Google: nel geotermico l’ultimo investimento sulle energie rinnovabili

di Giovanna Fiolo del 3 maggio 2011

Mai più attuale e di rilevante importanza sembra essere oggi la rincorsa alle politiche riguardanti il risparmio energetico mediante l’utilizzo di nuove fonti di energia alternativa.

I rincari del petrolio e dei suoi derivati prima e l’incidente nucleare in Giappone poi, hanno innescato ripensamenti sulle strategie volte alla ricerca di energie alternative, pulite e rinnovabili.

Una nuova frontiera, quale valida alternativa al petrolio, dai grandi vantaggi economici e la massima attenzione all’ambiente – impatto zero sul clima e senza emissioni di CO2 – è l’energia geotermica.
E a crederci è Google, che ormai da tempo investe nella ricerca e sviluppo di progetti per le rinnovabili, dalla scoperta di nuove fonti allo studio di soluzioni tecnologiche all’avanguardia. Che poi Google creda nelle potenzialità dell’energia geotermica non deve sorprendere: finora sono circa 11 i milioni di dollari investiti dal colosso di Mountain View per ricavare energia geotermica da immettere in rete, come si può vedere dalla pagina dedicata a questa fonte di energia pulita da Google.

Si tratta di investimenti diversi, ma tutti mirati a migliorare la tecnologia e i processi relativi allo sfruttamento di questa fonte di energia rinnovabile, praticamente un pattern nella strategia green di Google.

L’ultimo progetto, finanziato con un assegno di 481.500 dollari e volto a monitorare il potenziale geotermico dello Stato, gli ha dato ragione: la Virginia è uno degli Stati dell’Unione con un potenziale geotermico più alto del previsto, che potrebbe portare al raddoppio della capacità di generazione dell’energia, pari al 78%.

Tale scoperta risulta interessante per il colosso del web, interessato a fonti energetiche alternative per poter alimentare il proprio impero tecnologico, ma anche per lo Stato della Virginia che ad oggi soddisfa il proprio fabbisogno energetico con le inquinantissime centrali a carbone.

Contribuirebbe infatti a migliorare la sicurezza e l’indipendenza energetica degli Stati uniti, a ridurre le emissioni di CO2 e probabilmente anche a dare un impulso economico per lo Stato.

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