Il Bioparc di Valencia

di Roberta del 5 novembre 2010

Si pubblicizza come il definitivo superamento del concetto di zoo, il Bioparc di Valencia, in Spagna: uno spazio ecologico e naturalistico di conservazione di svariate specie di fauna minacciate d’estinzione, dove gli animali vivono senza barriere e serragli vari, ma visitandolo ci si rende conto che la forse definizione è un pò eccessiva.

Il Bioparc di Valencia

Costato la bellezza di 60 milioni di Euro e aperto al pubblico dopo sei anni di lavori, nel 2008, il Bioparc è certamente un notevole sforzo nel senso di riprodurre habitat naturali di incredibile varietà e ricchezza nella maniera più fedele possibile.
Dalle foreste equatoriali al Madagascar o alla savana, ogni ambiente è ricostruito con dovizia di particolari: notevoli anche le ricostruzioni di ambienti sotterranei, visitabili tramite passaggi anch’essi sotterranei, dove passano gran parte del giorno animali che solamente di notte si espongono, come l’oricteropo.
Tutto risulta impeccabile, che alla fine il sapore che lascia il Bioparc è di qualcosa di artefatto, di troppo artificiale per essere credibile e dove gli spazi per gli animali sono più percepiti che reali.
Una sorta di enorme hotel a 5 stelle per animali selvatici.
Il Parco delle Cornelle, pur ambientato in una struttura con meno pretese, dà l’impressione di essere più vasto, ospitando un numero simile di animali.

Come il Parco della Cornelle, anche il Bioparc svolge attività scientifica ed aderisce a diversi programmi di riproduzione di animali minacciati d’estinzione, tipicamente africane ed è una struttura che può dirsi ecologica, in quanto ricava gran parte delle energie necessarie al suo funzionamento grazie all’impiego di fonti di energia rinnovabile.

All’entrata, una dimostrazione di vegani, che manifesta contro il Bioparc, ci fa sorgere qualche interrogativo sulla natura di queste strutture, che sono pur sempre una rappresentazione artificiosa della natura.
Eppure siamo convinti che strutture come il Bioparc sia meglio averle che non averle. Non solo per il contributo di protezione di specie in pericolo, ma anche perchè consentono a tutti di avvicinarsi alla natura in maniera altrimenti impossibili.
E soprattutto per il loro valore simbolico: ci ricordano che l’uomo può tentare di imitare o ricreare la natura, ma che quest’ultima è qualcosa di troppo perfetto e complesso per essere eguagliato e che per tanto è il bene collettivo più prezioso che vi sia.

Ma tornando alla vexata quaestio: vale la pena di visitarlo? Magari non vale il viaggio, ma se siete in vacanza da queste parti, di sicuro merita la visita.

Per saperne di più: http://www.bioparcvalencia.es/

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