In Gran Bretagna si testa la casa anfibia che rimane a galla con le alluvioni

di Claudia Raganà del 14 marzo 2013

Sempre più spesso, purtroppo, l’Europa è funestata dalle inondazioni e dai loro disastrosi effetti sull’ambiente e sull’uomo. Senza soffermarci sulle cause scatenanti, che sono spesso il risultato di una scriteriata edificazione urbana e rurale (come l’abbattimento di foreste sui pendii, naturale barriera contenitiva alle frane o la costruzione a ridosso dei letti dei fiumi o nelle loro vie di fuga), molti paesi stanno studiando come contrastare gli effetti devastanti delle maree di acqua e fango.

In Gran Bretagna, dove il tasso di piovosità è notoriamente elevato, l’Agenzia Ambientale si sta interessando ad una tecnologia abitativa, che sia in grado di “abbracciare” e sostenere una inondazione, piuttosto che contrastarla. La prima “casa anfibia”, un progetto ambizioso, è stata realizzata sulle rive del Tamigi ed ha la particolarità di sollevarsi con il crescere dei livelli del fiume.

Questo non è il primo tentativo di realizzare una casa anfibia, come testimoniano numerose costruzioni realizzate in Canada, Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi, Sud-Est Asiatico e America Latina. In Asia e Sudamerica, in particolare, le case sono costruite su palafitta per resistere alle inondazioni causate dalle piogge monsoniche.

Una simile attenzione verso nuove tecnologie edili sta a significare come il clima sia drasticamente cambiato negli ultimi anni, al punto che calamità come piogge torrenziali e inondazioni, diventano sempre più comuni in molti paesi del mondo che non avevano mai avuto a che fare con queste problematiche e, di conseguenza, necessitano di misure di sicurezza.

Punto di riferimento europeo nella costruzione di abitazioni resistenti, sono senza dubbio i Paesi Bassi: un’area territoriale quasi interamente sotto il livello del mare, che vanta le più efficienti tecnologie atte a contrastare le alluvioni. Qui sono già state testate unità abitative in grado di resistere e galleggiare in caso di alluvioni.

FOCUS: la houseboat eco-sostenibile

Partendo proprio dall’esempio olandese, è stato costruito il prototipo britannico.
La costruzione è ancorata al terreno tramite quattro pilastri verticali, impiantati a terra. E’ alloggiata, con le fondamenta in parte interrate, su una lastra di cemento, in una specie di bacino circoscritto da mura perimetrali. Se arriva una piena, l’acqua viene deviata nel bacino ed inizia a riempire il “fossato”, nonchè gli ambienti inferiori della costruzione (stanze in legno e cemento), che rendono la casa una specie di pontone, in grado di galleggiare.

L’ancoraggio ai quattro pilastri, consente alla casa dei movimenti verticali, ma non laterali, impedendo così all’acqua di trascinarla via. Passata la piena, la casa torna alla posizione originale, adagiata sulla base in cemento, senza alcun danno per persone o cose.
Ancora si sta testando la reale efficacia della costruzione e la sua capacità di galleggiare senza andare alla deriva o peggio, affondare, ma la tecnologia si sta muovendo sui giusti binari per limitare sempre più le perdite ambientali e umane.

Un rendering della casa galleggiante

Un rendering della casa anfibia

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