Gran Bretagna: non raggiunti i target su rinnovabili nel 2010

di Elena del 12 maggio 2011

Obiettivo fallito sul fronte delle rinnovabili per la Gran Bretagna nel 2010. È quanto riferisce – un po’ a sorpresa per chi non avesse seguito gli sviluppi oltremanica sul fronte energie rinnovabili – la Renewable Energy Foundation (REF), che ha pubblicato un rapporto sulla base dei dati forniti dal Dipartimento per l’energia e cambiamenti climatici (EPA) e dell’Ofgem, l’organismo che regola i mercati del gas e dell’elettricità in UK.

Dalla relazione si evince che non solo l’obiettivo del 2010, di produrre il 10% di energia elettrica da fonti rinnovabili, non è stato raggiunto, ma che ci sono molti dubbi sulla fattibilità dell’intero programma. Il Regno Unito ha prodotto nel 2010 soltanto il 6.5% di elettricità da fonti rinnovabili, nonostante un flusso di finanziamenti di 5 miliardi di sterline dal 2002 al 2010, e di 1.1 miliardi solo nel 2010.

Il mancato raggiungimento del 10% conferma la perplessità sulla capacità del Regno Unito di raggiungere l’obiettivo europeo del 15% del consumo energetico finale derivante da rinnovabili entro il 2020, un livello che richiede almeno che il 30% dell’elettricità del Paese sia generata da fonti rinnovabili. John Constable, direttore di politica e ricerca per REF ha dichiarato: “I risultati che pubblichiamo oggi dimostrano che, nonostante i costi molto elevati per i consumatori, l’obiettivo del 2010 non è stato raggiunto con un ampio margine, e che di conseguenza l’obiettivo europeo del 2020 è chiaramente fuori portata”.

Questo contrasta con il rapporto della Commissione sul Cambiamento Climatico che, invece, prospetta una produzione inglese di energia da rinnovabili del 30% sul totale prodotto, entro il 2030. Stando alla relazione il Regno Unito potrebbe soddisfare l’obiettivo del 15% di energia da fonti rinnovabili entro il 2020 e raddoppiare la quota di energie rinnovabili nell’arco del 2020. In ogni caso, come sostiene il direttore esecutivo della Commissione sui cambiamenti climatici, David Kennedy, è necessario assumersi impegni a lungo termine a sostegno di tecnologie “meno mature” e sostenere con incentivi gli investimenti in energia alternativa.

E in Italia? In Italia il nuovo decreto sulle Rinnovabili portato avanti dal Ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani ha una spaccatura all’interno del mondo del fotovoltaico. E nonostante l’accordo raggiunto con il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo 150 aziende sono ricorse al movimento Sos Rinnovabili per un’azione collettiva contro il decreto detto ‘ammazza rinnovabili’ e il IV Conto Energia.
Un primo ricorso verrà presentato alla Corte di Giustizia Europea perché secondo Assosolare, l’associazione nazionale dell’industria fotovoltaica, il Dlgs 28/2011 non recepirebbe la direttiva europea sulle rinnovabili. Una seconda azione sarà avviata al Tar per il danno ricevuto dalle aziende che hanno rispettato la legge e che adesso si trovano a subire gli effetti di un trattamento sulle tariffe incentivanti considerato discriminante.

Secondo gli investitori e i produttori, il decreto penalizza le imprese che, facendo affidamento sul Terzo Conto Energia, hanno investito sostenendo costi per oltre 500 milioni di euro. Investimenti da realizzarsi entro il 2011 e il primo trimestre del 2012. Di “vittoria” ha parlato invece la Prestigiacomo, che al termine del varo del decreto ha dichiarato: “Il provvedimento assicurando certezze per gli investimenti nel breve e nel lungo periodo alimenterà la spinta virtuosa verso nuove tecnologie energetiche amiche dell’ambiente e aiuterà in maniera decisiva l’Italia a raggiungere i target di riduzione di C02 fissati a livello internazionale”.

L’unica cosa sicura è che per arrivare agli obiettivi sottoscritti in sede comunitaria non potremo sederci neppure un attimo e il mancato raggiungimento del target 2010 da parte della Gran Bretagna ci deve far riflettere.

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