I Verdi in Germania fanno flop: dal 20% all’8%

di Luca Scialò del 1 ottobre 2013

Ormai la notizia è confermata da un po’: Angela Merkel è stata eletta Cancelliere di Germania per la terza volta consecutiva. A votarla 4 tedeschi su 10, premiando così la sua politica estera fatta di rigore economico e difesa ad oltranza dell’euro per favorire le esportazioni tedesche in seno all’Europa (che costituiscono circa il 75% delle esportazioni totali) ma premiando anche il suo equilibrio e la sua capacità di far proprie le proposte positive degli altri, avversari compresi, sul fronte interno.

La Cdu-Csu della Merkel ha conquistato il 41,5%, mentre il partito socialdemocratico (Spd) dello sfidante Peer Steinbrück ha ottenuto il 25,7% e dovrà mettere insieme una nuova «grande coalizione» dialogando con il partito socialdemocratico, il secondo più votato del Paese. Il resto dei seggi va alla Linke (gli eredi del Partito comunista) e ai Verdi, che hanno ottenuto rispettivamente poco più dell’8%.

Soffermiamoci proprio sul partito green, che più ci interessano in questa sede. L’8% sembrerebbe oggettivamente un ottimo risultato per noi italiani, visto che qui i Verdi hanno sempre superato a malapena la soglia del 2%. Invece è un risultato disastroso in Germania, poiché hanno raggiunto alle amministrative del 2011 perfino il 20%. Un crollo di 12 punti percentuali in 2 anni.

All’epoca risultò decisiva una massiccia campagna elettorale che i Verdi basarono sul disastro nucleare avvenuto nel marzo di quell’anno a Fukushima.

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Ma al di là di quella scelta strategica, i Verdi mostrarono un forte appeal anche tra gli elettori del Cdu e del Spd, grazie a un’ottima campagna elettorale su temi sociali: tasse, istruzione, parità di genere. Questa scelta si è però anche mostrata un’arma a doppio taglio: i Verdi hanno perso la propria specificità, formulando pure proposte che i tedeschi evidentemente attaccati alle loro salsicce, hanno bocciato, come quella di introdurre nelle mense scolastiche un giorno alla settimana “vegetariano”.

Ma al di là delle strategie politiche presumibilmente sbagliate, ciò che ha inflitto un duro colpo al partito è stato anche lo scandalo pedofilia che ha travolto uno dei suoi esponenti: Jürgen Trittin. A poche settimane dalle elezioni è venuto fuori che Trittin ha dato la sua tacita approvazione nell’agosto del 1980 affinché i Verdi affondassero delle dure leggi contro i pedofili. Uno scheletro nell’armadio imperdonabile se si considera l’interessamento per le questioni sociali abbracciate dai Verdi nell’ultima campagna elettorale.

La questione è emersa grazie a un’intervista a Spiegel di Horst Lorenz Seehofer, leader della CSU ed attuale Primo Ministro bavarese. Nell’intervista Seehofer affermava di non poter ammettere un’alleanza coi Verdi per le implicazioni pedofile dei suoi principali esponenti: Jürgen Trittin e Volker Beck.

A parte questo scandalo, un’alleanza dei Verdi con la Merkel sarebbe clamorosa, alla luce delle dure critiche che gli hanno rivolto per le scelte in campo ambientale; spesso più a favore delle multinazionali automobilistiche che dell’ecologia.

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Ma i Verdi devono guardare avanti e rimettersi in discussione, come ha ammesso Robert Habeck (Ministro dell’Ambiente nel Land di Schleswig-Holstein) sempre a Spiegel, aggiungendo: “avremmo potuto fare la storia in queste elezioni. Abbiamo perso un’occasione straordinaria”.

Facessero dichiarazioni così anche anche i nostri politici dopo le elezioni…

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