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Il container fantasma, una bomba radioattiva nel porto di Genova: a quando la soluzione?

Dal 14 luglio 2010, è una presenza inquietante al terminal 6 di Prà-Voltri nel porto di Genova. E’ un container di materiale ferroso e cobalto 60 che emette forte radioattività ed è stato, nel febbraio scorso, sotto pressione dei cittadini, ‘messo in sicurezza’ con una serie di barriere e di container pieni d’acqua volti a isolare  le emissioni. In realtà, si tratta della classica soluzione ‘tampone’ perché, in realtà, il cobalto 60 è un isotopo radioattivo molto potente e tossico, in grado di essere causa diretta dello sviluppo di alcune forme tumorali.

Il container fantasma, una bomba radioattiva nel porto di Genova: a quando la soluzione?

La storia di questo container è molto controversa. Secondo l’Autorità Portuale di Genova, il container è partito dal porto saudita di Gedda nel luglio 2010 a bordo di una nave della compagnia MSC, spedito dalla Sunmeal Casting Ilc di Ajman, un’azienda specializzata nel recupero di materiali di siti industriali dismessi e prima di giungere a Genova è ‘sostato’ nel porto di Gioia Tauro, dove nessun controllo ha rilevato la presenza di radioattività.

In realtà, per un discorso di autorizzazioni e bolli, dal 14 luglio scorso è fermo a Genova (la sua destinazione avrebbe dovuto essere la Germania). L’Autorità portuale, dopo aver accertato che all’interno del container c’è una fonte radioattiva della grandezza circa di una moneta, ha isolato il container su di una banchina del ‘sesto modulo’ del porto del ponente genovese collocandolo  all’interno di un “bunker”composto da altri container riempiti di acqua e cemento.

Per quanto riguarda la provenienza del container, una delle ipotesi formulata dagli investigatori è che quella individuata nel porto ligure possa essere una spedizione utile a creare le cosiddette ‘bombe sporche’, costituite in parte proprio da agenti chimici. La bolla di accompagnamento del container radioattivo sequestrato nel porto di Genova,  inoltre, attesta un carico di diverse tonnellate di metalli e rame.

Quello che è sicuro è che lo smaltimento di questo container è molto oneroso: il preventivo sarebbe di 800 mila euro. A chi compete pagarli? Intanto, la popolazione locale si lamenta: il Presidente del Municipio Ponente, Mauro Avvenente ha dato un ultimatum all’autorità portuale per la fine di questo mese per avere una risposta concreta su questa ‘bomba silenziosa’.

E il Consiglio Municipale del Ponente Ligure (la zona, cioè di Prà- Voltri, direttamente interessata dalla presenza del container) ha appena approvato una mozione nell’ultimo consiglio, chiedendo la rimozione immediata del container (solo nel febbraio di quest’anno si è accertata la presenza del cobalto 60 e si è avviata la dovuta messa in sicurezza ma per 7 mesi il container è rimasto ‘scoperto’) e una tecnologia più avanzata nello scanner per il controllo dettagliato delle merci in transito in entrata ed in uscita dal nostro Paese.

Ma quando lascerà il porto di Genova questa vera e propria “bomba” radioattiva? Secondo Trasportoeuropa.it la Prefettura ha dato il mese di Giugno come deadline e ci sarebbero un paio di società italiane candidate alla rimozione e smaltimento.
Staremo a vedere anche stavolta.

 

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