Il mercato del biologico nel mondo

di Erika Facciolla del 10 ottobre 2011

Abbiamo visto come in Italia la grande Distribuzione Organizzata si sia accorta delle potenzialità del mercato di prodotti biologici, ma riuscirà a farla da padrona? Noi speriamo di no ma guai a sottovalutare alcune tendenze in atto nei principali mercati mondiali che si riflettono anche da noi.

Il mercato del biologico nel mondo

Facciamo allora un passo indietro e cerchiamo di farci un quadro sintetico delle dinamiche del biologico a livello globale.

Come noto, negli ultimi anni l’industria alimentare ha vissuto una piccola rivoluzione che ha investito tutti i comparti del settore andando a stravolgere, per molti aspetti, gli equilibri di un mercato fino a poco tempo fa dominato dai marchi delle grandi multinazionali. La rivoluzione è “colpa” del biologico!

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Infatti è avvenuta nell’ultimo decennio un’esplosione dei consumi di prodotti bio segnando, di fatto, la nascita di un ricco segmento per il mercato alimentare. Basti pensare che il biologico nel 2009 è il segmento che fa registrare i trend di crescita più alti, con consumi che crescono in media ogni anno del 7-9% e un giro d’affari da 29,3 mld di euro di cui 13,7 mld in Europa e 15,6 mld  solo negli Stati Uniti.

Nel continente europeo il mercato del bio è capitanato dalla Germania (5,8 mld), mentre Inghilterra (2,49 mld) e Francia (2,59 mld) sono a pari merito in seconda posizione ma godono di una continua crescita (Fonte: Biofach 2010).

Restando in proiezione globale, la crescita del biologico ha scatenato una lotta tra distributori sia nel canale della GDO (Grande Distribuzione Organizzata) che nella piccola e media distribuzione specializzata. E’ quest’ultima ad aver abbracciato il ricco mercato del cibo bio sin dgli anni ’90 mentre la GDO tradizionale è entrata nel mercato solo nel 2006, mettendo in assortimento delle proprie linee biologiche.

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Questo “vantaggio temporale” ha permesso alla distribuzione specializzata di acquisire clienti nel tempo e fidelizzarli alla sua offerta, comunque ampia, e al suo servizio più personalizzato.

Con la crescita del mercato anche i grandi marchi e le multinazionali dell’alimentare hanno messo gli occhi sul biologico, aggiungendo i prodotti bio alla loro gamma, perché hanno compreso che la partecipazione al mercato del biologico non è più solo una scelta di fondo legata all’impostazione e alla filosofia dell’azienda ma è diventata parte integrante della strategia standard volta a coprire tutto l’assortimento dei prodotti.

Ed è tra distributori che la lotta si fa ancora più agguerrita. Da una parte, gli “specialisti” come Whole Food Market che negli USA è la più grande catena di supermercati di organic food, cioè cibo di origine biologica. Dall’altra troviamo i “generalisti” come Wal-Mart (il più grande distributore americano con prezzi imbattibili) o come l’inglese Tesco.

La sfida interessa sia i piccoli marchi specializzati che i produttori indipendenti e le catene distributive (con i cosiddetti prodotti a marchio del supermercato, i private label). Qualsiasi sia la prospettiva, è facile rendersi conto che quello del bio è un business miliardario nel quale tutti gli attori coinvolti cercano di entrare con un ruolo da protagonisti.

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