I cittadini di Valdicastello bevono acqua con tallio da 60 anni

di Luca Scialò del 8 settembre 2015

Uno studio condotto dai ricercatori del dipartimento di Scienze della Terra dell’Università di Pisa sulle miniere di perite a monte di Pietrasanta, in Versilia, ha rivelato un inquinamento da tallio nelle falde acquifere della zona.

Queste miniere, attive fino agli anni Ottanta e mai bonificate, sarebbero il motivo di un inquinamento da tallio, evento rarissimo. Come è possibile? L’utilizzo di queste miniere ha fatto sì che il metallo finisse nella sorgente che alimenta l’acquedotto a cui sono collegate le case di oltre 1.000 abitanti di Valdicastello, nel Comune di Pietrasanta. Pertanto, si sospetta che per almeno 60 anni gli abitanti abbiano utilizzato per cucinare, bere e lavarsi acqua piena di tallio.

Cos’è il tallio? E’ un metallo considerato prezioso ma anche molto tossico, inodore, insapore e incolore, che uccide lentamente senza lasciare traccia. Non a caso viene utilizzato dai regimi o dai servizi segreti per uccidere i nemici.

Almeno un abitante su due, secondo i primi esami, potrebbe essere stato ‘contaminato’. Le analisi delle urine effettuate dall’Istituto di medicina legale e tossicologia forense dell’Università di Milano, parlano di esiti “molto preoccupanti” per 88 dei 700 campioni analizzati. Da analisi ulteriori fatte sui capelli degli abitanti emerge che il 61% avrebbe livelli di contaminazione da tallio che vanno da 5-10 volte a 240-480 volte il valore normale. Risultano infine contaminati il 44% dei minorenni.

Ma il problema non riguarda solo i residenti, bensì anche i turisti. Valdicastello è infatti meta di un turismo piuttosto elitario, trovandosi a due passi dalle ricche ville della Versilia e dalle gallerie d’arte della “piccola Atene“, come chiamata Pietrasanta. La Giunta locale sta correndo ai ripari a colpi di ordinanze. L’ultima volta a metà luglio con il divieto di uso dell’acqua a fini alimentari in una zona fino a oggi fuori pericolo, nel centro storico di Pietrasanta.

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Il problema poi riguarda anche ai prodotti agricoli della zona, per decenni coltivati in terre irrigate con acqua avvelenata. Ora gli studi dei geologi di Pisa, anche grazie anche a un finanziamento regionale, si concentreranno sulle conseguenze per l’agricoltura. Quindi, rischi per la salute di residenti, ma anche turisti e consumatori c’è un notevole rischio.

Al momento non è ancora possibile stimare esattamente quali rischi corra realmente la popolazione, giacché non esistono studi in merito, soprattutto sulle conseguenze a lungo termine.

Nel frattempo, si muove anche la magistratura, i reati: avvelenamento di acque e sostanze alimentari e omissione di atti d’ufficio. La contaminazione dell’acqua dell’acquedotto sembrerebbe una conseguenza di un naturale processo di mineralizzazione del sottosuolo, aggravato dall’attività mineraria e dalla mancata messa in sicurezza delle miniere. Le miniere sono tre, che appartenevano a un’unica società, poi fallita, per cui la concessione è passata al Comune. E col passaggio dal privato al pubblico le cose non sono cambiate: nessuna bonifica.

Inoltre l’Italia non comprende il tallio tra gli elementi normati per le acque destinate al consumo umano, ma ne stabilisce semplicemente un limite (2 µg/l ) e solo per le acque sotterranee. Eppure il tallio è riconosciuto tossico dalla Agenzia statunitense per la protezione ambientale con limite nelle acque potabili di 2 µg/l.

In questo caso, a Pietrasanta le analisi del settembre 2014 rilevavano una presenza del metallo dai 2,76 µg/l ai 10,13 µg/l (5 volte il limite Usa). Per di più, i geologi avevano allarmato sulla possibile presenza di tallio nell’acqua già nel 2013.

Ora l’acquedotto viene alimentato da un’altra sorgente, lontana dalle miniere e sicuramente pulita. Ma le tubature nella quale scorre l’acqua sono talmente intrise di tallio che l’acqua, nonostante entri pulita, rischia di uscirne contaminata.

Un ennesimo scandalo ambientale tutto italiano che viene taciuto e poco pubblicizzato.

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