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I ciclisti inglesi cercano di farsi metter sotto dalle auto…

I ciclisti inglesi? Matti su due ruote che vagano per le strade delle città del Regno Unito con propositi suicidi perché spinti da un irrefrenabile desiderio di sfidare il pericolo fino all’estremo epilogo. Parafrasando quanto basta le dichiarazioni pronunciate qualche giorno fa dal conservatore James of Blackhealth di fronte ai membri della Camera dei Lord, la fotografia del ciclista anglosassone medio potrebbe essere proprio questa.

I ciclisti inglesi cercano di farsi metter sotto dalle auto…

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Il che, sempre secondo Lord Blackhealth, spiegherebbe il vertiginoso aumento degli incidenti mortali tra gli amanti delle due ruote che si è registrato sulle strade di Londra recentemente.

La realtà pittoresca e quasi fumettistica descritta da questo fantasioso signore, ovviamente, è molto diversa da quel che accade nel Mondo reale, dove il problema del preoccupante incremento delle morti tra i ciclisti sta fornendo spunti di riflessione su come rendere sicure le strade della capitale inglese (e non solo).

VOGLIAMOCI BENE:

Incroci pericolosi da ridisegnare, buche, interruzioni per lavori, deviazioni mal segnalate e un traffico perennemente congestionato sono le maggiori criticità che affliggono la rete stradale londinese, e si potrebbe aggiungere anche molte altre grandi metropoli europee. D’altra parte è vero che la scelta di utilizzare la bicicletta per gli spostamenti in città non è la più sicura, ed è anche vero che alcuni ciclisti sprovveduti sembrano cercarsi il pericolo con il lanternino, ma queste sono considerazioni di un peso troppo relativo rispetto  un fenomeno generale di tutt’altra portata.

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L’ultimo invito rivolto alle autorità dai cittadini della capitale britannica è arrivato qualche giorno fa con la Cycling Campaign, manifestazione di protesta che si è svolta in prossimità di una rotatoria particolarmente pericolosa che negli ultimi tempi è diventata una vera e propria trappola mortale per decine di ciclisti.

Nell’occasione i partecipanti hanno chiesto ancora una volta più sicurezza, una regolazione semaforica adeguata, barriere di protezione e attraversamenti pedonali e ciclabili atti ad evitare altre morti inutili.

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Vogliamo scommettere, caro Lord James of Blackhealth, che se le esortazioni dei cittadini venissero ascoltate, i ciclisti smetterebbero improvvisamente di tentare a tutti i costi di morire?

Erika Facciolla

Giornalista pubblicista e web editor free lance. Nata a Cosenza il 25 febbraio 1980, all'età di 4 anni si trasferisce dalla città alla campagna, dove trascorre un'infanzia felice a contatto con la natura: un piccolo orticello, un giardino, campi incolti in cui giocare e amici a 4 zampe sullo sfondo. Assieme a lattughe, broccoli e zucchine coltiva anche la passione per la scrittura e la letteratura. Frequenta il liceo classico della città natale e dopo la maturità si trasferisce a Bologna dove si laurea in Scienze della Comunicazione. Dal 2005 è pubblicista e cura una serie di collaborazioni con redazioni locali, uffici stampa e agenzie editoriali del bolognese. Nel 2011 approda alla redazione di TuttoGreen con grande carica ed entusiasmo. Determinata, volitiva, idealista e sognatrice, spera che un giorno il Pianeta Terra possa tornare ad essere un bel posto in cui vivere.

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