Il costo del non fare nulla per combattere il cambiamento climatico

di Marta del 22 Aprile 2011

Prevenire è meglio che curare: è quanto emerge dal rapporto stilato dall’organizzazione no profit  American Security Project dal titolo ‘Pay now, Pay later’. Il progetto richiama l’attenzione sui costi, che saranno davvero elevati, se non si affronterà seriamente il problema del global warming. Viene analizzata la situazione nei diversi Stati degli USA, ma è un esempio che può benissimo essere esteso anche all’Italia. Accusata negli ultimi tempi di aver trascurato le politiche ambientali, come ad esempio i finanziamenti nel settore delle rinnovabili (vedi il decreto Romani) a vantaggio del nucleare e di altre azioni a forte impatto ambientale (vedi il ponte sullo stretto di Messina).

Il costo del non fare nulla per combattere il cambiamento climatico

Jim Ludes, direttore esecutivo dell’Agenzia ha dichiarato: “Ci preoccupiamo degli alti costi della nostra economia, della sicurezza, della competitività e della salute pubblica. L’industria del legno nel Kentucky, da sola, genera 9,3 miliardi dollari per la sua economia; l’Arkansas impiega migliaia lavoratori. Eppure questi terreni boschivi saranno danneggiati a causa di ecosistemi più aridi, che causeranno incendi molto più intensi e molto più frequenti di prima. Un clima globale più caldo e cambiamenti nelle precipitazioni potrebbero costare all’Arkansas oltre 300 milioni di dollari e centinaia posti di lavoro persi entro il 2035”.

Il problema del surriscaldamento non riguarda soltanto il settore del turismo o dell’agricoltura, anche il settore della difesa americana ha subito forti danni. Basti pensare che nel 1992 l’uragano Andrew distrusse l’Homestead Air Force Base in Florida, al punto che non ha mai più riaperto, e nel 2004 l’uragano Ivan ha spazzò via  la stazione aeronavale di Pensacola. Costi che sono stati tutti caricati sui cittadini e che forse potevano essere evitati se gli USA avessero appoggiato una politica più verde. Lo stesso uragano Katrina che devastò New Orleans nel 2005 è stato collegato da diversi studiosi con le evidenze del global warming.

La scelta, sostanzialmente, è fra pagare adesso e investire in energie rinnovabili e pulite oppure non fare assolutamente nulla e correre il rischio di pagare molto di più nel futuro.

Prendiamo la Florida, ad esempio. Il rapporto suggerisce che nel 2025, a causa del cambiamento climatico, lo Stato potrebbe avere perdite economiche di almeno 27 miliardi di dollari all’anno, con più di 3.100 dollari per famiglia. In più 10,5 milioni di persone che vivono lungo la sua costa potrebbero essere in pericolo a causa dell’innalzamento del livello dei mari. Si stima che quasi un lavoratore su cinque sarà influenzato dal riscaldamento globale. Stime che rischiano di essere addirittura prudenziali rispetto ad altre, che hanno cercato di prendere le misure dell’impatto del surriscaldamento globale a livello mondiale.

Secondo il Congressional Budget Office, una proposta importante di cap-and-trade (il commercio sui crediti per inquinare) costerebbe 22 miliardi di dollari all’anno entro il 2020 per un totale di circa 175 dollari a famiglia. Una cifra che resta comunque piccola se paragonata  al costo di un comportamento non attento: perdite di posti di lavoro, incendi, aumento del prezzo dei generi di prima necessità… Gli investimenti in fonti di energia rinnovabile, secondo quanto riportato dallo studio, comporta non solo meno spesa in termini di macchinari e di importazioni ma crea  anche maggiori opportunità di lavoro. D’altronde Barack Obama aveva basato il suo programma di governo proprio sulla green economy, un modo intelligente per pagare (poco) oggi per avere un ambiente tutelato e non dovere pagare con gli interessi domani, con un ambiente e un clima compromessi .

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Piero Iannelli maggio 4, 2011 @ 7:03 pm

Il progetto richiama l’attenzione sui “costi”.

Sarebbe opportuno evidenziare anche i costi del “FARE” quantificabili in 100 MILIARDI DI DOLLARI all’anno. FONTE:http://www.ansa.it/web/notizie/canali/energiaeambiente/clima/2011/05/02/visualizza_new.html_875474545.html

Inoltre bisognerebbe mostrare come interessi considerevoli animino parecchi soggetti:

SESSANTA MILIARDI DI DOLLARI al “WWF“! Lo leggo dal Telegraph nessuno ne parla?:..emersa però un’agenda nascosta circa la preservazione di questa parte di foresta che consiste nel permettere al WWF ed ai suoi partners di condividere la vendita di crediti di emissione di anidride carbonica per un valore di 60 MILIARDI DI DOLLARI,..

FONTE:http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/christopherbooker/7488629/WWF-hopes-to-find-60-billion-growing-on-trees.html

Non di meno Federparchi ed i parchi rappresentano per LEGAMBIENTE e per i suoi dirigenti la più grande fonte di guadagno (anche P.E.R.S.O.N.A.L.E ) dei prossimi decenni. CENTINAIA DI MILIONI DI EURO ! La parola magica è C.A.R.B.O.N – C.R.E.D.I.T

FONTE:http://youstrong.wordpress.com/

Simpatico: Le 3 Canaglie del Carbon Tax: Soros, Al Gore, Maurice Strong. AL GORE.. potrà trarre vantaggi per la somma di miliardi di dollari ..
FONTE:http://www.mentereale.com/articoli/le-3-canaglie-del-carbon-tax-soros-al-gore-maurice-strong

Chiaro però questo titolo:” IPCC, GLI SPORCHI AFFARI DEL DOTT. PACHAURI”..Questi organismi comprendono le banche, le aziende del petrolio e dell’energia e i fondi di investimento pesantemente coinvolti nel “mercato delle emissioni” e nelle “tecnologie sostenibili” che, messi insieme, costituiscono il mercato più in rapida crescita del mondo, stimato prossimo a valere MIGLIAIA DI MILIARDI di dollari all’anno..

FONTE:http://www.svipop.org/sezioniTematicheArticolo.php?idArt=552

Al riguardo Schmidt, Helmut, in qualità di ex cancelliere del governo tedesco, in un discorso tenuto al Max-Planck-Gesellschaft ha definito alcuni scienziati dell’IPCC “truffatori”, aggiungendo che ritiene sia giunto il momento che una delle loro organizzazioni scientifiche analizzi al microscopio le attività del Panel con approccio critico e realistico e presenti i risultati in modo comprensibile all’opinione pubblica del suo paese.

FONTE: http://www.climatemonitor.it/?p=16316

La “verità” non potrà essere nascosta per sempre..

Cordialmente.

Piero Iannelli

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