I bimbi di città più “grandi” di quelli che stanno in campagna, per effetto di ormoni presenti nello smog

di Luca Scialò del 29 dicembre 2011

Ricerche scientifiche a parte, non è difficile intuire che i bambini che crescono in città vivono molto peggio di quelli che passano la prima fase della loro vita in campagna. E non parliamo solo dell’aspetto legato all’aria che respirano ma anche del cibo e dell’acqua che mangiano e bevono.

A fare la differenza per la qualità della vita è ovviamente anche l’inquinamento, che comporta negli adulti che vivono in città un sensibile innalzamento dei rischi di malattie croniche, di patologie mentali, minori difese immunitarie, artriti, cardiopatie, cancro e problemi di fertilità.

Per i bambini si sà da tempo che i rischi sono maggiori dei loro genitori, proprio perché sono in fase di sviluppo e più deboli degli adulti. Quello che non si sapeva, invece, ed è stato scoperto dagli scienziati dell’Università di Granada in uno studio recente, è che i piccoli che vivono in grandi città sono fisicamente più grandi per la presenza nell’aria di inquinanti chiamati xenoestrogeni, ormoni che hanno un effetto sul corpo simile a quello che gli estrogeni hanno sulle donne.

Un altro gruppo di ricercatori della Ohio State University ha poi mostrato che gli inquinanti urbani possono causare cambi nel metabolismo dei bambini che si manifestano con aumento del livello di zucchero nel sangue e con l’innalzamento della resistenza all’insulina.

In pratica, l’aria inquinata di città può far sviluppare al bambino il diabete di tipo 2, perché le polveri chimiche in sospensione causano infiammazioni e cambiamenti molecolari nelle cellule grasse del corpo del bambino.

Oltre ai rischi dovuti all’ambiente esterno, per i bambini cittadini c’è anche il problema della sedentarietà. Dalle statistiche risulta che solo il 20% dei bambini gioca all’aperto mentre il restante 80%, passando troppo tempo in casa, ha una maggiore probabilità di soffrire di “alta miopia”. Una patologia visiva che può portare anche alla cecità dopo i 50 anni. Secondo i ricercatori del Centre of Excellence in Vision Science australiano, la mancanza dell’esposizione alla luce del sole causa il rilascio di dopamina da parte della retina e la dopamina è un ormone che inibisce la crescita dell’occhio, causando appunto miopia.

Insomma, a quanto pare vivere nelle grandi metropoli comporta danni per la salute tanto per i grandi quanto per i piccoli.

Non a caso in Italia si sta verificando una “fuga” delle persone dai grandi ai piccoli centri. Italo Farnetani, pediatra e docente dell’Università di Milano Bicocca, elaborando i dati Istat relativi alle natalità nei primi 5 mesi dell’anno con il suo gruppo di ricerca, ha scoperto che in Italia c’è una tendenza a fuggire dai grandi agglomerati urbani verso quelli più piccoli. “C’è stato infatti un crollo della natalità nelle grandi città – dice Farnetani – e un incremento di natalità dei piccoli centri. A Milano, per esempio, c’è stato un crollo netto e un boom di nascite nella Brianza”.

Che l’ultramoderno uomo del duemila stia riscoprendo il piacere di vivere in campagna e nei piccoli borghi?

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