In Francia si studia come ricavare compost, energia e plastica dai pannolini usati dei bambini

di Luca Scialò del 9 Luglio 2011

La Francia è uno dei pochi Paesi europei in cui la procreazione si mantiene ancora su livelli accettabili. Ciò ovviamente comporta anche il problema dei pannolini. Si calcola infatti che un bambino utilizza ben 6mila pannolini nei primi due anni di vita. Dunque – visto che la stragrande maggioranza delle famiglie non usa pannolini lavabili ecologici – è necessario fare in modo che essi possano essere riciclati.

In Francia si studia come ricavare compost, energia e plastica dai pannolini usati dei bambini

A raccogliere la sfida, tra le altre, anche la Suez Environnement, che punta a trasformare i pannolini in plastica e compost. “In Francia più di un milione di tonnellate di pannolini si trovano quotidianamente nei nostri bidoni, per i quali non c’è soluzione di riciclaggio“, afferma Laurent Galtier, Direttore di “Nappy Happy”. Per produrli occorrono 5,6 milioni di alberi e 476.000 tonnellate di petrolio, stando alle stime dell’ADEME (Agenzia per l’ambiente e la gestione dell’energia). E dopo il loro utilizzo, finiscono sepolti in discariche o inceneritori

Non tutto il pannolino, ovviamente, può essere riciclato. Una parte, i cosiddetti polimeri superassorbenti, compongono il 10-20% del pannolino e non sono riciclabili; dunque sono “rifiuti finali”.
La parte in plastica, che rappresenta invece il suo 50%, potrebbe essere riutilizzata dall’industria.
La parte in cellulosa, pari al 35%, è quella che va in contatto con le feci del bambino, e potrebbe essere trasformata in metano. Idem per le feci e le urine del bambino direttamente assorbite dal fango dopo il drenaggio. Resta il residuo del biogas, che potrebbe essere usato come concime nei campi.

Ancora in fase sperimentale, non vi è alcuna indicazione se questo sistema sarà economicamente sostenibile. Nella migliore delle ipotesi, comunque, non ci sarà “nessun processo industriale prima del 2013“, afferma Galtier. Ma già il fatto che un’ipotesi del genere sia al vaglio dei ricercatori, è già di per sé una buona notizia.

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