo sapere.

E’ una vecchia storia quella dei governi che trattano i propri cittadini nè più nè meno che cavie e Fukushima purtroppo non fa eccezione.
Ricordiamocelo, almeno oggi, che sono 6 mesi dall’incidente che ha sconvolto il Giappone.

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