I pionieri della green economy (parte III): dalle prime conferenze a Obama

di Gian Basilio del 31 Gennaio 2011

Anni cinquanta lavatrici e televisioni, Anni sessanta minigonne, dischi e contestazioni con il fiore in bocca, Anni settanta crisi petrolifera, rivolta dura e l’idea di sviluppo illimitato che mostra crepe, Anni ottanta liberismo e movimenti ambientalisti, il no nuke e il sole che ride. Ma è solo con gli anni novanta, dopo una lunga gestazione (vedasi anche la prima e la seconda parte di questo viaggio alle radici culturali della green economy) che l’ambiente entra nell’agenda politica istituzionale, merito pure dei movimenti nutriti a sviluppo sostenibile, e i principi si trasformano nelle prime norme. A Rio de Janeiro, i summit della terra, si scrive l’agenda del XXI secolo. Lotta all’inquinamento con approccio glocal (mix tra globale e locale) dove alle azioni degli Stati nazionali si associano migliaia di progetti su scala micro. A livello macro nel 1997 si siglano gli accordi del protocollo di Kyoto, un patto per limitare le emissioni inquinanti. Dieci anni dopo Rio arriva il summit mondiale sullo Sviluppo Sostenibile di Johannesburg per verificare la progressione negli impegni presi nel 1992.

I pionieri della green economy (parte III): dalle prime conferenze a Obama

I traguardi raggiunti sono minimi e c’è ancora tanto da fare ma il tema ambientale acquista centralità nell’agenda istituzionale. Se a livello globale si susseguono incontri vertici, accordi e patti negli anni novanta e i primi anni 2000 si affermano nuovi movimenti. Dalla Francia (i no global guidati da Joseph Bovè, che smonta un Mc Donald) al Brasile (i sem terra) sostenuti anche da intellettuali come Jeremy Rifkin (da Ecocidio, ascesa e caduta della cultura della carne a Economia all’idrogeno, la creazione del Worldwide Energy Web e la redistribuzione del potere sulla terra). A fine millennio, l’opera che maggiormente cattura l’immaginazione collettiva è comunque scritto da una ragazza canadese, Noemi Klein (No Logo il suo libro guida)

Intanto in Italia si afferma l’associazione Slow Food: il suo profeta è Carlo Petrini, che riscopre le produzioni alimentari non industriali e sul campo salva con le sue azioni specie rare e in via d’estinzione.  Sul campo della sostenibilità sociale si affermano i progetti di Muhammad Yunus, il banchiere dei poveri. Con la Grameen Bank (banca del villaggio) il credito da credito anche ai più poveri. Finanza etica che con il micro credito sbarca in Europa e sostiene in particolare progetti ad alto tasso di sostenibilità. Si diffondono i Gas, gruppi d’acquisto solidale, che puntano alla valorizzazione dei prodotti a kilometro zero (altro concetto e pratica sostenibile) e a filiera corta (dal produttore al consumatore). Anche nei piccoli paesi s’installano i distributori di latte fresco, negli ipermercati si montano gli scaffali con i prodotti biologici, a Bologna e poi altrove nasce il Last Minute Market che combatte la cultura dello spreco. Rispetto ai pionieri dello sviluppo sostenibile si ha un approccio pragmatico, basato sul fare e non solo sulla teoria. Il rivoluzionario smette l’eskimo e sposta la lotta nel carrello della spesa. Tanti affluenti che alimenteranno il fiume della Green Economy.

Il passo finale è quello dove si tenta una riconversione ecologica dell’economia. Una parola che assume toni quasi magici, spesso tinteggiatura lessicale per speculatori di mestiere, grazie al piano di comunicazione di Barack Obama. Il Presidente degli Stati Uniti che riesce, ma il suo successo politico oggi è messo in discussione, a inserire la Green Economy al centro del dibattito politico. Partono grandi piani d’investimento verdi che tentano di cambiare l’organizzazione economica della nostra società. Rispetto al passato (recente) alla volontà di singoli, intellettuali, gruppi di pressione ed associazioni civiche si affianca l’impegno della politica e del mondo dell’economia. Le finalità restano, beninteso, commerciali e sono dettate dalla necessità nella competizione globale di costruire un nuovo mercato, vista la concorrenza dei mercati emergenti. Ma l’obiettivo non può che essere condiviso.  Al momento però, nonostante migliaia di programmi istituzionali, infiniti progetti imprenditoriali, la Green Economy resta ancora una sfida ma rispetto ai tempi della Primavera Silenziosa della Carson milioni di persone hanno capito che cambiare si può.

Una frase racchiude il tutto: “Non è la fine del percorso, questo è solo l’inizio di un cammino”.

Così parlò Barack Obama il 18 dicembre 2009 a Copenhagen.

BIBLIOGRAFIA ESSENZIALE – Consigli di lettura:

  • Per una panoramica completa sull’evoluzione delle teorie dello sviluppo si consiglia la lettura dei libri del professor Alberto Tarozzi che ha curato l’edizione italiana di un testo imperdibile come quello di Sachs W. (a cura di), Dizionario dello sviluppo, Torino, Gruppo Abele 1998. Da leggere, dello stesso autore, Sviluppo e impatto sociale, Bologna, E.M.I. 1992; Quale sociologia dello sviluppo, Sassari, Iniziative culturali; 1992; Visioni di uno sviluppo diverso, Torino, Gruppo Abele 1991.
  • Recente e completo il manuale Sociologia dello Sviluppo, di Gianfranco Bottazzi, Bari, Laterza 2009
  • Carlo Trigilia – Sociologia economica, Il mulino, Bologna 2008
  • Giuseppe Scidà – Avventure e disavventure della sociologia dello sviluppo, Franco Angeli, Milano 2007
  • Da non perdere Hirsh F. (1981), I limiti sociali allo sviluppo, Bompiani, Milano
  • Vandana Shiva (2007), Il bene comune della terra, Feltrinelli, Milano e anche Ritorno alla Terra
  • Guandalini Maurizio e Uckmar Victor – Green economy. Idee, energia e dintorni, Milano, Mondadori 2009

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