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Il fattore “green” alle elezioni amministrative

In un periodo di grandi incertezze e precarietà ed anche in previsione delle elezioni amministrative, oramai in corso, ci si chiede in che modo gli italiani sceglieranno i propri rappresentanti. Gli eletti avranno, per i prossimi 5 anni, il compito di pianificare gli aspetti più importanti della vita pubblica.

Il fattore “green” alle elezioni amministrative

Nella preferenza del primo cittadino e delle giunte comunali diversi sono i fattori in gioco: quanto pesano le promesse elettorali, la paura del futuro, la crisi economica e gli ideali politici quando si tratta del proprio “piccolo orticello”?
Escludendo gli “aficionados” al proprio partito politico, che votano quello e solo quello nonostante tutto, che tipo di risposta ci si può aspettare dagli innumerevoli indecisi, i delusi e i nostalgici?

Sondaggi ed opinionisti non ci aiutano a chiarire le idee. Infatti ogni regione, provincia, comune, piccolo o grande che sia, porta con se problemi che, per quanto possano sembrare simili, in realtà differiscono anche per le caratteristiche intrinseche del territorio.

Gli ultimi anni hanno visto in ascesa in Europa i partiti di Destra e Centrodestra a cui si è aggiunta la confusione e la scarsa incisività in cui versa la Sinistra. Su tutto, anche in Italia, regna però un fattore ben più determinante: la grave crisi economica mondiale.

La paura del futuro ed il senso di precarietà hanno portato gli elettori a cercare certezze, stabilità, forza e così l’ago politico in molte nazioni ha virato verso quei partiti che cavalcano meglio queste sensazioni, al di là dei programmi e delle promesse elettorali.

Ma alle prossime amministrative nazionali altri fattori, alcuni di più lungo periodo altri emersi negli ultimi mesi, sono intervenuti a cambiare il panorama italiano ed internazionale.

Primo fra tutti lo scottante tema del nucleare. Il disastro di Fukushima ha un grosso peso nella questione: il nucleare torna a fare paura, e di fronte agli aspetti positivi dell’energia a basso costo ci si chiede se il conto da pagare non sia decisamente troppo alto.

Per questo motivo si ritiene che, soprattutto in quelle regioni che rischiano di dover ospitare le centrali o i siti di stoccaggio delle scorie, il voto sarà spostato verso i partiti di Sinistra e Centrosinistra, (primo fra tutti l’agguerrito “Sinistra Ecologia Libertà”) che da sempre combattono per confermare il “No al Nucleare” espresso dalla maggioranza degli italiani nel referendum del 8 Novembre 1987.

Non a caso, infatti, il governo mantiene il massimo riserbo sulla relazione di geologi ed esperti con cui è stata stilata la lista dei siti a basso rischio, ossia quei luoghi che rispondono alle caratteristiche fondamentali per accogliere centrali nucleari o scorie radioattive.

L’ansia per questo “problema” è tale che i partiti dell’area di Centrodestra evitano ormai da mesi di parlare di Centrali e continuano il lento boicottaggio del prossimo referendum del 12 e 13 giugno.

Ultima mossa infatti è stata quella di non accorpare la votazione ai ballottaggi del 29 maggio che, come si dice in una nota dell’Italia dei Valori è “una scelta doppiamente inaccettabile perché costerebbe agli italiani oltre 300 milioni di euro e perché, contraddicendo la Costituzione, di fatto ciò non garantirebbe la massima partecipazione alle competizioni elettorali”.

In questo quadro politico di netta opposizione tra Centrodestra e Centrosinistra si insinuano due grandi partiti “cuscinetto” UDC ed Udeur che raccolgono per la maggior parte i voti dei nostalgici della DC e degli indecisi. Per questa ragione gli esponenti principali tendono ad avere un atteggiamento cauto, che non disturbi nessuno, non schierandosi mai apertamente né a favore né contro il Nucleare.

Ad oggi i classici temi “green” come l’energia pulita e le risorse rinnovabili, la valorizzazione del territorio e l’importanza della raccolta differenziata e del riciclo sono spesso visti come fattori secondari mentre è l‘incidente a catturare l’attenzione sull’ambiente, costringendo a farsi domande sul proprio futuro.

Così, mentre il mondo cambia, e nazioni come la Germania risalgono la china della crisi grazie ad un’economia che punta tutto sul “fattore verde” l’Italia chiede, con la voce del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, di rivalutare le misure del pacchetto clima-energia varato dalla commissione europea e, ancora peggio, la privatizzazione dei parchi e delle aree protette che portano al nostro paese un giro d’affari turistico che conta più di 9 miliardi di euro.

Manca poco per scoprire l’esito dei “giochi elettorali” ma nel frattempo si può solo supporre, immaginare, provare a capire quanto e come la sensibilità degli italiani per i problemi che non riguardano solo l’immediato contingente sia stata sollecitata, e quanto invece i problemi del presente facciano ombra sulle coscienze spingendo a votare senza farsi domande, scomode forse ma purtroppo necessarie.

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