Il ritorno del picco del petrolio: il caso dell’Egitto

di Manlio del 4 Marzo 2011

Sul picco del petrolio a livello globale abbiamo più volte discusso in passato. Difficile dire se e quando sia avvenuto (non dimentichiamo che a volte i principali paesi produttori come l’Arabia Saudita barano sulle riserve) ed ancora più difficile capire che impatto è destinato ad avere a livello globale: se la fine della civiltà degli idrocarburi sia destinata a portare ad uno scenario di esodi e carestie bibliche nel terzo mondo e di una drastica ridimensione dello stile di vita in Occidente oppure ad una transizione soft verso un nuovo paradigma energetico, dipenderà essenzialmente dalla nostra capacità di trovare un modello di sviluppo virtuoso e alternative energetiche sostenibili sotto diversi profili.

Il ritorno del picco del petrolio: il caso dell’Egitto

Le analisi del picco del petrolio possono però essere fatte più agevolmente a livello paese, laddove esistano dati statistici più affidabili.
E’ il caso dell’Egitto, le cui recenti vicende socio-politihe offrono una chiave di lettura interessante su quali possano essere le conseguenze del picco del petrolio a livello paese.

In Egitto il picco del petrolio è avvenuto già nel 1996, come si vede nel grafico sotto di EIA:

I consumi non sono però diminuiti, anche per effetto di una pressione demografica (popolazione passata da 30 a 80 milioni in mezzo secolo) e di un fenomeno di migrazione urbana inarrestabile in atto e l’Egitto è diventato importatore netto di petrolio negli ultimi anni come risultato delle dinamiche sopra.

Accanto a questo un’altra dinamica, altrettanto importante: l’Egitto, che era autosufficiente dal punto di vista alimentare fino al 1980, da allora ha cominciato a diventare importatore di derrate alimentari, finanziate con il debito e i proventi dall’export di petrolio.
Quando quest’ultimo è venuto ad esaurirsi, per l’Egitto è stato un problema epocale.

Su come l’Egitto sia diventato importatore netto di derrate alimentari ci sarebbe da scrivere un libro, ma per farla breve basti sapere fondamentalmente che, mentre le bocche da sfamare si moltiplicavano l’output agricolo rimaneva stabile o quasi, per un’inefficiente allocazione dei sussidi statali, che andavano in gran parte (sorpresa, sopresa) … all’industria del petrolio!

I sussidi all’industria del petrolio sono diventati addirittura una voce con peso sul budget statale maggiore anche dell’investimento in infrastrutture.
L’aumento del debito pubblico, le pressioni sul prezzo dei beni di prima necessità che hanno pesato su una popolazione che per il 30% vive sotto la soglia della povertà e la mancanza di una valvola di sfogo in presenza di regime spesso repressivo, che si è trovato impreparato, senza margine per gestire un’emergenza sociale, sono un’immagine molto chiara di quanto successo in Egitto. Una spirale mortale che è implosa lo scorso mese.

Non solo, è abbastanza indicativo di quale possa essere il destino dei paesi produttori di petrolio che non riconoscano la realtà e le conseguenze del picco del petrolio e non mettono in atto misure strutturali di politica economica per fare fronte al fenomeno.

Un brutto film che, temiamo, non si esaurirà con la concessione di maggiori libertà politiche e che rischia di ripetersi in diversi altri paesi del mondo.

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