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In Sardegna le Oasi e i comitati della biodiversità

L’industria agroalimentare ha fatto scomparire molte specie di fagiolini, patate, cipolle, mele, fave. Semi e saperi dispersi ma che un gruppo sempre maggiore di contadini vuole salvare dall’estinzione. Succede in Sardegna dove negli ultimi anni sono nati numerosi comitati per la biodiversità che sono andati alla ricerca degli ultimi esemplari di alcune specialità per catalogarle e promuovere la loro coltivazione. Fino a creare le Oasi della biodiversità dove, come una banca del seme, far crescere queste specialità e conservarle per le generazioni future.  Naturalmente l’attivismo di questi volontari è stato possibile grazie ai tecnici di Laore, l’ente della Regione Sardegna che li ha stimolati  e aiutati.

In Sardegna le Oasi e i comitati della biodiversità

I comitati sono attivi in tanti piccoli paesini e oltre a girare armati, per le campagne, di macchine fotografiche e quaderni per censire le specie a rischio le piantono e poi le distribuiscono a chi, per esempio, vuol coltivare il fagiolino Iscrittu o quello Heratzu che non si trovano più in commercio. Ma le varietà sono tante e comprendono decine di varietà di pere, di ciliegio, di uva, di olive. Ma anche alcune specie animali a rischio come la Trota macrostigma (vedi foto sotto), o il cane fonnese (introdotto nell’isola dai romani durante la conquista della Sardegna).

Le oasi sono state create in tre piccoli paesini dell’entroterra: Fonni, Gavoi, Ovodda e se ne occupano i volontari che grazie ad un finanziamento europeo hanno recintato il terreno e acquistato tutte le attrezzature necessarie.

Il catalogo bio è la pubblicazione dei comitati per la bio diversità che raccoglie foto, testi e schede che raccolgono notizie botaniche, sui metodi di coltivazione e sull’uso tradizionale di queste specialità. Infine nell’ultima parte sono presenti alcune ricette della bio diversità. Per prepararle si usano questi prodotti che anche alcuni agriturismi e ristoranti tipici stanno riproponendo nelle loro tavole. A partire dal pane con il cavolo (varietà non industriale) fino al “Martinete”, gustosa  minestra con patate di Fonni (rigorosamente), cipolle, pomodori freschi, ricotta salata ed affumicata.


Un contributo importante per la riscoperta storica degli ortaggi e della frutta in via di estinzione è stata data dagli anziani che non si sono dimenticati della grande varietà naturale.  In una delle foto che alleghiamo qui sotto si vedono due donne sarde, in costume tradizionale, che mostrano un premio ricevuto per il loro impegno.

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