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I sacchetti bio in Italia non decollano

Come spesso accade in periodi di transizione o contingenze politiche delicate e di crisi, c’è chi approfitta per rivedere leggi già decise in precedenza e fare marcia indietro, a discapito di settori che invece necessitano l’attuazione repentina di provveddimenti importanti. E’ il caso della legge n°296 del 2006 che stabilisce l’obbligo di utilizzare sacchetti biodegradabili, e che doveva entrare in vigore il 1 gennaio 2011, come preannunciato da giornali e tv.

I sacchetti bio in Italia non decollano

Inserita tra le voci del “Mille Proroghe“, un decreto il cui scopo era di risolvere disposizioni urgenti entro la fine del 2011, la norma è sparita, di conseguenza la legge ha potuto contare solo sulla buona volontà degli operatori. Ad esserne contenti sono stati naturalmente i produttori di buste di platica, circa duemila piccole aziende che vivono delle forniture di negozi e mercati e che hanno spinto affinchè il Ministro dell’Ambiente eliminasse questa norma.

Ad oggi la situazione è molto confusa e in commercio i centri commerciali sono stati gli unici a sostituire volontariamente i vecchi sacchetti in polietilene con buste biodegradabili al 100%, ottenute da amido di riso, patata e poliestere. La novità tuttavia non è stata accolta con entusiasmo dai consumatori a causa del costo (generalmente 10 centesimi contro i 5 precedenti) e per il fatto che si lacerano più facilmente rispetto a quelli in plastica.

I supermercati sono corsi al riparo e hanno inserito delle bellissime borse colorate, resistenti e riutilizzabili, in carta di riso, cotone, tela ed altri tessuti da 1 a 2,5 euro. La risposta dei clienti è stata positiva e c’è stato un aumento di vendite di questi sacchetti  per la spesa, riutilizzabili, rispetto a quelli in polietilene.

C’è chi invece ha cercato di fare il furbo e aggirare la messa al bando delle buste nocive, producendo un sacchetto in apparenza biodegradabile, con tanto di scritte che rimandano all’ecologia, ma in realtà composto di polietilene e alcuni additivi chimici, due componenti letali per l’ambiente.

Questi surrogati inoltre sono molto venduti perchè costano di meno e sono molto resistenti. Quindi per evitare di essere presi in giro dobbiamo fare attenzione al sacchetto che deve contenere la frase: “Prodotto biodegradabile conforme alle normative comunitarie EN 13432od i marchi che attestano la certificazione della biodegradabilità come “OK Compost” e “ Compostable”. Tali loghi sono inoltre dotati di un codice seguito da un numero (Sxxx o 7wxx) riferito a ogni azienda produttrice che deve assicurare anche la tracciabilità-

Ci auguriamo che i provvedimenti legati a questo tema siano messi in atto quanto prima e che non solo i grandi centri commerciali ma anche negozi e ambulanti si adeguino a questa norma. Dal canto suo il Ministero dell’Ambiente rassicura che ci sarà un decreto ad hoc in quanto l’utilizzo dei sacchetti di plastica è dannoso per l’ambiente e anche per l’immagine dell’Italia, che ha rimandato una legge promossa durante la consultazione dell’Unione Europea sui sacchetti biodegradabili.

La salvaguardia dell’ambiente in cui viviamo è un tema che non può aspettare ancora a lungo…

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